13 agosto 2017

Un Samsung Galaxy val bene un Kim

Torno ai miei lettori con un breve (almeno nelle mie intenzioni) post di aggiornamento sulla situazione NordCoreana.
Qualche settimana fa la Corea del Nord ha lanciato il suo primo ICBM, il Hwasong-14.
ICBM sta per Intercontinental Balistic Missile.
E', in soldoni, un missile a lungo raggio il cui scopo è trasportare un'arma nucleare.
E, seppur con tutti i dubbi del caso, pare che i Nord Coreani siano arrivati ad implementare la necessaria miniaturizzazione.
Che non è roba particolarmente complicata, serve solo un po' di esperienza, dopotutto è una tecnologia degli anni '60.
A quanto pare, Kim ha fra le mani un aggeggio in grado di minacciare almeno l'Alaska il che implica che, entro pochi anni sarà in grado di minacciare gli USA interi.
Non è questo il punto.
Il regime Nordcoreano ha un unico obiettivo.
La propria sopravvivenza.
Non la 'liberazione' dei poveri sudcoreani vittime dell'imperialismo nè tanto meno l'incenerimento della nazione imperialista per antonomasia: gli USA.
No, la dinastia Kim  vuole solo tirare a campare, possibilmente per sempre.
Non è suo interesse che si spari sul serio da quelle parti.
Quindi, tra Kim che minaccia orrori atomici da visi sempre sorridenti e Trump che invoca bellicosa retoricità chi la spunterà?
Ma, cari, ovviamente i dollari.
In pratica, non succederà proprio niente.
Se avete pazienza leggetevi questo post del New York Times di cui condivido pienamente l'analisi (anche se tenderei a diminuire leggermente l'efficacia della potenza di fuoco Nordcoreana motivando la mia bassa stima con l'esperienza storica della generale scarsa efficacia di armate da parata alla '8 miloni di baionette').
Anche questo articolo è estremamente efficace nel descrivere la probabile realtà.
Gli USA hanno le mani legate.
Non si può pensare di trattare la Corea del Nord come l'Iraq di Saddam: la Corea del Sud sarebbe mezza distrutta anche nelle migliore delle ipotesi e la Cina non permetterebbe mai la caduta del suo stato cuscinetto.
A meno che...
Devo sottolineare un fatto tecnico ma di importanza cruciale: durante la Guerra Fredda URSS CINA USA ecc erano stati razionali e ci vuol poco (se si ha voglia di studiare, ovviamente) a rendersi conto che i loro arsenali e i loro schieramenti (per tacere delle rispettive dottrine operative) erano esclusivamente difensive e di deterrenza. La Corea del Nord, fatevene una ragione, sta dispiegando una dottrina operativa e fa esercitazioni mirate al First Strike.
Il suo arsenale nucleare non è di deterrenza e la dottrina risultante dai test di lancio da sottomarino e l'imminente 'test Guam' di lancio multiplo ne sono la prova.
Qui una precisa analisi del caso.
E cosa potrebbero fare gli USA?
Nulla.
Non si può fare niente.
I Coreani del Nord hanno già missili con testate nucleari.
Hanno un sacco di artiglieria in grado di spianare interi quartieri di Seoul.
Possono colpire il Giappone.
Duramente.
Non c'è modo per gli USA di distruggere tutte le armi nucleari Nordcoreane e nemmeno di distruggere l'artiglieria in tempo utile per evitare che Seoul somigli ad Aleppo.
La crisi Coreana è gravissima anche per le sue conseguenza di secondo livello: che cosa succederà quando anche gli altri stati dell'Asia si arrendereanno alla proliferazione? Il Giappone accantona da anni materiale fissile, ad esempio. La Corea del Nord si è abilmente infilata tra le maglie della debolezza degli USA di Obama (ricordiamoci anche i milioni di vittime del suo 'capolavoro' siriano) e sarà molto difficile far rientrare il genio nella bottiglia. Il regime nordcoreano ha tutt'ora attivi gulag e campi di sterminio e non sarà politicamente possibile effettuare un first strike stile Iraq per le ragioni di cui sopra. La minaccia di un test missilistico plurimo verso le acque di Guam, (CVD: la dottrina del First Strike Nordcoreano) poi, potrebbe fungere da casus belli ma la Corea del Sud è troppo esposta e ha già ingoiato l'affondamento di una sua nave ad opera di un sottomarino nordcoreano senza reagire.
In caso di First Strike NordCoreano anche solo convenzionale, però, la Cina potrebbe defilarsi e una volta messo in conto di perdere le vite di migliaia di civili sudcoreani e qualche centinaio di Giapponesi la Corea del Nord avrebbe i giorni contati.
Ovviamente, in caso di First Strike Nordcoreano Nucleare si aprono scenari orrorifici su cui non intendo indugiare.
Quindi?
Quindi business as usual: ignoriamo che quando il faccione sorridente del Kim compare in TV dietro c'è la sofferenza, lacrime e sangue che il popolo della Corea del Nord paga per i nostri telefonini da due soldi.
Insomma, invece di stare appresso a gente del genere suggerisco vivamente di iniziare ad interessarsi al riscaldamento globale.




Oh, poi se siete tra quelli che non trovano troppo male l'idea di un breve inverno nucleare per rimettere a posto tante cose io non posso aiutarvi, vi serve l'esorcista e la psichiatria.
La Crisi Nordcoreana è la classica dimostrazione di come le vie dell'inferno siano lastricate di buone intenzioni. L'appeasement si è spinto troppo oltre ed ora non c'è nient'altro da fare che sopportare Kim e il sangue grondante dal suo regime. NordCoreano e SudCoreano, tanto per cominciare.

18 luglio 2017

Il Consiglio Generale AGESCI 2017 e la Rottamazione del Caposestiglia

Questo è il classico caso in cui ci si deve fidare.
All'ultimo Consiglio Generale AGESCi è stato deciso di abolire le strisce gialle di Caposestiglia e Vice-CapoSestiglia.
Ecco il testo della proposta di modifica approvata:

"È emersa la necessità di valutare l’eliminazione dei distintivi identificativi i capi e vice sestiglia nelle coccinelle e nei lupetti.
La questione è stata affrontata dal punto di vista metodologico dagli Incaricati nazionali, dalla Pattuglia nazionale e dagli Incaricati regionali di Branca L/C.
In particolare è stata considerata l’accessorietà della struttura della sestiglia rispetto a quella della comunità di cerchio e branco anche a seguito delle modifiche del Regolamento metodologico del 2015.
Le sestiglie rimangono strutture importanti, ma non fondamentali e possono essere considerate anche flessibili e dinamiche nel corso dell’anno.
Il principale e più incisivo strumento per la cura dei grandi di cerchio e branco rimane il consiglio degli anziani, oggetto di rilettura proprio in questo periodo.
Attualmente non esiste alcun riferimento a tali distintivi all’interno del Regolamento metodologico, mentre sono citati solo nel Regolamento AGESCI all’art. 75, lettera A4 che, trattando di uniformi, ne prevede l’esistenza senza però descriverli nella forma. 
Si propone quindi una modifica del Regolamento AGESCI con abrogazione dell’art. 75, lettera A4."


