21 febbraio 2017

Piazza Verdi tra la guerra alle biciclette e la legalizzazione delle droghe leggere

I fatti basati su realtà scientifiche e razionali hanno poco peso in Italia.
La campagna d'odio e disinformazione contro i ciclisti, ad esempio, non ha motivazioni razionali.
Quella della mobilità ciclabile, infatti, non è una visionaria teoria di alcuni poveri esaltati, ma una prassi di mobilità sostenibile ed economica consolidata in grado di tutelare la salute e le tasche dei cittadini.
Insomma, è una verità scientifica, nè più nè meno dei vaccini, dell'elettricità e degli aeroplani.
Pertanto, dovrebbe essere incentivata il più possibile per risolvere i gravi problemi di mobilità, salute ed abbassare i costi del nostro disastroso sistema di mobilità urbana.
E, infatti, così è in molte nazioni più avanzate d'Italia o in fase di sorpasso (per reddito e qualità della vita).
Eppure, nonostante i fatti, l'Italia, nei suoi cittadini, giornalisti, assessori alla mobilità, ministri e deputati, resta autocentrica e pervicacemente anti bicicletta.
Poco importa se in città una bicicletta consente velocità medie di trasferimento pari o inferiori all'automobile ad un costo privato irrisorio e sostanziosi vantaggi per la collettività.
Poco importa che per settimane, qui in Emilia, la qualità dell'aria fosse scadente come quella di Pechino con tassi di Polveri Sottili 4-5 volte oltre i limiti di legge.
Poco importa degli astronomici costi economici ed umani delle migliaia di vittime della strada macellate dalle auto ogni anno.
Poco importa se l'industria automobilistica, per mantenere in piedi questo bell'affare,  costringe i suoi operai a pisciarsi sotto in linea di produzione.
Poco importa se un tragitto casa lavoro di pochi km costa due ore quotidiane della nostra vita.
Poco importa.
Per la stampa ed i leoni da tastiera un ciclista indisciplinato è pericoloso come una ventina di automobilisti ubriachi, nonostante i guai causati da ciclisti indisciplinati alla collettività siano di comprovata irrilevanza sia in termini statistici che in valore assoluto.
Gli amministratori (bolognesi, eh) sono arrivati anche a cancellare le piste ciclabili 'per la sicurezza dei ciclisti' (sic.).
Quindi, tutti in auto, in coda, a produrre inquinanti, deficit economico, problemi di salute e, ovviamente, dolore e morte.
Il parallelo con il proibizionismo sulla cannabis è maturato in me proprio dopo aver assistito ad una lunga serie di situazioni irrazionali  sulle biciclette ed aver attraversato Piazza Verdi a Bologna un numero sufficiente di volte.
E no, non scriverò qui ed ora della faccenda dei tornelli all'ingresso della biblioteca, per quanto argomento collegato.
Non sono favorevole ideologicamente alla legalizzazione delle droghe.
Pertanto, sono favorevole a politiche di riduzione del danno razionali e non ideologiche.
Quindi, io non sto dicendo che la cannabis faccia bene o che sia etico legalizzarla.
Anzi.
Ritengo che il consumo di cannabis sia potenzialmente devastante soprattutto per gli adolescenti (e ci sono evidenze scientifiche in merito).
Non so quasi nulla di dipendenze, medicina o psicologia.
Ma so leggere un manuale di storia e fare un po' di addizioni.
A me interessa che il numero di persone che ricorrono alle droghe diminuisca non perchè c'è meno droga in giro, ma perchè c'è meno bisogno di drogarsi.
E per questo temo che l'apparato repressivo non serva assolutamente a niente, come un cono gelato usato per cambiare una ruota forata.
E anche da un punto di vista strettamente militare le cose non vanno meglio:
che percentuale del territorio urbano italiano è 'tranquilla'?
Le periferie della Città?
I Paesini in cui non c'è più niente?
Il centro di Bologna?
