24 aprile 2017

Una Fibbia Scout all'opera: #25aprile

Durante il 1944 alcuni soldati del 2° Corpo D'Armata dell'Esercito Polacco arrivano a Matera  per istituire  scuole di formazione logistica a sostegno delle truppe alleate impegnate nella liberazione d'Italia.
Nel tempo libero lasciato loro dalla Seconda Guerra Mondiale, alcuni di quei soldati, scout, seminarono tra i bambini ed i ragazzi materani il seme dello scoutismo: il tenente Majewski, di stanza a Matera, nel 1945 fonda la G.I.S., Gioventù Italiana Scout, che sarebbe poi confluita nell'ASCI.
Pochi mesi più tardi, un giovane partigiano di nome Nunzio Gandolfi, a Bologna, partecipò alla rinascita dell'ASCI anche grazie al supporto di 'alcuni soldati polacchi che erano stati scout prima della guerra'.
Il Secondo Corpo d'Armata Polacco aveva avanzato da Matera fino a Bologna prendendo a calci nazifascisti lungo il tragitto.
Quel giovane partigiano sarebbe poi diventato Sacerdote ed uno dei Padri Fondatori del moderno Scoutismo Italiano.
Nel corso della sua attività di Capo ed Assistente Ecclesiastico avrebbe scritto, tra le altre cose, anche numerosi racconti scout.
Alla fine degli anni '80 del secolo scorso, un esploratore saccente e rompipalle del Reparto Sagittario Matera 1 passò buona parte dell'Estate ad assillare quasi ogni giorno il suo Capo Reparto per chiedere di ricominciare le attività quanto prima.
Quell'Uomo paziente e dalle qualità umane così vaste che lo scrivente non si sente ancora pronto a definirle in toto, pensò bene di tener buono quella spina nel fianco dandogli in pasto tutto il suo archivio di vecchi libri e giornali, da sturmtruppen fino alla stampa associativa.
Nel corso di quell'Estate, quindi, mi capitò di leggere un bellissimo  racconto sulla fratellanza tra scout che mi rimase ben impresso nella memoria.
Passarono gli anni e la Strada portò ognuno lontano.
Il ricordo di quel racconto mi stimolò una riscrittura come esercizio di stile (credo ispirata alla lettura del breve saggio di Stephen King 'On Writing').
Qualche tempo dopo, dopo essermi deciso a pubblicarlo in questo stesso blog, nei commenti, mi venne fatto notare che la storia non era vera ma, appunto, un racconto di Don Nunzio Gandolfi: Una Fibbia Scout.
Dimenticai l'episodio, 'facilitato' dalle conseguenze della Crisi e dalla successiva, forzata, emigrazione.
Subito dopo l'ingresso nel Villanova 1, la figura di Don Nunzio ha iniziato a trapelare per osmosi ma ci ho messo comunque un paio di anni prima di rimettere assieme tutti i pezzi di questo puzzle del tempo e dello spazio.
E la figura che ne viene fuori mi piace davvero tanto.
Soldati polacchi, partigiani, racconti perduti e ritrovati, come piccole molliche di pane in un sentiero che dalla Matera degli anni '80 porta a Villanova di oggi.
Le coincidenze lasciano il tempo che trovano.
Ma i dati di fatto no.
Un ufficiale polacco che, oltre a fare la guerra, trova il tempo per dedicarsi a bambini stranieri di una Nazione nemica e sconfitta, ad esempio.
Una successione di persone che si sono incastrate, nelle loro azioni, in me, qui, ora, fino ai miei nuovi ed inaspettati amici di questi ultimi tempi.
Ecco, il mio 25 Aprile è dedicato all'antifascismo incarnato da persone ed azioni come queste.
L'Antifascimo non può essere fatto solo di parole, per quanto corrette e ben scritte e meglio dette.
E neppure di vetrine spaccate, se è per questo.

Antifascismo è una faticosa azione di autoeducazione e servizio gratuito.

Gli scout, certo, ma non solo.

Una lunga catena di persone che si dedicano agli altri, una catena in cui i gradi di separazione sono sempre e solo Uno.
Io sogno un antifascismo diffuso, che porti con pazienza e serietà ad un progresso sociale tale da svuotare anche le carceri e a permettere al più violento degli uomini di tornare sui suoi passi.

Antifascismo non è un'idea: è un lavoro.



Quindi, domani, è festa. 
Ma, per l'antifascismo, è sempre feriale.

20 aprile 2017

#IoStoConGabriele (e i curdi) e non con Erdogan. Fuori la Turchia dalla NATO.

La vicenda del giornalista italiano arrestato dalle autorità turche merita la massima condivisione ed indignazione pubblica.
Tuttavia, pur mantenendo l'ottimismo sulla felice soluzione del caso, è arrivato il momento di guardare in faccia alla realtà e iniziare ad applicare delle concrete contromisure per isolare questa democrazia in cancrena.
Interrompere formalmente i negoziati per l'adesione all'UE della Turchia sarebbe davvero una buona idea.
Tali negoziati sono una farsa ormai da molto tempo.
Non c'è posto per una dittatura mediorentale tra noi (e a dire il vero neppure per le nascenti autocrazie Ungheresi e Polacche).
Ma mi spingo oltre.
Sarebbe davvero il caso che si iniziasse a discutere dell'Espulsione della Turchia dalla NATO.
Non solo per l'incompatibilità delle azioni del suo esercito verso i civili Curdi (e faccio un esempio a caso).
Ma per nostro interesse collettivo.
L'isolamento della Turchia Neo Ottomana dai suoi alleati occidentali diminuirebbe drasticamente il suo peso militare nel Mediterraneo Orientale.
Come?
Ma grazie al buon vecchio divide et impera.
Una Turchia fuori dalla NATO si troverebbe a dover controbilanciare per gravità la potenza Sciita Iraniana.
E le pressioni Russe.
Abbastanza da tenere i Neo Ottomani impegnati per qualche lustro.
Dite che è un po' troppo?