Prima di proseguire una piccola nota tecnica per chi non ha dimestichezza con la branca L/C.
Le Sestiglie non vanno pensate come plotoni di fanteria e nemmeno come le squadriglie della branca E/G.
Il bambino investito del ruolo di Capo Sestiglia non ha una responsabilità pratica (come invece gli capiterà 4 anni più tardi negli E/G).
Sono più strumenti di gestione logistica che altro per i giochi, i pasti, gli spostamenti.
In Agesci, poi, la responsabilità è di chi se la sa prendere.
Quindi, se sei il musicista/atleta/attore/cuoco/infermiere ecc più figo del momento bravo, siam contenti, ma non è solo per questo che sarai Capo Squadriglia.
A parte che si cerca di far provare l'esperienza di resposnsabilità al maggior numero possibile di ragazzi, si deve dare la priorità alla capacità di cura verso i più piccoli.
Quindi, per quanto riguarda le sestiglie, la comprovata capacità di prestare attenzione ai più piccoli è senz'altro requisito fondamentale per la scelta del relativo capo.
Ergo, le strisce di Capo e Vice non significano "Sei il più bravo o quello che si impegna di più" ma "hai dimostrato di voler bene e di saper fare del tuo meglio verso i più piccoli".
Per la file di medaglie alla Qui Quo Qua ci sono le specialità e il famigerato nuovo sentiero LC.
Torniamo a noi.
Sono molto dubbioso su questo provvedimento che ne segue molti altri a cui ho dato fiducia pur non concordando. Per esempio, l'iter di formazione, ma anche, restando nel tecnico, la nuova Progressione Personale in branca L/C che non mi pare proprio funzionare nè secondo lettera nè secondo spirito. Il Cambiamento, l'innovazione, la frontiera, in AGESCI ci vedono giustamente all'avanguardia: abbiamo introdotto la Diarchia e la Coeducazione negli anni '70 e ci sono anche segnali di slancio verso il superamento delle residue discriminazioni sessuali. 
Lo scoutismo è dinamico ma in un processo di idea azione concrete. 
Possiamo e dobbiamo cambiare se è il caso.
Ma cosa c'era di sbagliato in quei distintivi?
Che danno producevano nei bambini che li ricevevano pubblicamente?
Se mantengo, per l'ennesima volta, la fiducia  in questo provvedimento, al momento piuttosto oscuro nell'intenzionalità educativa, alle Coccinelle che dico: 
"Carissima, è passata la mozione 16.2017: niente più strisce?"
Alle bambine interessano poco i ragionamenti degli adulti: hanno i loro sogni e il loro universo che mal si sposa con le argomentazioni del documento.
Io/(Babbo Scoiattolo/Arcanda/Mi/Shibà) ho il problema di una azione educativa verso delle bambine che si aspettano le strisce di capo/vice in quel di ottobre 2017.
Ovviamente, vale anche il viceversa: se iniziamo a farci ognuno il 'nostro' scoutismo  poi dove si va a finire?
Se l'Agesci introduce delle novità decise dalla Democrazia Associativa (e non) come modifiche a uniforme o sentiero (il passaggio delle tappe EG da 4 a 3? Il nuovo sentiero L/C che sa tanto di #buonascuola? Gli atti del convegno sull'Omosessualità farciti di luoghi comuni?) Io posso dissentire, anche pubblicamente, ma, poi mi adeguo e cerco di svolgere il mio Servizi al meglio anche se non concordo con la forma dello strumento.
Tuttavia, anche accettando la deresponsabilizzazione e la sensazione di inefficacia, appiattimento generale e burocratizzazione nei nuovi sentieri L/C ed E/G, non mi sento di lasciar correre così su questo provvedimento che cancella i distintivi tanto ambiti dalle bambine come riconoscimento pubblico di un impegno altruistico verso le più piccole.
E' vero che B.P. non dice nulla a riguardo nel manuale dei lupetti, è vero che "abbiamo sempre fatto così" è una frase letale, ma questo genere di cambiamenti così impattanti devono avere comprovati validi motivi.
Adeguarsi al regolamento è sbagliato, non adeguarsi è sbagliato lo stesso.
Qui, secondo me, il singolo non può prendere da solo una decisione.
E vien fuori la forza dello scoutismo in cui le persone si sorreggono a vicenda anche quando non concordano.
Forse non sono sufficientemente formato per apprezzare i benefici di questa novità.
Di sicuro, qualunque cosa succederà durante la cerimonia di nomina dei Capi Sestiglia, quest'autunno, non solo sarà comunque il frutto di un attento processo di valutazione dell'impatto educativo ed emotivo sui bambini, ma sarà frutto di una decisione collegiale.
Resta il mistero di questa 'necessità' di cui non si trova facilmente traccia nel sito agesci (se qualcuno mi sapesse indicare un link glie ne sarei grato):
chi ha sollevato la questione dell'abolizione?
Che esperienze sono state portate per giustificarla?
Dove se ne è discusso?
Dove sono i relativi resoconti?
Soprattutto: l' intenzionalità educativa di questa azione?






11 luglio 2017

Ciao, Pina

La mia prima, vera, discussione Geopolitica l'ho avuta con te all'alba della mattanza Yugoslava.
Ce ne sono state tante altre in quella casa, porto sicuro.
Il mio piccolo omaggio, unito al pensiero per chi lasci ma anche per chi hai ritrovato lassù, è legato a quella conversazione in cui mi hai mostrato un livello intermedio tra i libri di storia ed i telegiornali.
Quello della Complessità.
Buona Strada, Pina, Vera Donna della Partenza, ben tornata a Casa.



13 giugno 2017

3 anni di bike to work e... La Turbinosa Mk3

Questa settimana completo il mio terzo anno di bike to work.
Sono circa centro km al mese di pedalate (runtastic alla mano) .
Per tre anni.
Ci tengo a questo piccolo appuntamento annuale con i mei lettori perchè, dal mio punto di vista, andare a lavorare in bicicletta rappresenta, anche se solo parzialmente, un Servizio Pubblico.
Significa progresso, nel senso scientifico del termine.
Ed un favore agli automobilisti: il mio andare in bici rappresenta un parcheggio in più ed un'auto in meno in coda davanti a loro.
E poichè la loro velocità media è inferiore alla mia sono anche costretto a tollerare il loro intralcio, ma lo faccio con spirito di solidarietà.
Certo, sono anche egoista: risparmio un botto e tengo la panza sotto controllo e posso rilassarmi invece che innervosirmi.
Sono ripetitivo, ma i fondamenti matematici e scientifici della mobilità individuale moderna sembrano repellenti alla maggioranza degli italiani esattamente come i vaccini lo sono per la gigantesca minoranza dei novax.
E temo che la faccenda dovrà essere risolta allo stesso modo.
La novità di quest'anno è un regalo di mia Zia, una nuova bicicletta che si va ad affiancare alla Turbinosa Mk2.
La Turbinosa originale andrà in dono ad una mia amica, a breve.
Ho scelto una bici con telaio da donna, cambio e dinamo al mozzo specificatamente pensata per il bike to work, piena di lucette per farmi vedere, pensata apposta per poter scendere e risalire di sella velocemente e frequentemente sugli accidentati percorsi che mi tocca fare ogni mattina.
Ah, tra gli accessori indispensabili ho inserito le borse da applicarsi ai lati della ruota posteriore: sono comodissime per trasportare un robusto antifurto, equipaggiamento antipioggia e attrezzi di prima necessità: molto meglio che portarli in zaino!
Quindi: benvenuta Turbinosa Mk3!
Ma cosa ho imparato in questi tre anni?
Ad equipaggirami, non solo per la pioggia, il vento, le forature (consiglio a tutti di sacrificare un po' di prestazioni in cambio di copertoni e camere d'aria antiforatura) e... gli automobilisti.
A parte il casco (non lo uso sempre: quando vado in centro è praticamente tutta ciclabile) ho una piccola go pro tarocca che, con rammarico, devo dire funziona piuttosto bene come incentivo per gli automobilisti a rispettare un minimo di regole.
Non sempre eh:


Ecco un esempio di attraversamento ciclabile (l'equivalente delle strisce pedonali) su cui il ciclista ha la precedenza e gli automobilisti hanno l'obbligo di fermarsi.
E' piuttosto raro che gli automobilisti rispettino i passaggi ciclabili, quindi si deve essere molto prudenti, tanto che spesso sono costretto a farli a piedi.
Ah, nel caso ve lo domandaste, sulle normali strisce pedonali si può attraversare in bici ma dando la precedenza a pedoni ed automobilisti.
In genere, ai rari passaggi pedonali, scendo e vado a piedi eccetto quando la strada è deserta.
Ed ecco cosa vuol dire voler andare sulle ciclabili, anche nella civile e moderna Bologna:



Quindi, se permettete, io scelgo sempre i percorsi più sicuri nel mio tragitto bike to work senza mettere in pericolo il prossimo. 
E facciamo così: io mi tengo le mia pagliuzze di sopravvivenza, per gli haters: vedete di toglervi le vostre travi omicide.
C'è molto da fare ancora.

12 giugno 2017

Ingegneri che vorrebbero fare gli ingegneri ma soffrono di Materite

Ieri, immagino per pura coincidenza, un paio di amici hanno avuto un attacco di Materite.
E' un a bella domenica di fine primavera, le ferie si avvicinano, ma, anche se sei un giovane dotato di talenti brillanti tra cui capacità di analisi per cui sei anche lautamente stipendiato (o prendi tanti 30 e lode), la Materite è implacabile.
Voglio collegare questi piccoli, insignificanti, episodi, ad alcuni segnali di limitata inversione di tendenza (segnalo questo simpatico anche se parziale post e questa noticina in cronaca) nel mercato del lavoro delle professioni tecniche.
Intendiamoci subito: in Italia essere ingegneri non implica la sicurezza del lavoro, quindi mi riferisco ad alcune nicchie molto specializzate della Professione.
A quanto pare anche in Italia certi settori lavorativi languono manodopera, fondamentalmente perchè le imprese del settore non intendono pagare oltre un certo salario (da fame) per la prestazione lavorativa e... Sorpresa: nessuno vuol fare quei lavori.
Dagli stagionali in riviera ai tecnici IT nelle PMI Emiliane, per esempio.
Si sta verificando (lo ribadisco, sempre limitatamente a settori lavorativi ben specifici) una vera e propria inversione di tendenza: "Mi offri una paga e condizioni lavorative fuori mercato? Tieniteli!"
In questo clima di simbolica rivincita la Materite ha fatto passare malinconici momenti ai miei amici.
Torniamo a loro.
E al loro sentimento di Solitudine e Frustrazione, così, in due parole.
Poitrei anche chiuderla qua, ma io sono logorroico e poi ai miei amici gli potrò dare un po' di soddisfazione, no?
Tornare a vivere a Matera è un sogno per molti ma si deve guardare in faccia alla realtà.
La Città è sbilanciata, ormai irrimediabilmente per molti lustri, sul turismo di massa mordi e fuggi.
Anche a trasferirci una impresa tecnica profittevole si troverebbe a pagare un botto di tasse sui rifiuti lasciati dai turisti (coi profitti intascati da albergatori & affini, of course)
Ma questa è una cattiveria gratuita.
Di fatto, non c'è praticamente mercato per le professioni tecniche, al di là del minimo richiesto all'industria del turismo di massa mordi e fuggi.
Quindi, per sviluppatori, ingegneri, fisici, tecnici, matematici, macchinisti, fuochisti & affini, non c'è trippa per gatti.
Questo ognuno lo sa.
Però la materite è implacabile e si vorrebbe tornare lo stesso.
Ecco, non è solo una faccenda di 'cosa fare'.
Consoco laureati in materie scientifiche di prim'ordine che hanno saputo trasformare un proprio talento per arte ed artigianato in un lavoro vero, concreto, ma sempre inquadrato nell'ambito del turismo.
Ma è soprattutto una questione di prospettiva.
Cosa vuol dire vivere a Matera con un reddito inferiore al valore del tuo lavoro (e di gran lunga)?
Cosa vuol dire adattarsi ad una città dal traffico caoticamente irrazionale dopo aver vissuto in posti dove addirittura si può andare a lavorare in bicicletta?

Ma, forse, il punto non è nemmeno solo nelle differenze materiali egoistiche.
Cari ragazzi che vorreste tornare a Matera, disposti anche ad adattarvi alle condizioni economiche locali, che ne dite dei vostri figli?
Pensate alle opportunità che l'economia semiparassitaria del secolo scorso vi ha fornito: credete che con il reddito probabile che avreste a Matera potrete mandare i vostri figli all'Università al Nord?
Se siete al Nord o (meglio) oltralpe un motivo ci sarà.
E lasciate perdere le cause, le responsabilità, la questione meridionale, i Sassi, l'Unesco e la Capitale Europea.
Oggi non parliamo di Politica, ma di felicità o, più esattamente, quella forma di felicità somma algebrica tra lavoro, qualità della vita, solitudine e nostalgia.
Vi lascio una pulce nell'orecchio:
lo scorso week end a Bologna si è svolto il G7 sull'ambiente e ci sono state le debite contestazioni.
Quando, poche settimane fa, gli equivalenti personaggi del G7 finanziario hanno sfilato per Matera, sono stati, invece, applauditi.
Io credo che non siano necessari altri esempi per ricordarvi la concretezza della realtà a cui anelate ritornare.

Insomma, la frustrazione di avere talento e capacità sfruttabili solo in esilio è maggiore o minore di quella di vivere castrati e con le ali tarpate a casa propria?
Personalmente, devo ammettere di rifare i calcoli fin troppo spesso man mano che le vicessitudini buone e cattive della Vita si fanno avanti.
Fino ad un paio di anni fa per tornare avrei anche accettato una decurtazione del 20-30% del reddito. Oggi penso che per tornare vorrei una sostanziosa fidejussione bancaria ed un reddito almeno del 50% superiore a quello bolognese. 
Come indennità di rischio.
Alla fine, c'è da scegliere tra un dolore ed un altro.
L'importante, secondo me, è scegliere quello che non ti avvelena, quello che ti mantiene vivo, quello che ti lascia la Speranza.
E non è molto difficile calcolare il proprio.