Quasi tutto il territorio nazionale è controllato da un esercito invasore generato dalla diffusione incontrollata delle droghe.
Come li sloggiamo?
Abbiamo già fin troppi uomini in divisa che si occupano di sicurezza interna: siamo la nazione europea che ha praticamente più poliziotti e pensare di risolvere il problema aumentando le risorse al contrasto è irrealistico.
Non vogliamo legalizzare le droghe leggere?
Benissimo: per Capodanno 2018 mi aspetto che le nuove politiche proibizioniste producano gli stessi effetti, in termine di riduzione del danno, che ci sono stati in pochi mesi dove c'è stata la legalizzazione.
Perchè adesso è necessario superare la stasi che dura da due generazioni.
Lo status quo è insostenibile.
Mi spiace, ma l'immenso quantitativo di denaro legato alla Droga ha passato ormai da anni la soglia che separa il pericolo sociale da quello del pericolo militare legato al Terrorismo e ai trafficanti di esseri umani e al deteriorarsi della situazione geopolitica in nazioni come l'Afghanistan e la Somalia, ad esempio.
Non c'è più tempo e, anche se ci fosse, le evidenze sono oggettive.
La domanda aumenta e il contrasto è, nella pratica, inefficace.
Quindi, i danni che la cannabis fa sulla biochimica del cervello degli adolescenti sono tutti lì, per le strade sguarnite, nei pomeriggi vuoti davanti alla TV, seduti nei bar di periferia.
Il Proibizionismo all'italiana ci ha portato l'esplosione del consumo di stupefacenti e ha creato l'immensa e potentissima macchina da guerra delle mafie che può contare su capitali praticamente infiniti.
Quanti dei nostri Parlamentari rispondono anche solo indirettamente al Potere economico Mafioso figlio del Proibizionismo?
In mezzo, l'immenso dolore umano delle vittime dirette ed indirette.
Che, poi, sono quasi tutti i cittadini che con le droghe non hanno nulla a che fare, costretti a fare i conti con il degrado ed i rischi di quartieri e città intere in mano a una forza liquida che fa il vuoto attorno alle rade pattuglie di polizia e rioccupa il territorio pochi secondi dopo il loro passaggio.
Io non desidero legalizzare le droghe, voglio combattere il degrado e diminuire il danno collettivo.
Sono i proibizionisti ideologici che devono assumersi la responsabilità delle conseguenze delle scelte attualmente in atto e arrivare rapidamente agli stessi risultati pratici di crollo delle entrate per le mafie e riduzione del danno che la legalizzazione offre.
Spettacolare, poi, il bispensiero di chi obietta considerazioni etiche.
Il fumo di sigarette e l'alcool, non sono sostanze di libera vendita che, numeri alla mano, sono catastroficamente più patogene della cannabis?
Il patto col diavolo è già in corso, fare gli angioletti oscilla tra il ridicolo e la complicità.
La Repubblica Italiana non è uno stato Etico che agisce per Valori.
Ha sulle spalle il commercio di sigarette, di alcolici, il gioco d'azzardo, Diaz, Bolzaneto e, per l'appunto, anche l'avvelenamento della propria popolazione per inquinamento in nome del profitto di pochi.
Quindi, se si mette a spacciare un po' d'erba, la sua situazione etica non peggiora.
Anzi, considerando il comprovato crollo del consumo di stupefacenti tra gli adolescenti nei Paesi in cui la Cannabis è legale potrebbe anche guadagnare qualche punto.
In Italia, circa 200mila ragazzi  tra gli 8 ed i 21 anni sono scout.
Molti altri fanno musica, teatro, danza, sport.
Ma quanti sono abbandonati a loro stessi?
Alla #buonascuola?
All'impossibilità di continuare gli studi o di trovare un lavoro?
Quando si sostiene  l'accoppiata proibizionismo/prevenzione, in realtà, si deve comprendere nei fatti e nei numeri cosa si intende per prevenzione.
Chi ha esperienza di scoutismo può avere una vaga idea di quello che sia il 'costo' di far vivere a 30 giovanotti qualche ora di scoutismo alla settimana.