16 aprile 2017

A Volte si Muore, eccetto il Male

L'ultima fatica di Claudio Vergnani ci riporta nuovamente in compagnia del suo alter ego letterario (e omonimo), secondo me composto dal duo Claudio e Vergy.
Le recensioni di questo romanzo sono tutte positive ed io non posso che unirmi al coro.
Sarò breve soprattutto per evitare il rischio di ripetere concetti già espressi da critici più efficaci di me.
Quindi, cerco di non essere oggettivo in queste righe ma strettamente soggettivo.
Non voglio scrivere di come sia stato bravo il Claudio Scrittore o di come la trama sia azzeccata o il linguaggio appropriato secondo parametri di universale correttezza.
Voglio scrivere di quello che questa lettura ha lasciato a me, con la speranza che gli altri lettori abbiano trovato anche altro.
Questo romanzo, ad una decina di giorni scarsa dalla sua conclusione, mi ha lasciato la descrizione di una bellissima amicizia.
Mi ha lasciato una positiva e profonda riflessione sulla differenza tra bene e il male.
Troppo spesso sentiamo dire che "La differenza tra il bene ed il male è sfumata e non esiste un confine netto".
Claudio ci descrive un criterio faticoso ma più preciso per orientarsi nella nebbia.
Un criterio basato sulla coscienza, la conoscenza, l'amore.
Il bene e il male sono perfettamente distinguibili solo se si ha la pazienza, la volontà e la responsabilità di andarli a scomporre fino all'ultimo fattore.
Uccidere dei bambini per distruggere il Terzo Reich è comunque male, imperdonabile e tanto più grave se quelle morti innocenti sono svilite e dimenticate.
Chi si è trovato a commettere quegli atti terribili si salva solo se non mente a se stesso e non dimentica e non permette con tutte le sue forze che altri debbano poi commettere e subire lo stesso destino.
Uso l'esempio della Germania Nazista perchè incontrovertibile, ma, se avessi avuto la capacità dialettica, potrei applicare lo stesso criterio alla nostra Terza Guerra Mondiale a puntate attualmente in corso.
In questo romanzo il male prevale ma non vince, sfonda ma non dilaga.
Piccoli argini: amicizia, amore, solidarietà.
E scusate se è poco.
Ah, dimenticavo.
Non leggete 'sto romanzo per addormentarvi, la sera.
E' difficile prendere sonno quando hai riso a crepapelle per 3 minuti di orologio di seguito senza riuscire a fermarti.


21 marzo 2017

L'invenzione della Bomba Atomica, di Richard Rhodes

Ho da poco terminato la rilettura di un Classico della divulgazione storica e scientifica:
"L'invenzione della Bomba Atomica" di Richard Rhodes.
Avevo letto questo imponente saggio  per la prima volta molti anni fa.
Ammetto di non essere rimasto soddisfatto della mia prima lettura.
Cercavo una storia tecnica, la storia degli esperimenti, dei test.
Non ero interessato al Processo.
Il Processo di trasformazione di calcoli matematici in una detonazione nucleare.
Una seconda rilettura, in età matura, mi ha lasciato intravedere l'attualità di questo saggio.
Un primo piano di lettura è, ovviamente, l'alba dell'era nucleare.
Un secondo è l'alba di tutte le tecnologie sufficientemente avanzate figlie della Scienza Pura in grado di consentire all'Umanità di modificare profondamente l'ecosistema.
Chi erano gli uomini che inventarono la bomba atomica?
Erano tanti.
Di continenti diversi.
E nessuno di loro, singolarmente, ha inventato la bomba.
La bomba atomica è stata la conseguenza di anni ed anni di scoperte nella fisica atomica, nella matematica, nella termodinamica, nella chimica e nella metallurgia.
La conoscenza umana, ad un certo punto, ha raggiunto la massa critica per cui la bomba era inevitabile.
I maggiori tra gli scienziati della prima metà del XX Secolo (Einstein, Fermi, Szilárd, Bohr) non desideravano certo che venisse usato il frutto delle loro ricerche per massacrare centinaia  di migliaia di innocenti.
Eppure fu Einstein a dare il via a tutto scrivendo a Roosvelt per chiedergli di battere la Germania Nazista nella corsa alla bomba.
E furono i più miti e brillanti tra gli uomini che, applicando la scienza pura, spezzarono l'atomo e lo imbrigliarono in little boy e fat man.
L'invenzione della bomba atomica, quindi, non è un fatto accidentale, ma un processo tecnologico di accumulo.
Un accumulo di conoscenze che producono la medicina nucleare e la bomba.
Il razzo per andare sulla Luna e l'ICBM.
Il volo low cost per le masse e i bombardieri strategici intercontinentali.
Il calcolo automatico delle onde d'urto di innesco della fissione e i computers.
Le stesse equazioni che donano il Progresso Tecnologico ed il triplicarsi della vita media seminano anche la morte.
Questo libro è stato scritto negli ultimi anni della Guerra Fredda.
L'Opinione Pubblica Occidentale poneva la minaccia di un olocausto nucleare in cima ai propri pensieri, ancor più di quanto oggi si tema (irragionevolmente: è molto più pericoloso attraversare la strada) il terrorismo islamico.
La bomba esisteva nella coscienza collettiva.
Oggi non è più così.
Il programma nucleare iraniano e persino gli esperimenti nucleari e missilistici nordcoreani o la corsa agli armamenti tra Pakistan ed India occupano pochissimo spazio nella consapevolezza (anche elettorale) delle opinioni pubbliche occidentali.
Eppure, il fallimento della non proliferazione nucleare ha notevolmente alzato la soglia di rischio.
Ma lascio al lettore considerare se il maggior rischio sia nella proliferazione nucleare in sè o nella scomparsa di consapevolezza da parte della popolazione mondiale.
Nel 1985 la paur.a della guerra atomica sarebbe stata nella top ten di un Occidentale (o Russo) medio.
Oggi, probabilmente, viene molto dopo la paura degli zingari.
Che, appunto, non dispongono di armi nucleari al contrario della Corea del Nord.
Inoltre, si fanno sempre più insistenti le voci che vedrebbero la Germania, con appoggio e collaborazione degli altri stati dell'Europa Centrale, incamminata sulla via della fabbricazione di una bomba tedesca per sostituire l'ombrello atomico USA dell'era Trump e quello Anglo Francese in tempi di Brexit e Front National, per non parlare dello sciovinismo russo.
Gli scienziati dell'età dell'oro della fisica costruirono la bomba perchè era inevitabile e per battere la Germania, con la palese speranza che la bomba rendesse lo stesso concetto di guerra obsoleto.
L'esperienza dimostra che non è andata così.
Ma, fino a quando il monopolio dela bomba è rimasto ben saldo confinato tra i due blocchi Est Ovest, la bomba non è mai stata per davvero un'arma.
La probabilità di un attacco nucleare intenzionale da parte di una delle due parti è sempre stata piuttosto bassa, soprattutto dopo la Crisi di Cuba.
L'effetto della bomba non è stato quello di annullare la guerra ma di annullare se stessa.
L'autore, trent'anni fa, sosteneva che, almeno in Occidente, caduto il potere temporale delle religioni, l'organismo transnazionale, anzi, supernazionale, è la scienza.
Purtroppo i fatti hanno dimostrato che un altro Padrone si è affacciato  sulla scena fino a superare il potere degli Stati Nazionali:
il Capitale.
Per settant'anni la bomba è rimasta un tabù.
Ma oggi?
Il Vaccino inoculato nell'Umanità a prezzo del sacrificio degli innocenti di Hiroshima e Nagasaki sta perdendo effetto.
Speriamo non siano necessarie dosi di richiamo.