8 giugno 2017

Messaggio in una bottiglia

Non credo che saranno molti i destinatari di queste parole che capiteranno su queste pagine e leggeranno queste righe.
Ma anche se solo fosse una sola persona spero di potergli essere di aiuto.
Mi rivolgo a tutti i ragazzi e le ragazze dell'Agesci (e di altre associazioni scout cattoliche) in qualsivoglia modo turbate da incaute dichiarazioni pubbliche che potrebbero essere interpretate come segni di discriminazione sessuale e chiusura nei loro confronti.
Non vi spaventate, non perdete fiducia nello scoutismo, andate oltre e soprattutto andate oltre questi pur dolorosi incidenti con serenità perchè questo cammino è fatto sicuramente assieme a qualcun altro, in Cielo e in Terra.
Ho già affrontato varie volte l'argomento, potete trovare qui i miei vecchi post a riguardo e molto francamente, come voi, non ne posso più.
Quindi, perchè ritornarci su?
Credo di avere un compito più urgente.
Se  almeno il 2,5 % della popolazione si dichiara omosessuale secondo i dati Istat (che, però,  sottolinea che 'solo' il 77% della popolazione si dichiara eterosessuale: e il 20% riestante?) è ovvio che nei nostri Reparti e soprattutto nei nostri Clan vi sia una naturale e consistente percentuale di ragazze e ragazzi omosessuali.
Non siete soli.
Non siete abbandonati da chi vi ha visto crescere dalla Promessa magari fino ad una imminente Partenza.
Non vi mentirò: non è che tra i Capi troverete sempre un sostegno unanime.
Ma almeno un Capo che non considererà come rilevante un differente orientamento sessuale, lo troverete.
Qualcuno che vi accolga non come ragazzi omosessuali, appunto, da 'accogliere' con 'simpatia e commiserazione' ma come tutti gli altri ragazzi, ci sarà sempre.
Ma non abbiate paura se sui media ogni tanto qualcuno si lascia andare a spargere parole farisee.
Quelle parole sono solo sue.
E a pronunciarle sul web possono anche essere in tanti, ma non saranno mai abbastanza.
Fidatevi, invece, dei gesti di molti altri che non si mettono i calzoncini corti fino ed oltre i sessant'anni per far male a nessuno di voi, giudicare nessuno di voi, ma solo amarvi tutti.
E, credetemi, è faticoso amarvi tutti.
E nessuno ha voglia di sprecare la propria fatica ripudiando i frutti del proprio amore.
Quindi, anche se solo puntaste sull'egoismo, sareste certi di camminare assieme a quasi tutti i vostri fratelli.
Ognuno di noi è prezioso agli occhi del Signore che ci ha dimostrato quanto ci faccia bene porgere l'altra guancia.
E voi porgetela a chi vi cataloga, giudica, pesa, scarta.
Le sentenze di scarto, però, non portatele da soli dentro il cuore.
Condividetele lungo la Strada, i vostri Capi saranno ben lieti di portarne con voi il peso come una croce al merito.
Non siate nè tristi nè angustiati e abbiate comunque una parola ed una preghiera per chi vi teme e spreca la sua vita nella paura inseguendo una realtà superata più che dal progresso dal semplie e banale Amore.
Questa meravigliosa avventura nell'avventura, lo Scoutismo, è per tutti voi, fino all'ultimo sorso.
Un po' di amarezza ne fa parte, ma tutto il resto è ebrezza di gioia e fratellanza, tra noi e in Cristo.
E siete tutti invitati, fino all'ultimo respiro e non un minuto prima.
Quindi, perchè vi siete fermati a leggere e a piangere su sciocchezze?
Andiamo avanti.


4 giugno 2017

Allegro ma non troppo:la scienza dietro i novax e gli odiatori delle biciclette

Carlo Cipolla, un grande storico  italiano del XX secolo, scrisse negli anni '70 un illuminante libello dal definitivo titolo "The Basic Laws of Human Stupidity".
Vi rimando a wikipedia per i dettagli e suggerisco la divertente e rapida lettura di quelle preziose pagine.
Centrale, nella sua teoria, è l'intuitivo grafico che ripropongo nella versione originale qui sotto:





Una persona le cui azioni siano vantaggiose contemporaneamente per se stesso e per gli altri ricade nel Primo Quadrante del grafo, una persona le cui azioni siano vantaggiose per sé stesso a discapito degli altri ricade nel Secondo Quadrante e così via.
Vorrei davvero avere gli strumenti per comprendere le azioni antiscientifiche di una sbalorditivamente grande fetta della popolazione italiana alfabetizzata, magari anche laureata.
Ma non li ho.
Posso, tuttavia, ricondurre questi comportamenti al grafico di Cipolla.
Consideriamo un ciclista urbano che debba percorrere 5 km di strada per andare al lavoro.


  • non emette inquinanti;
  • diminuisce il traffico di tutti;
  • aumenta i parcheggi per tutti;
  • produce su se stesso numerosi benefici fisici;
  • risparmia denaro;
  • dato il fatto che la velocità media delle auto nel traffico urbano è inferiore alla sua, non rallenta il traffico automobilistico.

E' matematico posizionarlo nel quadrante "Intelligente"
Un automobilista deve per forza finire in uno dei quadranti antipatici?
Ritengo di no e non ho certo voglia di piazzare su questo grafico categorie di persone in base alla mia interpretazione.
Quella, appunto, è libera.
Ma dove finisce questa libertà?
Quali sono i suoi confini?
Quando un paio di km in auto si spostano dal quadrante delle azioni intelligenti a quello delle azioni banditesche o stupide?
E, soprattutto, perchè?
Cosa spinge le persone non a ignorare la fisica quantistica, ma ad ignorare brutalmente concetti semplici e la cui violazione rende pericolosi i nostri giorni tipo "non si guida parlando al cellulare"?
Anche dopo aver usufruito per lustri dei vantaggi della scienza moderna, si rinnega la fonte della propria stessa sopravvivenza e si dubita anche della luce del Sole.
E lo stesso vale anche per le automobili.
Le automobili sono figlie di un'era di scoperte scientifiche e progresso tecnologico che in pochi lustri ha portato la mobilità individuale fino a vette sconosciute nella Storia Umana.
Una utilitaria economica con ABS ed aria condizionata non vien fuori da 'credenze' nè chi la progetta e costruisce può sperare che si metta in moto se si mette a ignorarere le leggi della termodinamica e le procedure di progettazione ed assemblaggio.
Ma poi arriva uno che non obtempera alle stesso insieme di leggi e procedure e se ne vanta pure spargendo odio contro chi vorrebbe adeguarsi alla migliore organizzazione tecnologicamente possibile della mobilità .
I Novax e, per esempio, tutti (amministratori, cittadini) quelli che ugualmente disprezzano le realtà scientifiche alla base della Nuova Mobilità fanno parte di una grande famiglia, quella dell'odio e del disprezzo verso non la Scienza in sé, ma verso una Collettività che sulla Scienza si basa e non più sulla Credenza individuale.
Carlo M. Cipolla indica  questa frazione dell'umanità con il simbolo  σ  e gli attribuisce il significato di frazione di stupidi all'interno di un insieme di persone...
σ è sempre maggiore di ogni previsione.
E l'esistenza di Novax e predatori di pedoni e ciclisti lo dimostra ancora una volta, in attesa della prossima assurdità. Che so, il rifiuto di massa di gettare i vetri nella campana del vetro e rivendicare il diritto di gettarlo nell'umido.


Oh, sempre con l'accortezza di ricordare il Corollario di Livraghi alla Prima Legge di Cipolla:
In ognuno di noi c’è un fattore di stupidità, che è sempre più grande di quanto supponiamo.


1 maggio 2017

Un Materano su Arrakis.

Arrakis, meglio noto come Dune, è l'immaginario pianeta centro di  una della più estesa saga fantascientifica della letteratura che inizia proprio con il romanzo intitolato Dune.
Romanzo ecologico per antonomasia, contiene un messaggio di ineluttabilità profetica dell'evoluzione della specie umana.
La trama è avvincente e il romanzo ha avuto un successo planetario, completato da numerosi seguiti, è diventato un film ed una serie TV e pure una serie di videogames.
Tra poco verrà girato un nuovo film.
La sociologia di quest'opera è accurata, dettagliata, affascinante.
L'Universo è coerente nella sua struttura e a tratti sembra che si stia leggendo un libro di storia.