In Islanda hanno avuto parecchio successo nell'implementare un sistema di proibizionismo e prevenzione investendo moltissimo in un complesso sistema educativo di alto livello:
"Dal 1998 al 2016, la percentuale di giovani, compresa tra i 15 e i 16 anni, che abusa di alcol è scesa dal 48% al 5%, mentre quella che fuma cannabis dal 17% al 7%. Anche i fumatori di sigarette sono calati drasticamente: dal 23% al 3%. "
Divieti e vita piena di attività extrascolastiche.
Proibizionismo e prevenzione che funziona, del tutto fattibile coi numeri irlandesi.
In Italia si tratterebbe, come minimo, di raddoppiare e più probabilmente triplicare le attuali spese per il sistema educativo.
Ecco, è arrivato il momento di considerarli, questi fatti.
In Italia la repressione funziona male e la prevenzione è anche meno efficace della repressione, dato che è affidata al volontariato e poco più.
O si arriva ad un livello di prevenzione islandese o si cambia strada.
A Bologna si dice: "piuttosto che niente è meglio piuttosto".
Non è sempre vero.
Se oggi spendiamo un euro dove il minimo sindacale solo per iniziare a ridurre i nostri guai con la prevenzione sarebbe tre, è rivoltante bocciare la legalizzazione proclamando di essere sulla retta via promettendo di aggiungere due centesimi a quello striminzito euro.
O si fanno le cose all'islandese o all'olandese.
All'italiana ci sono i soloni nei salotti e le vittime in Piazza Verdi.
E visto che siamo in Piazza Verdi dove gli effetti del proibizionismo si fondono coi ladri ed i ricettatori di biciclette, appunto, torniamo alle biciclette.
Non c'è modo di far funzionare in maniera sostenibile questa industria dell'auto e questo modo di usarla.
Nemmeno con le Tesla, nemmeno con l'autopilota.
Eppure, a me non interessa ostacolare gli automobilisti, mi importa che il rischio che corro usando la bici crolli.
Poi, se uno preferisce respirare più smog, produrre più smog e metterci il doppio del tempo per andare in ufficio e magari dovesi pure pagare la palestra per abbassarsi il colesterolo, fatti suoi.
Questa faccenda dell'etica, quindi, non solo è matematicamente ipocrita, ma, a lungo andare, anche molto pericolosa: se i vegani antispecisti dovessero diventare maggioranza relativa vorrei che 'sto precedente venisse cancellato per tempo.
Battute a parte, nel breve e medio periodo, resto pessimista.
La cannabis non sarà legalizzata, le biciclette resteranno penalizzate.
La Mafia continuerà ad arricchirsi, come chi costringe gli operai a pisciarsi sotto alla catena di montaggio.
Le persone moriranno negli incidenti stradali, subiranno i danni delle droghe e delle polveri sottili, magari in prima tv si continueranno a mandare in onda antieroi alla Rocco Schiavone che si fanno le canne e torturano gente inerme, tanto per sdrammatizzare Genova.
Nel lungo periodo, come per tante, troppe cose in Italia, la realtà prevarrà sull'ideologia e pure sugli interessi privati.
Al contrario di Eliot Ness, che alla fine de "Gli intoccabili" " raggiunto da un giornalista che gli riferisce la probabile abolizione del proibizionismo e gli chiede che cosa farà in tal caso. Ness gli risponde: «Andrò a bere un bicchiere».", io non credo che, in caso di legalizzazione, mi farei una canna.
Tanto per cominciare non mi piace fumare, odio proprio il fumo.
Poi, il massimo dell'alterazione mentale che sono disposto a tollerare è quella causata da un paio di birre.
E, alla fine, la canna interferisce con la canna della bici.
E non mi va.

PS: è più probabile che in Italia si legalizzi la Cannabis (dopotutto, pur ultimi in Europa, ci siamo arrivati anche noi alle unioni civili) che si incentivi l'uso della bicicletta.

Dopotutto, comprare una modica quantità di cannabis dal farmacista invece che in Piazza Verdi è un atto privato.
Andare in bicicletta no: è un atto Politico.