La Tzar Bomb Sovietica https://it.wikipedia.org/wiki/Bomba_Zar



12 marzo 2017

La Legge della Giungla di Enrico Brizzi

Ho appena finito di leggere questo divertente romanzo autobiografico e ne sento già nostalgia.
Nostalgia di quelle pagine in cui è stato fin troppo facile trasfigurare la mia vita parallela di esploratore nel Reparto Sagittario nella seconda metà degli anni '80.
Una delle cose che più mi è piaicuta è il modo esemplare con cui Brizzi traduce lo scoutese a chi è completamente digiuno di scoutismo.
L'altra, questo filo invisibile che mi ha condotto qui e che è evidente nel romanzo.
Anche io possiedo ed ho letto più volte "Il Manuale del Trapper" di Andrea Mercanti, Scout bolognese.
Indosso lo stesso fazzolettone del gruppo di Baffo 001.
Ho provato l'ansia dell'ingresso, del passaggio, la gioia infantile del primo distintivo guadagnato sul campo, l'euforia di un attacco sul fianco ben riuscito (e ho buone speranze che anche le Coccinelle, quest'anno, si educhino allo schwerpunkt) e la meraviglia del primo cielo stellato in solitudine.
Sapevo cosa fossero gli SS20, ho temuto per Chernobyl, ho ancora gli incubi dopo aver visto The Day Afther e ho attraversato la trasformazione dell'Italia da Paese di speranza a Nazione di disperazione.
Suggerisco la lettura di questo breve romanzo a genitori di Lupetti e Coccinelle, a Capi Scout e anche a chi considera quest'ultima isola di resistenza umana in questo paese, in cui ci sono più razzisti che uomini, come parte del problema e non di una sempre più lontana soluzione.



21 febbraio 2017

Piazza Verdi tra la guerra alle biciclette e la legalizzazione delle droghe leggere