E' uno dei miei romanzi preferiti.
Quando lo lessi per la prima volta fu l'intreccio a tenermi incollato alle pagine.
Nella mia ultima lettura, un paio di settimane fa, sono altri gli elementi ad avermi colpito.
Primo: la religione.
In questo caso la superstizione diventa religione e la religione fa avverare le profezie.
Ma, in Dune,  è la Natura stessa a generare la Profezia, la Preveggenza, il Soprannaturale.
L'uomo diventa Profeta e poi si avvicina alla Divinità per mezzo di un fenomeno naturale.
L'uomo diventa un  messia riluttante, preveggente e, nonostante tutto, incapace di evitare il Jhad distruttivo che la sua stessa esistenza mette in moto.
Ma c'è un altro piano di lettura che mi ha sempre colpito, inconsciamente.
L'acqua.
Su Arrakis non c'è acqua e tutto il romanzo si basa su questa scarsità.
L'economia, gli usi, tutto si incentra su questo pianeta strategico in cui le condizioni di vita sono durissime.
Io vengo da Matera che è patrimonio dell'Umanità UNESCO non semplicemente per i Sassi, come comunemente si crede.
Ma per l'acqua.
I miei antenati hanno costruito un raffinatissimo sistema di raccolta, purificazione e conservazione della acque piovane.
Canali scavati nel calcare per convogliare le acque, pozze di decantazione, cisterne di tutte le dimensioni.
Ora è quasi tutto sepolto dalla sabbia e dimenticato.
Quando leggevo degli ingegnosi sistemi di recupero e raccolta delle acque su Arrakis non potevo e non posso fare a meno di pensare quanto i fondamenti della vita naturale nella mia città di origine siano stati come rimossi dalla realtà.
Matera è esistita per millenni grazie alla raccolta intelligente delle acque.
Ora le acque non sono più raccolte.
Sono bastati pochi lustri di acquedotto per dimenticare una tecnologia raffinatissima e vitale.
In compenso, parte della rete fognaria cittadina è ancora precedente al paleolitico in efficienza ed efficacia.
E allora conviene rifugiarsi su Arrakis, un mondo duro, in cui, però, la conoscenza è vita, al pari dell'acqua.








24 aprile 2017

Una Fibbia Scout all'opera: #25aprile

Durante il 1944 alcuni soldati del 2° Corpo D'Armata dell'Esercito Polacco arrivano a Matera  per istituire  scuole di formazione logistica a sostegno delle truppe alleate impegnate nella liberazione d'Italia.
Nel tempo libero lasciato loro dalla Seconda Guerra Mondiale, alcuni di quei soldati, scout, seminarono tra i bambini ed i ragazzi materani il seme dello scoutismo: il tenente Majewski, di stanza a Matera, nel 1945 fonda la G.I.S., Gioventù Italiana Scout, che sarebbe poi confluita nell'ASCI.
Pochi mesi più tardi, un giovane partigiano di nome Nunzio Gandolfi, a Bologna, partecipò alla rinascita dell'ASCI anche grazie al supporto di 'alcuni soldati polacchi che erano stati scout prima della guerra'.
Il Secondo Corpo d'Armata Polacco aveva avanzato da Matera fino a Bologna prendendo a calci nazifascisti lungo il tragitto.
Quel giovane partigiano sarebbe poi diventato Sacerdote ed uno dei Padri Fondatori del moderno Scoutismo Italiano.
Nel corso della sua attività di Capo ed Assistente Ecclesiastico avrebbe scritto, tra le altre cose, anche numerosi racconti scout.
Alla fine degli anni '80 del secolo scorso, un esploratore saccente e rompipalle del Reparto Sagittario Matera 1 passò buona parte dell'Estate ad assillare quasi ogni giorno il suo Capo Reparto per chiedere di ricominciare le attività quanto prima.
Quell'Uomo paziente e dalle qualità umane così vaste che lo scrivente non si sente ancora pronto a definirle in toto, pensò bene di tener buono quella spina nel fianco dandogli in pasto tutto il suo archivio di vecchi libri e giornali, da sturmtruppen fino alla stampa associativa.
Nel corso di quell'Estate, quindi, mi capitò di leggere un bellissimo  racconto sulla fratellanza tra scout che mi rimase ben impresso nella memoria.
Passarono gli anni e la Strada portò ognuno lontano.
Il ricordo di quel racconto mi stimolò una riscrittura come esercizio di stile (credo ispirata alla lettura del breve saggio di Stephen King 'On Writing').
Qualche tempo dopo, dopo essermi deciso a pubblicarlo in questo stesso blog, nei commenti, mi venne fatto notare che la storia non era vera ma, appunto, un racconto di Don Nunzio Gandolfi: Una Fibbia Scout.
Dimenticai l'episodio, 'facilitato' dalle conseguenze della Crisi e dalla successiva, forzata, emigrazione.
Subito dopo l'ingresso nel Villanova 1, la figura di Don Nunzio ha iniziato a trapelare per osmosi ma ci ho messo comunque un paio di anni prima di rimettere assieme tutti i pezzi di questo puzzle del tempo e dello spazio.
E la figura che ne viene fuori mi piace davvero tanto.
Soldati polacchi, partigiani, racconti perduti e ritrovati, come piccole molliche di pane in un sentiero che dalla Matera degli anni '80 porta a Villanova di oggi.
Le coincidenze lasciano il tempo che trovano.
Ma i dati di fatto no.
Un ufficiale polacco che, oltre a fare la guerra, trova il tempo per dedicarsi a bambini stranieri di una Nazione nemica e sconfitta, ad esempio.
Una successione di persone che si sono incastrate, nelle loro azioni, in me, qui, ora, fino ai miei nuovi ed inaspettati amici di questi ultimi tempi.
Ecco, il mio 25 Aprile è dedicato all'antifascismo incarnato da persone ed azioni come queste.
L'Antifascimo non può essere fatto solo di parole, per quanto corrette e ben scritte e meglio dette.
E neppure di vetrine spaccate, se è per questo.

Antifascismo è una faticosa azione di autoeducazione e servizio gratuito.

Gli scout, certo, ma non solo.

Una lunga catena di persone che si dedicano agli altri, una catena in cui i gradi di separazione sono sempre e solo Uno.
Io sogno un antifascismo diffuso, che porti con pazienza e serietà ad un progresso sociale tale da svuotare anche le carceri e a permettere al più violento degli uomini di tornare sui suoi passi.

Antifascismo non è un'idea: è un lavoro.



Quindi, domani, è festa. 
Ma, per l'antifascismo, è sempre feriale.

20 aprile 2017

#IoStoConGabriele (e i curdi) e non con Erdogan. Fuori la Turchia dalla NATO.