I fatti basati su realtà scientifiche e razionali hanno poco peso in Italia.
La campagna d'odio e disinformazione contro i ciclisti, ad esempio, non ha motivazioni razionali.
Quella della mobilità ciclabile, infatti, non è una visionaria teoria di alcuni poveri esaltati, ma una prassi di mobilità sostenibile ed economica consolidata in grado di tutelare la salute e le tasche dei cittadini.
Insomma, è una verità scientifica, nè più nè meno dei vaccini, dell'elettricità e degli aeroplani.
Pertanto, dovrebbe essere incentivata il più possibile per risolvere i gravi problemi di mobilità, salute ed abbassare i costi del nostro disastroso sistema di mobilità urbana.
E, infatti, così è in molte nazioni più avanzate d'Italia o in fase di sorpasso (per reddito e qualità della vita).
Eppure, nonostante i fatti, l'Italia, nei suoi cittadini, giornalisti, assessori alla mobilità, ministri e deputati, resta autocentrica e pervicacemente anti bicicletta.
Poco importa se in città una bicicletta consente velocità medie di trasferimento pari o inferiori all'automobile ad un costo privato irrisorio e sostanziosi vantaggi per la collettività.
Poco importa che per settimane, qui in Emilia, la qualità dell'aria fosse scadente come quella di Pechino con tassi di Polveri Sottili 4-5 volte oltre i limiti di legge.
Poco importa degli astronomici costi economici ed umani delle migliaia di vittime della strada macellate dalle auto ogni anno.
Poco importa se l'industria automobilistica, per mantenere in piedi questo bell'affare,  costringe i suoi operai a pisciarsi sotto in linea di produzione.
Poco importa se un tragitto casa lavoro di pochi km costa due ore quotidiane della nostra vita.
Poco importa.
Per la stampa ed i leoni da tastiera un ciclista indisciplinato è pericoloso come una ventina di automobilisti ubriachi, nonostante i guai causati da ciclisti indisciplinati alla collettività siano di comprovata irrilevanza sia in termini statistici che in valore assoluto.
Gli amministratori (bolognesi, eh) sono arrivati anche a cancellare le piste ciclabili 'per la sicurezza dei ciclisti' (sic.).
Quindi, tutti in auto, in coda, a produrre inquinanti, deficit economico, problemi di salute e, ovviamente, dolore e morte.
Il parallelo con il proibizionismo sulla cannabis è maturato in me proprio dopo aver assistito ad una lunga serie di situazioni irrazionali  sulle biciclette ed aver attraversato Piazza Verdi a Bologna un numero sufficiente di volte.
E no, non scriverò qui ed ora della faccenda dei tornelli all'ingresso della biblioteca, per quanto argomento collegato.
Non sono favorevole ideologicamente alla legalizzazione delle droghe.
Pertanto, sono favorevole a politiche di riduzione del danno razionali e non ideologiche.
Quindi, io non sto dicendo che la cannabis faccia bene o che sia etico legalizzarla.
Anzi.
Ritengo che il consumo di cannabis sia potenzialmente devastante soprattutto per gli adolescenti (e ci sono evidenze scientifiche in merito).
Non so quasi nulla di dipendenze, medicina o psicologia.
Ma so leggere un manuale di storia e fare un po' di addizioni.
A me interessa che il numero di persone che ricorrono alle droghe diminuisca non perchè c'è meno droga in giro, ma perchè c'è meno bisogno di drogarsi.
E per questo temo che l'apparato repressivo non serva assolutamente a niente, come un cono gelato usato per cambiare una ruota forata.
E anche da un punto di vista strettamente militare le cose non vanno meglio:
che percentuale del territorio urbano italiano è 'tranquilla'?
Le periferie della Città?
I Paesini in cui non c'è più niente?
Il centro di Bologna?
Quasi tutto il territorio nazionale è controllato da un esercito invasore generato dalla diffusione incontrollata delle droghe.
Come li sloggiamo?
Abbiamo già fin troppi uomini in divisa che si occupano di sicurezza interna: siamo la nazione europea che ha praticamente più poliziotti e pensare di risolvere il problema aumentando le risorse al contrasto è irrealistico.
Non vogliamo legalizzare le droghe leggere?
Benissimo: per Capodanno 2018 mi aspetto che le nuove politiche proibizioniste producano gli stessi effetti, in termine di riduzione del danno, che ci sono stati in pochi mesi dove c'è stata la legalizzazione.
Perchè adesso è necessario superare la stasi che dura da due generazioni.
Lo status quo è insostenibile.
Mi spiace, ma l'immenso quantitativo di denaro legato alla Droga ha passato ormai da anni la soglia che separa il pericolo sociale da quello del pericolo militare legato al Terrorismo e ai trafficanti di esseri umani e al deteriorarsi della situazione geopolitica in nazioni come l'Afghanistan e la Somalia, ad esempio.
Non c'è più tempo e, anche se ci fosse, le evidenze sono oggettive.
La domanda aumenta e il contrasto è, nella pratica, inefficace.
Quindi, i danni che la cannabis fa sulla biochimica del cervello degli adolescenti sono tutti lì, per le strade sguarnite, nei pomeriggi vuoti davanti alla TV, seduti nei bar di periferia.
Il Proibizionismo all'italiana ci ha portato l'esplosione del consumo di stupefacenti e ha creato l'immensa e potentissima macchina da guerra delle mafie che può contare su capitali praticamente infiniti.
Quanti dei nostri Parlamentari rispondono anche solo indirettamente al Potere economico Mafioso figlio del Proibizionismo?
In mezzo, l'immenso dolore umano delle vittime dirette ed indirette.
Che, poi, sono quasi tutti i cittadini che con le droghe non hanno nulla a che fare, costretti a fare i conti con il degrado ed i rischi di quartieri e città intere in mano a una forza liquida che fa il vuoto attorno alle rade pattuglie di polizia e rioccupa il territorio pochi secondi dopo il loro passaggio.
Io non desidero legalizzare le droghe, voglio combattere il degrado e diminuire il danno collettivo.
Sono i proibizionisti ideologici che devono assumersi la responsabilità delle conseguenze delle scelte attualmente in atto e arrivare rapidamente agli stessi risultati pratici di crollo delle entrate per le mafie e riduzione del danno che la legalizzazione offre.
Spettacolare, poi, il bispensiero di chi obietta considerazioni etiche.
Il fumo di sigarette e l'alcool, non sono sostanze di libera vendita che, numeri alla mano, sono catastroficamente più patogene della cannabis?
Il patto col diavolo è già in corso, fare gli angioletti oscilla tra il ridicolo e la complicità.
La Repubblica Italiana non è uno stato Etico che agisce per Valori.
Ha sulle spalle il commercio di sigarette, di alcolici, il gioco d'azzardo, Diaz, Bolzaneto e, per l'appunto, anche l'avvelenamento della propria popolazione per inquinamento in nome del profitto di pochi.
Quindi, se si mette a spacciare un po' d'erba, la sua situazione etica non peggiora.
Anzi, considerando il comprovato crollo del consumo di stupefacenti tra gli adolescenti nei Paesi in cui la Cannabis è legale potrebbe anche guadagnare qualche punto.
In Italia, circa 200mila ragazzi  tra gli 8 ed i 21 anni sono scout.
Molti altri fanno musica, teatro, danza, sport.
Ma quanti sono abbandonati a loro stessi?
Alla #buonascuola?
All'impossibilità di continuare gli studi o di trovare un lavoro?
Quando si sostiene  l'accoppiata proibizionismo/prevenzione, in realtà, si deve comprendere nei fatti e nei numeri cosa si intende per prevenzione.
Chi ha esperienza di scoutismo può avere una vaga idea di quello che sia il 'costo' di far vivere a 30 giovanotti qualche ora di scoutismo alla settimana.

In Islanda hanno avuto parecchio successo nell'implementare un sistema di proibizionismo e prevenzione investendo moltissimo in un complesso sistema educativo di alto livello:
"Dal 1998 al 2016, la percentuale di giovani, compresa tra i 15 e i 16 anni, che abusa di alcol è scesa dal 48% al 5%, mentre quella che fuma cannabis dal 17% al 7%. Anche i fumatori di sigarette sono calati drasticamente: dal 23% al 3%. "
Divieti e vita piena di attività extrascolastiche.
Proibizionismo e prevenzione che funziona, del tutto fattibile coi numeri irlandesi.
In Italia si tratterebbe, come minimo, di raddoppiare e più probabilmente triplicare le attuali spese per il sistema educativo.
Ecco, è arrivato il momento di considerarli, questi fatti.
In Italia la repressione funziona male e la prevenzione è anche meno efficace della repressione, dato che è affidata al volontariato e poco più.
O si arriva ad un livello di prevenzione islandese o si cambia strada.
A Bologna si dice: "piuttosto che niente è meglio piuttosto".
Non è sempre vero.
Se oggi spendiamo un euro dove il minimo sindacale solo per iniziare a ridurre i nostri guai con la prevenzione sarebbe tre, è rivoltante bocciare la legalizzazione proclamando di essere sulla retta via promettendo di aggiungere due centesimi a quello striminzito euro.
O si fanno le cose all'islandese o all'olandese.
All'italiana ci sono i soloni nei salotti e le vittime in Piazza Verdi.
E visto che siamo in Piazza Verdi dove gli effetti del proibizionismo si fondono coi ladri ed i ricettatori di biciclette, appunto, torniamo alle biciclette.
Non c'è modo di far funzionare in maniera sostenibile questa industria dell'auto e questo modo di usarla.
Nemmeno con le Tesla, nemmeno con l'autopilota.
Eppure, a me non interessa ostacolare gli automobilisti, mi importa che il rischio che corro usando la bici crolli.
Poi, se uno preferisce respirare più smog, produrre più smog e metterci il doppio del tempo per andare in ufficio e magari dovesi pure pagare la palestra per abbassarsi il colesterolo, fatti suoi.
Questa faccenda dell'etica, quindi, non solo è matematicamente ipocrita, ma, a lungo andare, anche molto pericolosa: se i vegani antispecisti dovessero diventare maggioranza relativa vorrei che 'sto precedente venisse cancellato per tempo.
Battute a parte, nel breve e medio periodo, resto pessimista.
La cannabis non sarà legalizzata, le biciclette resteranno penalizzate.
La Mafia continuerà ad arricchirsi, come chi costringe gli operai a pisciarsi sotto alla catena di montaggio.
Le persone moriranno negli incidenti stradali, subiranno i danni delle droghe e delle polveri sottili, magari in prima tv si continueranno a mandare in onda antieroi alla Rocco Schiavone che si fanno le canne e torturano gente inerme, tanto per sdrammatizzare Genova.
Nel lungo periodo, come per tante, troppe cose in Italia, la realtà prevarrà sull'ideologia e pure sugli interessi privati.
Al contrario di Eliot Ness, che alla fine de "Gli intoccabili" " raggiunto da un giornalista che gli riferisce la probabile abolizione del proibizionismo e gli chiede che cosa farà in tal caso. Ness gli risponde: «Andrò a bere un bicchiere».", io non credo che, in caso di legalizzazione, mi farei una canna.
Tanto per cominciare non mi piace fumare, odio proprio il fumo.
Poi, il massimo dell'alterazione mentale che sono disposto a tollerare è quella causata da un paio di birre.
E, alla fine, la canna interferisce con la canna della bici.
E non mi va.