La vicenda del giornalista italiano arrestato dalle autorità turche merita la massima condivisione ed indignazione pubblica.
Tuttavia, pur mantenendo l'ottimismo sulla felice soluzione del caso, è arrivato il momento di guardare in faccia alla realtà e iniziare ad applicare delle concrete contromisure per isolare questa democrazia in cancrena.
Interrompere formalmente i negoziati per l'adesione all'UE della Turchia sarebbe davvero una buona idea.
Tali negoziati sono una farsa ormai da molto tempo.
Non c'è posto per una dittatura mediorentale tra noi (e a dire il vero neppure per le nascenti autocrazie Ungheresi e Polacche).
Ma mi spingo oltre.
Sarebbe davvero il caso che si iniziasse a discutere dell'Espulsione della Turchia dalla NATO.
Non solo per l'incompatibilità delle azioni del suo esercito verso i civili Curdi (e faccio un esempio a caso).
Ma per nostro interesse collettivo.
L'isolamento della Turchia Neo Ottomana dai suoi alleati occidentali diminuirebbe drasticamente il suo peso militare nel Mediterraneo Orientale.
Come?
Ma grazie al buon vecchio divide et impera.
Una Turchia fuori dalla NATO si troverebbe a dover controbilanciare per gravità la potenza Sciita Iraniana.
E le pressioni Russe.
Abbastanza da tenere i Neo Ottomani impegnati per qualche lustro.
Dite che è un po' troppo?

16 aprile 2017

A Volte si Muore, eccetto il Male

L'ultima fatica di Claudio Vergnani ci riporta nuovamente in compagnia del suo alter ego letterario (e omonimo), secondo me composto dal duo Claudio e Vergy.
Le recensioni di questo romanzo sono tutte positive ed io non posso che unirmi al coro.
Sarò breve soprattutto per evitare il rischio di ripetere concetti già espressi da critici più efficaci di me.
Quindi, cerco di non essere oggettivo in queste righe ma strettamente soggettivo.
Non voglio scrivere di come sia stato bravo il Claudio Scrittore o di come la trama sia azzeccata o il linguaggio appropriato secondo parametri di universale correttezza.
Voglio scrivere di quello che questa lettura ha lasciato a me, con la speranza che gli altri lettori abbiano trovato anche altro.
Questo romanzo, ad una decina di giorni scarsa dalla sua conclusione, mi ha lasciato la descrizione di una bellissima amicizia.
Mi ha lasciato una positiva e profonda riflessione sulla differenza tra bene e il male.
Troppo spesso sentiamo dire che "La differenza tra il bene ed il male è sfumata e non esiste un confine netto".
Claudio ci descrive un criterio faticoso ma più preciso per orientarsi nella nebbia.
Un criterio basato sulla coscienza, la conoscenza, l'amore.
Il bene e il male sono perfettamente distinguibili solo se si ha la pazienza, la volontà e la responsabilità di andarli a scomporre fino all'ultimo fattore.
Uccidere dei bambini per distruggere il Terzo Reich è comunque male, imperdonabile e tanto più grave se quelle morti innocenti sono svilite e dimenticate.
Chi si è trovato a commettere quegli atti terribili si salva solo se non mente a se stesso e non dimentica e non permette con tutte le sue forze che altri debbano poi commettere e subire lo stesso destino.
Uso l'esempio della Germania Nazista perchè incontrovertibile, ma, se avessi avuto la capacità dialettica, potrei applicare lo stesso criterio alla nostra Terza Guerra Mondiale a puntate attualmente in corso.
In questo romanzo il male prevale ma non vince, sfonda ma non dilaga.
Piccoli argini: amicizia, amore, solidarietà.
E scusate se è poco.
Ah, dimenticavo.
Non leggete 'sto romanzo per addormentarvi, la sera.
E' difficile prendere sonno quando hai riso a crepapelle per 3 minuti di orologio di seguito senza riuscire a fermarti.


21 marzo 2017

L'invenzione della Bomba Atomica, di Richard Rhodes

Ho da poco terminato la rilettura di un Classico della divulgazione storica e scientifica:
"L'invenzione della Bomba Atomica" di Richard Rhodes.
Avevo letto questo imponente saggio  per la prima volta molti anni fa.
Ammetto di non essere rimasto soddisfatto della mia prima lettura.
Cercavo una storia tecnica, la storia degli esperimenti, dei test.
Non ero interessato al Processo.
Il Processo di trasformazione di calcoli matematici in una detonazione nucleare.
Una seconda rilettura, in età matura, mi ha lasciato intravedere l'attualità di questo saggio.
Un primo piano di lettura è, ovviamente, l'alba dell'era nucleare.
Un secondo è l'alba di tutte le tecnologie sufficientemente avanzate figlie della Scienza Pura in grado di consentire all'Umanità di modificare profondamente l'ecosistema.
Chi erano gli uomini che inventarono la bomba atomica?
Erano tanti.
Di continenti diversi.
E nessuno di loro, singolarmente, ha inventato la bomba.
La bomba atomica è stata la conseguenza di anni ed anni di scoperte nella fisica atomica, nella matematica, nella termodinamica, nella chimica e nella metallurgia.
La conoscenza umana, ad un certo punto, ha raggiunto la massa critica per cui la bomba era inevitabile.
I maggiori tra gli scienziati della prima metà del XX Secolo (Einstein, Fermi, Szilárd, Bohr) non desideravano certo che venisse usato il frutto delle loro ricerche per massacrare centinaia  di migliaia di innocenti.
Eppure fu Einstein a dare il via a tutto scrivendo a Roosvelt per chiedergli di battere la Germania Nazista nella corsa alla bomba.
E furono i più miti e brillanti tra gli uomini che, applicando la scienza pura, spezzarono l'atomo e lo imbrigliarono in little boy e fat man.
L'invenzione della bomba atomica, quindi, non è un fatto accidentale, ma un processo tecnologico di accumulo.
Un accumulo di conoscenze che producono la medicina nucleare e la bomba.
Il razzo per andare sulla Luna e l'ICBM.
Il volo low cost per le masse e i bombardieri strategici intercontinentali.
Il calcolo automatico delle onde d'urto di innesco della fissione e i computers.
Le stesse equazioni che donano il Progresso Tecnologico ed il triplicarsi della vita media seminano anche la morte.
Questo libro è stato scritto negli ultimi anni della Guerra Fredda.
L'Opinione Pubblica Occidentale poneva la minaccia di un olocausto nucleare in cima ai propri pensieri, ancor più di quanto oggi si tema (irragionevolmente: è molto più pericoloso attraversare la strada) il terrorismo islamico.
La bomba esisteva nella coscienza collettiva.
Oggi non è più così.
Il programma nucleare iraniano e persino gli esperimenti nucleari e missilistici nordcoreani o la corsa agli armamenti tra Pakistan ed India occupano pochissimo spazio nella consapevolezza (anche elettorale) delle opinioni pubbliche occidentali.
Eppure, il fallimento della non proliferazione nucleare ha notevolmente alzato la soglia di rischio.
Ma lascio al lettore considerare se il maggior rischio sia nella proliferazione nucleare in sè o nella scomparsa di consapevolezza da parte della popolazione mondiale.
Nel 1985 la paur.a della guerra atomica sarebbe stata nella top ten di un Occidentale (o Russo) medio.
Oggi, probabilmente, viene molto dopo la paura degli zingari.
Che, appunto, non dispongono di armi nucleari al contrario della Corea del Nord.
Inoltre, si fanno sempre più insistenti le voci che vedrebbero la Germania, con appoggio e collaborazione degli altri stati dell'Europa Centrale, incamminata sulla via della fabbricazione di una bomba tedesca per sostituire l'ombrello atomico USA dell'era Trump e quello Anglo Francese in tempi di Brexit e Front National, per non parlare dello sciovinismo russo.
Gli scienziati dell'età dell'oro della fisica costruirono la bomba perchè era inevitabile e per battere la Germania, con la palese speranza che la bomba rendesse lo stesso concetto di guerra obsoleto.
L'esperienza dimostra che non è andata così.
Ma, fino a quando il monopolio dela bomba è rimasto ben saldo confinato tra i due blocchi Est Ovest, la bomba non è mai stata per davvero un'arma.
La probabilità di un attacco nucleare intenzionale da parte di una delle due parti è sempre stata piuttosto bassa, soprattutto dopo la Crisi di Cuba.
L'effetto della bomba non è stato quello di annullare la guerra ma di annullare se stessa.
L'autore, trent'anni fa, sosteneva che, almeno in Occidente, caduto il potere temporale delle religioni, l'organismo transnazionale, anzi, supernazionale, è la scienza.
Purtroppo i fatti hanno dimostrato che un altro Padrone si è affacciato  sulla scena fino a superare il potere degli Stati Nazionali:
il Capitale.
Per settant'anni la bomba è rimasta un tabù.
Ma oggi?
Il Vaccino inoculato nell'Umanità a prezzo del sacrificio degli innocenti di Hiroshima e Nagasaki sta perdendo effetto.
Speriamo non siano necessarie dosi di richiamo.