PS: è più probabile che in Italia si legalizzi la Cannabis (dopotutto, pur ultimi in Europa, ci siamo arrivati anche noi alle unioni civili) che si incentivi l'uso della bicicletta.

Dopotutto, comprare una modica quantità di cannabis dal farmacista invece che in Piazza Verdi è un atto privato.
Andare in bicicletta no: è un atto Politico.


4 febbraio 2017

Die Streitkräfte der Europäischen Konföderation

Dati tratti da https://en.wikipedia.org/wiki/Military_of_the_European_Union

Spese militari: € 146 Miliardi.
Personale militare: 1.270.000
Truppe di terra dispiegabili: 350.000

7000 Carri Armati, 12500 Veicoli da Trasporto Truppe, 1700 aerei da combattimento, 3 portaerei, 25 Cacciatorpediniere Lanciamissili, 80 Fregate, 4 sottomarini lanciamissili, 42 sottomarini d'attacco.

Praticamente 30 divisioni e 90 stormi da combattimento.
Roba da spostare il Compagno Putin dalla Cremlino alla portineria ed i preti sciiti dal palazzo dello Scià al museo criminale.
E tornare a ridere di Trump.

Ospedali, scuole, piste ciclabili, tolleranza, unioni civili, scienza, esplorare l'universo, scrivere un tema, leggere un libro, una birra al pub con gli amici, mandare affanculo il re, portare in tribunale uno più ricco di te, andare al cinema, leccare il gelato, mettere la minigonna, avere un gay pride, essere antispecista, spegnere la tv, ascoltare i placebo, tre religioni nella stessa piazza, l'erasmus, i vaccini, una sigaretta sul balcone, tutto in cento lingue diverse.

E' ora di ricominciare a difenderle, queste ed altre cose.
Quindi, visto che già siamo e già paghiamo, possiamo.

29 gennaio 2017

√(Trump) = (PD +M5S)

Ci dispiace.
Ci dispiace tanto.
Nel corso degli ultimi vent'anni abbiamo notevolmente ampliato gli squilibri sociali aumentando a nostro vantaggio il divario tra ricchi e poveri mettendo al tappeto la classe media.
Siamo spiacenti di aver impostato la Politica Estera del Paese su standard  di minimo rischio a breve termine sacrificando il domani alla tranquillità di oggi fino ad infilarci nel vicolo cieco in cui siamo in questi giorni.
Siamo profondamente rammaricati di aver contribuito a trasmettere all'opinione pubblica israeliana il dato di fatto di una Italia (Europa) fondamentalmente antisemita e a spingere gli israeliani ad una inaccettabile e violenta difensiva, del resto, stiamo raccogliendo gli amari frutti in tal senso in tutto l'Occidente.
Soprattutto, ci scusiamo con voi tutti per aver amministrato malamente la cosa pubblica devastando l'Istruzione pubblica e tutti i residui ascensori sociali.
Siamo davvero spiacenti di non aver ridistribuito il peso sociale delle migrazioni dei Popoli, di aver passato lustri ad assicurarci il mantenimento di piccoli e grandi privilegi personali preferendo, anche in piccole realtà, letteralmente, la miseria e l'emigrazione per migliaia e migliaia di famiglie pur di non rinunciare alla gestione feudale della Cosa Pubblica.
Ci scusiamo di aver usato grandi banche o grandi aziende così come piccoli enti di formazione comunali per mantenere ed amplificare le disuguaglianze sociali, di aver costretto le nostre migliori menti giovani ad emigrare dal Sud al Nord e dall'Italia all'Estero.
Siamo desolati di aver dato prova di completa incapacità, misurabile e quantificabile sia tra le fila dei partiti tradizionali che in quelli sorti da movimenti di protesta.
Perdonateci, in estrema sintesi, di non avervi dato altra scelta, tra la nostra letale, caramellosa ed avida inefficienza e le mostruosità degli imitatori nostrani di Trump.

Purtroppo, nessuno nel PD o in M5S (e men che mai nel resto dell'arco costituzionale) ha, che mi risulti, impostato la sua strategia anti-Trump  su una base di autocritica costruttiva.
I primi, inaccettabili, atti del neo presidente USA sono solo un sinistro rullar di tamburi per le dolenti note che verranno.
Ma criticare l'operato di Trump è un esercizio controproducente se manca l'analisi della sua genesi.
Analisi, al momento, assente: i suoi cento padri disconoscono il loro figlio più illustre.

25 gennaio 2017

Auschwitz è ancora possibile? Temi e argomenti per un pensare civile, di Pietro Piero

Ho ricevuto in dono dall'autore questo prezioso volumetto trovando nei numerosi saggi e recensioni una sponda a molte delle mie considerazioni.
Il volume prende il titolo dal suo primo breve saggio  e di cui scriverò qui ancor più brevemente.
Nel corso di una recente presentazione, l'Autore ha espresso questo devastante concetto:
sono davvero in pochi quelli che credono che l'Auschwitz reale sia realmente accaduto, perchè la loro mente di persone sane non può concepire integralmente il significato del campo di sterminio.
Non sono certo negazionisti, sono sicuri che ci sia stata la Shoà, ma non credono fino in fondo, come, ad esempio, credono che l'indomani ci sarà il mattino.
Perchè se ci credessero allo stesso modo non potrebbero tollerare i velenosi semi di Auschwitz che vengono continuamente sparsi nella nostra società.
Contestualmente, l'Autore non ritiene che i meccanismi di segretezza e sterminio della Shoà siano ripetibili nel mondo in cui ogni cittadino dispone di smartphone e accesso al web, fatto che non esclude che atrocità equiparabili vengano nuovamente commesse.
Per la cronaca, a parte il genocidio in Ruanda, la Corea del Nord è il paese in cui è molto probabile che meccanismi equivalenti a quelli della Shoà siano in corso.
Equivalenti nella sofferenza per le vittime, ma non simili per orrore.
Consideriamo un esempio piuttosto noto in letteratura.
Il comandante di Auschwitz paragonato al comandante di un gulag Nordcoreano.
Compito del primo è uccidere ebrei, omosessuali, zingari. 
Compito del secondo è costruire una ferrovia, una diga, estrarre uranio, senza riguardo per i prigionieri impiegati nei lavori forzati.
Il rendimento del comandante di Auschwitz è nel numero di sterminati.
Il rendimento di un gulag Nordcoreano si misura, invece, in km di ferrovia o metri di diga costruiti e kg di uranio estratto. 
In entrambi i casi, il destino degli innocenti coinvolti è atroce.
Ma la singolarità storica di Auschwitz in cui lo Stato Nazista ha sottratto risorse alla propria esistenza, sottraendo truppe e risorse al Fronte, pur di sterminare le sue vittime non si è più ripetuta: in tutti i massacri successivi e contemporanei vi è sempre uno scopo, pur aberrante, materiale: i sovietici e i Nordcoreani sacrificano prigionieri innocenti per scopi materiali, non sacrificano beni materiali per uccidere prigionieri innocenti.
Eppure, data la simultanea presenza di molti dei fattori socioeconomici presenti nella Germania Nazista degli anni 30 nelle nostre socirtà postmoderne, la possibilità che un meccanismo equivalente in cui i mezzi della tecnica contemporanea siano adoperati per sterminare una minoranza senza vantaggio materiale per la maggioranza non è statisticamente trascurabile.
Ecco l'atroce eredità di questa singolarità storica: la coscienza che è Stato, l'impossibilità emotiva di accettarlo, la consapevolezza che questo nostro eterno sgomento è concausa di ogni sua possibile, futura, replica pur in altro tempo e con altro nome.




19 gennaio 2017

La Torre delle Ombre: salire in alto per non avere modo di voltarsi dall'altra parte

Ho comprato, appena uscito, il penultimo romanzo di Claudio Vergnani: la Torre delle Ombre
Non ho avuto modo di leggerlo per tempo e devo confessare di aver approfittato della megaofferta di Amazon in corrispondenza dell'uscita del suo ultimo romanzo (A volte si Muore) per acquistare in e-book i due romanzi con il più vecchio praticamente regalato.
Così, appena scaricato sul Kindle nella versione e-book, la maggior fruibilità del formato elettronico mi ha consentito, finalmente, l'inizio della lettura.
All'inizio non è stato per nulla facile.
Intendo dire che ho avuto tempo di leggere, i primi giorni, solo la sera prima di andare a dormire.
E, questo libro, cari lettori, è illegibile la sera a letto.
A meno che non siate soli, si intende.
Sì, perchè non riuscivo a trattenere le risa, fino alle lacrime, cosa che ha indispettito più volte mia moglie che tentava, invece, di dormire il sonno del giusto e ha scambiato le mie risate soffocate ed il mio girarmi in fase alle evoluzioni di Vergy per il terremoto.
Allora mi sono deciso a leggere la sera qualcosa di più tranquillo e spostare in pausa pranzo e nel dopocena la lettura che ho concluso poco fa.
Ancora una volta Claudio Vergnani non delude i suoi lettori più affezionati.
Ma non intendo fare un elenco di lodi o di valutazioni sulla quantità di risate e di pensieri offerti per ogni pagina.
Il suo romanzo mi è piaciuto. Mi ha divertito e mi ha un po' spaventato, come tutte le volte che sono costretto a riflettere sul mondo d'orrore che preme ai confini.

"non ci si può sempre voltare dall’altra parte in nome di un pacifismo che con la sua inazione permette che il male trionfi ogni volta, e non si possono tenere chiusi gli occhi e le orecchie e fingere di non sentire il frastuono degli spari, delle urla di strazio e di dolore di chi rimane indietro, di chi è dimenticato, così come non si può ignorare o sbeffeggiare il coraggio di chi accetta di sparare al posto nostro, perché noi siamo troppo occupati a diventare uomini buoni, miti e vuoti.
Claudio Vergnani. La Torre delle Ombre (Italian Edition) (Kindle Locations 4934-4938). Nero Press Edizioni. Kindle Edition. "

Non intendo paragonare Vergnani a Saviano, ma posso senz'altro affermare che Saviano descrive la Realtà, una realtà cruda e crudele: quella delle mafie e del loro canceroso impatto sulla quotidianità di innocenti e no.
Claudio Vergnani guarda oltre, salendo sulle asprezze dell'orrore letterario per arrivare a quello della realtà futura.
Leggevo le sue pagine e mi venivano in mente le atrocità dell'ISIS: le persone bruciate vive e le schiave del sesso.
E il coraggio delle donne Curde del Rojava che, mentre tanti bei tomi pacifinti si sono voltati dall'altra parte, si sono fatte ammazzare per salvere se stesse e tutti noi.
Mi perdonerà, Claudio, se magari interpreto questa sua ultima lotta contro l'orrore in questa chiave geopolitica, ma sono abituato, dai suoi precedenti romanzi, a leggere squarci di profezie, puntualmente realizzatesi, sulla decadenza della società italiana e sull'aumento della violenza verso i più deboli.
Quindi?
Missione compiuta e a presto con "A volte si muore"