La Tzar Bomb Sovietica https://it.wikipedia.org/wiki/Bomba_Zar



12 marzo 2017

La Legge della Giungla di Enrico Brizzi

Ho appena finito di leggere questo divertente romanzo autobiografico e ne sento già nostalgia.
Nostalgia di quelle pagine in cui è stato fin troppo facile trasfigurare la mia vita parallela di esploratore nel Reparto Sagittario nella seconda metà degli anni '80.
Una delle cose che più mi è piaicuta è il modo esemplare con cui Brizzi traduce lo scoutese a chi è completamente digiuno di scoutismo.
L'altra, questo filo invisibile che mi ha condotto qui e che è evidente nel romanzo.
Anche io possiedo ed ho letto più volte "Il Manuale del Trapper" di Andrea Mercanti, Scout bolognese.
Indosso lo stesso fazzolettone del gruppo di Baffo 001.
Ho provato l'ansia dell'ingresso, del passaggio, la gioia infantile del primo distintivo guadagnato sul campo, l'euforia di un attacco sul fianco ben riuscito (e ho buone speranze che anche le Coccinelle, quest'anno, si educhino allo schwerpunkt) e la meraviglia del primo cielo stellato in solitudine.
Sapevo cosa fossero gli SS20, ho temuto per Chernobyl, ho ancora gli incubi dopo aver visto The Day Afther e ho attraversato la trasformazione dell'Italia da Paese di speranza a Nazione di disperazione.
Suggerisco la lettura di questo breve romanzo a genitori di Lupetti e Coccinelle, a Capi Scout e anche a chi considera quest'ultima isola di resistenza umana in questo paese, in cui ci sono più razzisti che uomini, come parte del problema e non di una sempre più lontana soluzione.



21 febbraio 2017

Piazza Verdi tra la guerra alle biciclette e la legalizzazione delle droghe leggere

I fatti basati su realtà scientifiche e razionali hanno poco peso in Italia.
La campagna d'odio e disinformazione contro i ciclisti, ad esempio, non ha motivazioni razionali.
Quella della mobilità ciclabile, infatti, non è una visionaria teoria di alcuni poveri esaltati, ma una prassi di mobilità sostenibile ed economica consolidata in grado di tutelare la salute e le tasche dei cittadini.
Insomma, è una verità scientifica, nè più nè meno dei vaccini, dell'elettricità e degli aeroplani.
Pertanto, dovrebbe essere incentivata il più possibile per risolvere i gravi problemi di mobilità, salute ed abbassare i costi del nostro disastroso sistema di mobilità urbana.
E, infatti, così è in molte nazioni più avanzate d'Italia o in fase di sorpasso (per reddito e qualità della vita).
Eppure, nonostante i fatti, l'Italia, nei suoi cittadini, giornalisti, assessori alla mobilità, ministri e deputati, resta autocentrica e pervicacemente anti bicicletta.
Poco importa se in città una bicicletta consente velocità medie di trasferimento pari o inferiori all'automobile ad un costo privato irrisorio e sostanziosi vantaggi per la collettività.
Poco importa che per settimane, qui in Emilia, la qualità dell'aria fosse scadente come quella di Pechino con tassi di Polveri Sottili 4-5 volte oltre i limiti di legge.
Poco importa degli astronomici costi economici ed umani delle migliaia di vittime della strada macellate dalle auto ogni anno.
Poco importa se l'industria automobilistica, per mantenere in piedi questo bell'affare,  costringe i suoi operai a pisciarsi sotto in linea di produzione.
Poco importa se un tragitto casa lavoro di pochi km costa due ore quotidiane della nostra vita.
Poco importa.
Per la stampa ed i leoni da tastiera un ciclista indisciplinato è pericoloso come una ventina di automobilisti ubriachi, nonostante i guai causati da ciclisti indisciplinati alla collettività siano di comprovata irrilevanza sia in termini statistici che in valore assoluto.
Gli amministratori (bolognesi, eh) sono arrivati anche a cancellare le piste ciclabili 'per la sicurezza dei ciclisti' (sic.).
Quindi, tutti in auto, in coda, a produrre inquinanti, deficit economico, problemi di salute e, ovviamente, dolore e morte.
Il parallelo con il proibizionismo sulla cannabis è maturato in me proprio dopo aver assistito ad una lunga serie di situazioni irrazionali  sulle biciclette ed aver attraversato Piazza Verdi a Bologna un numero sufficiente di volte.
E no, non scriverò qui ed ora della faccenda dei tornelli all'ingresso della biblioteca, per quanto argomento collegato.
Non sono favorevole ideologicamente alla legalizzazione delle droghe.
Pertanto, sono favorevole a politiche di riduzione del danno razionali e non ideologiche.
Quindi, io non sto dicendo che la cannabis faccia bene o che sia etico legalizzarla.
Anzi.
Ritengo che il consumo di cannabis sia potenzialmente devastante soprattutto per gli adolescenti (e ci sono evidenze scientifiche in merito).
Non so quasi nulla di dipendenze, medicina o psicologia.
Ma so leggere un manuale di storia e fare un po' di addizioni.
A me interessa che il numero di persone che ricorrono alle droghe diminuisca non perchè c'è meno droga in giro, ma perchè c'è meno bisogno di drogarsi.
E per questo temo che l'apparato repressivo non serva assolutamente a niente, come un cono gelato usato per cambiare una ruota forata.
E anche da un punto di vista strettamente militare le cose non vanno meglio:
che percentuale del territorio urbano italiano è 'tranquilla'?
Le periferie della Città?
I Paesini in cui non c'è più niente?
Il centro di Bologna?
Quasi tutto il territorio nazionale è controllato da un esercito invasore generato dalla diffusione incontrollata delle droghe.
Come li sloggiamo?
Abbiamo già fin troppi uomini in divisa che si occupano di sicurezza interna: siamo la nazione europea che ha praticamente più poliziotti e pensare di risolvere il problema aumentando le risorse al contrasto è irrealistico.
Non vogliamo legalizzare le droghe leggere?
Benissimo: per Capodanno 2018 mi aspetto che le nuove politiche proibizioniste producano gli stessi effetti, in termine di riduzione del danno, che ci sono stati in pochi mesi dove c'è stata la legalizzazione.
Perchè adesso è necessario superare la stasi che dura da due generazioni.
Lo status quo è insostenibile.
Mi spiace, ma l'immenso quantitativo di denaro legato alla Droga ha passato ormai da anni la soglia che separa il pericolo sociale da quello del pericolo militare legato al Terrorismo e ai trafficanti di esseri umani e al deteriorarsi della situazione geopolitica in nazioni come l'Afghanistan e la Somalia, ad esempio.
Non c'è più tempo e, anche se ci fosse, le evidenze sono oggettive.
La domanda aumenta e il contrasto è, nella pratica, inefficace.
Quindi, i danni che la cannabis fa sulla biochimica del cervello degli adolescenti sono tutti lì, per le strade sguarnite, nei pomeriggi vuoti davanti alla TV, seduti nei bar di periferia.
Il Proibizionismo all'italiana ci ha portato l'esplosione del consumo di stupefacenti e ha creato l'immensa e potentissima macchina da guerra delle mafie che può contare su capitali praticamente infiniti.
Quanti dei nostri Parlamentari rispondono anche solo indirettamente al Potere economico Mafioso figlio del Proibizionismo?
In mezzo, l'immenso dolore umano delle vittime dirette ed indirette.
Che, poi, sono quasi tutti i cittadini che con le droghe non hanno nulla a che fare, costretti a fare i conti con il degrado ed i rischi di quartieri e città intere in mano a una forza liquida che fa il vuoto attorno alle rade pattuglie di polizia e rioccupa il territorio pochi secondi dopo il loro passaggio.
Io non desidero legalizzare le droghe, voglio combattere il degrado e diminuire il danno collettivo.
Sono i proibizionisti ideologici che devono assumersi la responsabilità delle conseguenze delle scelte attualmente in atto e arrivare rapidamente agli stessi risultati pratici di crollo delle entrate per le mafie e riduzione del danno che la legalizzazione offre.
Spettacolare, poi, il bispensiero di chi obietta considerazioni etiche.
Il fumo di sigarette e l'alcool, non sono sostanze di libera vendita che, numeri alla mano, sono catastroficamente più patogene della cannabis?
Il patto col diavolo è già in corso, fare gli angioletti oscilla tra il ridicolo e la complicità.
La Repubblica Italiana non è uno stato Etico che agisce per Valori.
Ha sulle spalle il commercio di sigarette, di alcolici, il gioco d'azzardo, Diaz, Bolzaneto e, per l'appunto, anche l'avvelenamento della propria popolazione per inquinamento in nome del profitto di pochi.
Quindi, se si mette a spacciare un po' d'erba, la sua situazione etica non peggiora.
Anzi, considerando il comprovato crollo del consumo di stupefacenti tra gli adolescenti nei Paesi in cui la Cannabis è legale potrebbe anche guadagnare qualche punto.
In Italia, circa 200mila ragazzi  tra gli 8 ed i 21 anni sono scout.
Molti altri fanno musica, teatro, danza, sport.
Ma quanti sono abbandonati a loro stessi?
Alla #buonascuola?
All'impossibilità di continuare gli studi o di trovare un lavoro?
Quando si sostiene  l'accoppiata proibizionismo/prevenzione, in realtà, si deve comprendere nei fatti e nei numeri cosa si intende per prevenzione.
Chi ha esperienza di scoutismo può avere una vaga idea di quello che sia il 'costo' di far vivere a 30 giovanotti qualche ora di scoutismo alla settimana.