15 gennaio 2017

Addio Mr. President e grazie per la tua Terza Guerra Mondiale



Non è necessario essere pro o contro Obama/Trump.
E' sufficiente aprire la finestra e guardare lontano.
La presidenza di Barak Obama si conclude, purtroppo per noi tutti, con un mondo assai peggiore (per quanto riguarda, ad esempio le prospettive di una aperta conflagrazione militare in Medio Oriente e Corea) di quello che ha ereditato.
Negli USA il suo messaggio è andato perso, tanto che sarà un impresentabile come Trump a sedersi nello Studio Ovale, figlio, tra tante altre cose, magari più rilevanti, di un basso tasso di disoccupazione grazie a milioni di lavoratori sfruttati e sottopagati.
Il razzismo è ai massimi (relativi) storici.
L'economia finanziaria tira, quella reale meno e le famiglie nobili (bipartisan) della politica di Washington hanno clamorosamente perso semplicemente per troppa distanza dalle rispettive basi elettorali.
Probabilmente, Barak Obama ha davvero fatto del suo meglio, quindi, per tutto quello che riguarda la Politca Interna agli USA, il giudizio politico e storico da parte di un Europeo del Sud ha poco senso.
Diversa è la faccenda in campo geopolitico.
Per un Europeo del Sud Obama è stato il peggior presidente USA da Sempre.
Nessuno ha messo a repentaglio le vite degli italiani e a rischio la sicurezza dell'Italia più di Barak Obama.
Non vi voglio tediare con le dozzine di pagine necessarie ad argomentare in dettaglio, ma, per  sommi capi, sono state catastrofiche:

  • La gestione della mattanza siriana con il mancato strike dopo l'uso da parte di Assad di armi di distruzione di massa;
  • La gestione della guerra civile libica in cui l'Italia è stata penalizzata in maniera indecente;
  • La gestione della questione Nord Coreana sin da quando, dopo che una nave Sud Coreana è stata affondata da un sottomarino Nord Coreano, Obama non ha saputo far meglio che inviare un bombardiere a fare un volo dimostrativo;
  • La completa inazione per 8 lunghi anni sulla questione Palestinese;
e, cosa imperdonabile, imperdonabile, imperdonabile, la gestione della minaccia nucleare iraniana.
Obama sarà ricordato per essere stato il Primo Presidente Afroamericano e per il Presidente Americano che ha messo fine alla non proliferazione nucleare.

Anche nella migliore delle ipotesi, se i preti sciiti iraniani raggiungeranno la tecnologia nucleare gli abitanti del Bel Paese potrebbero trovarsi in guai seri, a dir poco.
L'appeasement verso l'Iran, la Nord Corea, il tradimento dei Curdi, il tradimento di Israele e, visto che noi italiani non sappiamo guardare oltre il nostro naso di natura, la prossima catastrofe libica che ricadrà interamente sulle nostre spalle, ecco l'eredità di Obama:
un occidente che ha abdicato la difesa dei diritti e dei principi che lo rendono tale e che ha smesso di difendere anche se stesso.
Obama che ha fatto illuminare d'Arcobaleno la Casa Bianca quando la Corte Suprema USA ha legalizzato a livello federale le unioni omosessuali è lo stesso uomo che ha fatto arretrare di migliaia di km la linea oltre il quale gli omosessuali sono appesi ai lampioni della pubblica via.
Neville Chamberlain di fronte alle minacce naziste, tra il disonore e la Guerra scelse il disonore ed ebbe la Guerra (cit.). 
Ma a succedergli fu chiamato Churchill.
A noi, invece, tocca Trump.
Che ancora prima di insediarsi non ha scelta: deve ripristinare il prestigio  militare USA, quello stesso prestigio militare che ha garantito a tutti noi il privilegio dell'obesità e delle unioni civili. 
E lo farà come un Trump, non come un Churchill.
Ma, forse, ci basta che non lo faccia come ha fatto Obama:


11 gennaio 2017

Genova, 18 febbraio 1940 – Milano, 11 gennaio 1999


Venuto da molto lontano 
a convertire bestie e gente 
non si può dire non sia servito a niente 
perché prese la terra per mano 
vestito di sabbia e di bianco 
alcuni lo dissero santo 
per altri ebbe meno virtù 
si faceva chiamare Gesù. 

Non intendo cantare la gloria 
né invocare la grazia e il perdono 
di chi penso non fu altri che un uomo 
come Dio passato alla storia 
ma inumano è pur sempre l'amore 
di chi rantola senza rancore 
perdonando con l'ultima voce 
chi lo uccide fra le braccia di una croce. 

E per quelli che l'ebbero odiato 
nel getzemani pianse l'addio 
come per chi l'adorò come Dio 
che gli disse sia sempre lodato, 
per chi gli portò in dono alla fine 
una lacrima o una treccia di spine, 
accettando ad estremo saluto 
la preghiera l'insulto e lo sputo. 

E morì come tutti si muore 
come tutti cambiando colore 
non si può dire non sia servito a molto 
perché il male dalla terra non fu tolto 

Ebbe forse un pò troppe virtù, 
ebbe un nome ed un volto: Gesù. 
Di Maria dicono fosse il figlio 
sulla croce sbiancò come un giglio.

7 gennaio 2017

Va bene, fondiamo pure un nuovo Partito, purchè non sia nazionale come piace a te e socialista come piace a me

"E allora chi dobbiamo votare?"
La domanda mi viene rivolta piuttosto spesso, ultimamente, da parenti e amici.
Considerando gli scarsi successi che ho mietuto nel ramo trovo la domanda mal posta, sicuramente nel destinatario.
Poi anche a Radio Tre intervistano Di Battista e tutto riacquista un senso.
Visto che non ho la più pallida idea di chi votare, inventiamocelo un partito che valga la pena di votare.
Inventiamocelo in base al Programma, tanto per restare nell'ambito dell'arecheologia, visto che oggi non si usa più parlarne.
Ragioniamo per macroaree, senza presunzione di completezza.
Ad esempio, iniziamo dalla Politica Estera, così non ci pensiamo più.
Io non voterò mai più un partito antisemita.
Come si riconosce un partito antisemita? 
Facile: ad esempio, i suoi militanti hanno taciuto per anni sulla mattanza siriana e pensano che Hamas sia una forza di resistenza.
Oppure i suoi dirigenti non hanno orecchie per le ripetute pubbliche e documentate dichiarazione genocide dei preti iraniani.
Ci sono molti indicatori simili a nostra disposizione, ma uno solo di questi due è senz'altro pubblica e sufficiente confessione di antisemitismo.
Tornando a faccende serie, invece, un Partito che volesse dare un contributo serio a fattivo alla Pace in Terra Santa dovrebbe partire non dai torti e dalle ragioni, ma dalle responsabilità europee ed italiane nella genesi del Conflitto.
Fino a prova contraria l'Italia è in Europa e le leggi razziali antisemite sono state promulgate qua, non a Mosca o a Pechino.
E l'Olocausto è stata una faccenda europea, non sudamericana.
Ergo, prima ancora di iniziare a pensare alle soluzioni (che ci sono, complesse più del problema, ovviamente) un Partito del genere dovrebbe dichiarare quali responsabilità intende accollarsi in merito.
Traduco dalla complicta lingua dei miei pensieri: non è tanto difficile tracciare una linea su una carta e tenere Palestinesi da un lato ed Israeliani dall'altro.
E' difficile gestire gli estremisti di ambo gli schieramenti.
E un Partito che non fosse disposto ad assumersi, ad esempio, la responsabilità di distruggere le postazioni di lancio missili di Hamas ed Hezbollah per difendere la popolazione civile israeliana a valle di un accordo di pace "due popoli - due stati" sarebbe appena al di sopra della qualifica di antisemita.
La Politica Estera di questo Partito dovrebbe prevenire sciagure come la recente gestione della faccenda libica foriera di lutti su scala siriana (anche se al momento poco pubblicizzati).
Questo Partito dovrebbe parlare molto chiaramente agli alleati europei: o ci difendiamo tutti assieme o ci facciamo proteggere dagli USA.
Tertium non datur.
E, questo Partito, dovrebbe rassegnarsi alla consapevolezza che il peso Geopolitico è funzione di quello militare.
Proseguiamo, visto che il tema è strettamente collegato con la Politica Estera con quella della Sicurezza.
E' davvero un peccato che l'Italia non occupi la posizione geografica della Germania e viceversa.
I tempi richiederebbero che la posizione geografica più esposta fosse occupata da una Nazione con una economia ed una coesione sociale e culturale di un ordine, appunto, tedesco e non italico.
La nostra economia è quel che è, la capacità di agire come Collettività è sicuramente inferore alla nostra economia.
C'è poco da stare allegri.
Ci servirebbero più aerei, più cacciatorpediniere, più sottomarini, più compagnìe di fanteria.
Non ci sono i soldi, non c'è la relativa volontà.
Ma, se davvero vogliamo evitare nei fatti oscenità come quelle di Aleppo, dobbiamo guardare in faccia alla realtà.
Che, per quanto riguarda la Sicurezza Esterna si traduce in una rivoluzione nel campo degli investimenti materiali mirati ad una autosufficienza europea senza dover dipendere neocolonialisticamente dagli USA: No agli F-35, ma sì agli Eurofighters Typhoon. No alle velleitarie portaerei (per gli F-35 e che costano così tanto da non poterci permettere di tenerle in mare) e sì a un maggior numero di fregate corvette e cacciatorpediniere indispensabili per il controllo della nostra immensa frontiera marittima.
Sì ai carri armati e se per acquistarli dovremo smettere di mandare in giro gente a fare da auxilia gratis per l'Impero Americano e per l'ONU pazienza, o le mandiamo in giro in cambio di compensazioni industriali miliardarie o ce le teniamo a casa equipaggiate di tutto punto secondo Interesse Nazionale oggi ed Europeo domani.
Ricordo che Civati aveva ben chiaro che la soluzione era una difesa comune europea slegata dalla Nato ma non altrettanto chiaro il relativo percorso.
Una compiuta difesa europea slegata dalla Nato trasformerebbe l'Europa in una superpotenza militare che costerebbe ai suoi cittadini molto meno di quanto spendono ora per ritrovarsi travolti dall'ansia da terrorismo e revanchismo post sovietico. 
Per compierla, questa difesa europea, servono sforzi economici e politici mica da poco, ma è l'unica strada possibile.
Passiamo, quindi, ad una riflessione sulla sicurezza interna.
Abbiamo fin troppi uomini, frammentati e scoordinati.
Ma questo è solo un lato del problema.
La corruzione e le mafie dilagano, no?
E come si combatte la corruzione?
Come si combatte la mafia?

Ah, a saperlo.
Quello che è certo, quello di cui sono assolutamente certo è che la cultura della legalità si costruisce dal basso, dal piccolo verso il grande.
Iniziamo con guardare in faccia alla realtà:
fatevene una ragione, abbiamo troppe persone in divisa che si occupano di sicurezza interna: i dati del 2009 Eurispes ci assicurano che "con 571 addetti all'ordine pubblico ogni 100.000 abitanti l'Italia supera di gran lunga la Germania (321), la Gran Bretagna (268) e la Francia (227)".
L'elefantiasi delle forze dell'ordine ci rende molto difficile affrontare il problema della microcriminalità che, si intende, non credo che si possa risolvere riempiendo le patrie galere di gente.
Anzi, visto che ci siamo, meno si mette gente in gabbia meno gente formiamo come delinquenti abituali.
La politica di sicurezza nel XXI secolo non può essere la stessa di 100 anni fa.
Nuove tecnologie e braccialetti elettronici potrebbero evitare un sacco di guai a tanta gente.
Abbiamo bisogno di molti meno agenti pagati ed equipaggiati molto meglio e dislocati sul territorio, non in uffici.
La lotta alla microcriminalità e alla cattiva educazione non va intesa come una forma di tolleranza zero all'italiana in cui alla fine i più deboli finiscono per fare da capro espiatorio.
Dobbiamo passare da un'ottica di punizione ad una di risarcimento del danno.
Prima di passare all'economia, credo che questo nuovo partito dovrebbe decidersi a riformare la giustizia civile.
Se una causa civile non si chiude definitivamente entro un anno, dal punto di vista dell'Economia, siamo fottuti.
Non credo sia necessario argomentare più di tanto questo cruciale punto del programma.
Immaginatevi di poter avere giustizia per le angherie e i torti quotidiani sul posto di lavoro, nel condominio, per la vostra impresa.
E' difficile, vero?
Nemmeno vi riesce di pensare al fatto che in Italia uno vi faccia un danno e pochi mesi dopo venga costretto a risarcirvi completamente.
Ma è fondamentale che le cose vadano così.
E' anche più fondamentale del fatto che gli inquirenti responsabili di clamorosi errori giudiziari o anche semplicemente di teoremi fantasiosi (un esempio a caso: il Processo ad  Erri De Luca) vengano inviati a trovarsi altro modo di guadagnarsi da vivere.
Beh, per ora credo sia abbastanza: 'sto nuovo partito deve poter dire qualcosa anche su Lavoro, Scuola, Cultura, Ricerca Scientifica e Sanità.
Un passo alla volta e appuntamento alla prossima.