In Islanda hanno avuto parecchio successo nell'implementare un sistema di proibizionismo e prevenzione investendo moltissimo in un complesso sistema educativo di alto livello:
"Dal 1998 al 2016, la percentuale di giovani, compresa tra i 15 e i 16 anni, che abusa di alcol è scesa dal 48% al 5%, mentre quella che fuma cannabis dal 17% al 7%. Anche i fumatori di sigarette sono calati drasticamente: dal 23% al 3%. "
Divieti e vita piena di attività extrascolastiche.
Proibizionismo e prevenzione che funziona, del tutto fattibile coi numeri irlandesi.
In Italia si tratterebbe, come minimo, di raddoppiare e più probabilmente triplicare le attuali spese per il sistema educativo.
Ecco, è arrivato il momento di considerarli, questi fatti.
In Italia la repressione funziona male e la prevenzione è anche meno efficace della repressione, dato che è affidata al volontariato e poco più.
O si arriva ad un livello di prevenzione islandese o si cambia strada.
A Bologna si dice: "piuttosto che niente è meglio piuttosto".
Non è sempre vero.
Se oggi spendiamo un euro dove il minimo sindacale solo per iniziare a ridurre i nostri guai con la prevenzione sarebbe tre, è rivoltante bocciare la legalizzazione proclamando di essere sulla retta via promettendo di aggiungere due centesimi a quello striminzito euro.
O si fanno le cose all'islandese o all'olandese.
All'italiana ci sono i soloni nei salotti e le vittime in Piazza Verdi.
E visto che siamo in Piazza Verdi dove gli effetti del proibizionismo si fondono coi ladri ed i ricettatori di biciclette, appunto, torniamo alle biciclette.
Non c'è modo di far funzionare in maniera sostenibile questa industria dell'auto e questo modo di usarla.
Nemmeno con le Tesla, nemmeno con l'autopilota.
Eppure, a me non interessa ostacolare gli automobilisti, mi importa che il rischio che corro usando la bici crolli.
Poi, se uno preferisce respirare più smog, produrre più smog e metterci il doppio del tempo per andare in ufficio e magari dovesi pure pagare la palestra per abbassarsi il colesterolo, fatti suoi.
Questa faccenda dell'etica, quindi, non solo è matematicamente ipocrita, ma, a lungo andare, anche molto pericolosa: se i vegani antispecisti dovessero diventare maggioranza relativa vorrei che 'sto precedente venisse cancellato per tempo.
Battute a parte, nel breve e medio periodo, resto pessimista.
La cannabis non sarà legalizzata, le biciclette resteranno penalizzate.
La Mafia continuerà ad arricchirsi, come chi costringe gli operai a pisciarsi sotto alla catena di montaggio.
Le persone moriranno negli incidenti stradali, subiranno i danni delle droghe e delle polveri sottili, magari in prima tv si continueranno a mandare in onda antieroi alla Rocco Schiavone che si fanno le canne e torturano gente inerme, tanto per sdrammatizzare Genova.
Nel lungo periodo, come per tante, troppe cose in Italia, la realtà prevarrà sull'ideologia e pure sugli interessi privati.
Al contrario di Eliot Ness, che alla fine de "Gli intoccabili" " raggiunto da un giornalista che gli riferisce la probabile abolizione del proibizionismo e gli chiede che cosa farà in tal caso. Ness gli risponde: «Andrò a bere un bicchiere».", io non credo che, in caso di legalizzazione, mi farei una canna.
Tanto per cominciare non mi piace fumare, odio proprio il fumo.
Poi, il massimo dell'alterazione mentale che sono disposto a tollerare è quella causata da un paio di birre.
E, alla fine, la canna interferisce con la canna della bici.
E non mi va.

PS: è più probabile che in Italia si legalizzi la Cannabis (dopotutto, pur ultimi in Europa, ci siamo arrivati anche noi alle unioni civili) che si incentivi l'uso della bicicletta.

Dopotutto, comprare una modica quantità di cannabis dal farmacista invece che in Piazza Verdi è un atto privato.
Andare in bicicletta no: è un atto Politico.