26 marzo 2015

Scoutismo e Militarismo: Zenit e Nadir

Infuria la polemica, in queste piccole piazzette scout del web italico, sull'accordo tra AGESCI e Marina Militare.
Tutte le news e le opinioni in merito le potete trovare facilmente sul web, dal sito AGESCI passando per la stampa e vari blog sparsi in rete.
Approfitto del fattaccio per fare un po' di (contro)informazione, invece, su un argomento relativamente mainstream:
lo scoutismo miltiarista.
E' un ossimoro
Gli scout saranno pure, secondo il metro degli standard vigenti nel Bel Paese, quasi sicuramente fessi.
Ma militaristi no.
Gli scout vestono una uniforme e non una divisa.
Uniforme da unus forma, ossia la stessa forma
Divisa, da divisione.
I Soldati indossano una divisa, noi scout no.
L'unforme serve solo in piccola parte come strumento educativo ma più efficamentente come segno di fratellanza ed uguaglianza davanti alla Legge Scout.
Qui ci vuole molto poco ad abbandonare la retorica per scadere subito nel pratico.
La classica domanda "Ma come, vi mettete la divisa coi pantaloncini corti anche in inverno e anche se piove?" contiene in sè il germe dell'errore.
Prima di tutto sono rari gli interlocutori che apprezzano la differenza tra divisa ed uniforme (e vorre ben vedere in un Paese che non distingue Berlusconi da Pisapia).
Poi, non è l'uniforme a fare garanzia di scoutismo, ma è un fattore che consente a tutti, Ragazzi e Capi, di affrontare la giornata secondo standard di uguaglianza.
E la parola uguaglianza noi la prendiamo molto sul serio.
E' vero, sarebbe molto più comodo fare attività sotto la pioggia o nella neve dotati di equipaggiamento tecnico individuale, ma sarebbe estremamente costoso per le famiglie.
Ed emarginante per chi non
Invece, l'uniforme, comoda, economica, pratica anche sotto la neve (provate a camminare un'ora nella neve in uniforme scout e in jeans e vi renderete conto che le gambe nude sono meno 'assideranti' dei jeans bagnati e gelati) permette l'accesso alle attività a tutti.
Cosa c'è di miltiaristico in questo?
L'uniforme scout, coi fazzolettoni colorati diversi da gruppo a gruppo, con i distintivi simboli di progressione personale e non di grado, è la perfetta antitesi alla divisa di un soldato, imposta dallo Stato al singolo.
Gli Scout, quando si incontrano, si mettono in cerchio: non sono irregimentati ad ascoltare l'arringa del duce di turno.
E quando vanno in fila lo fanno per motivi di sicurezza: per non essere investiti e per non perdere nessuno camminando al passo del più lento.
E non è tutto.
Il Militarismo non è nemmeno patrimonio di tutti gli eserciti.
Con un po' di buona volontà (leggendosi, per esempio, Stephen Ambrose: Cittadini in Uniforme, vs Neitzel Sönke; Welzer Harald: Soldaten) si può arrivare ad apprezzare l'enorme differenza tra l'Esercito USA della Seconda Guerra Mondiale paragonato a quello tedesco.
L'Esercio USA era fatto di cittadini in divisa fino ai più alti gradi nemmeno professionisti.
L'Esercito USA del 1930 era minuscolo, quello del 1945 gigantesco ma la Società USA del tempo era quanto di più antitetico possibile a quella nazista della Germania.
I soldati americani nemmeno sbattevano i tacchi quando si mettevano sull'attenti...
Noi scout non abbiamo gradi e non lavoriamo per fabbricare individui stereotipati in un ruolo, lavoriamo per educare, ossia per tirar fuori il meglio da ognuno.
Certo, un capo che si mette a usare metodi da sergente può sempre capitare, ma è assolutamente in errore.
Già Baden Powell, il fondatore dello Scoutismo, Generale Inglese, considerava costoro gente che urla per nascondere la propria incapacità.
Lo Socutismo è un antidoto al militarismo e chi lo considera parte del militarismo può anche tatuarsi in faccia la bandiera della pace ma così facendo si mette dalla parte del problema e non della soluzione.
Per quanto, poi, riguarda l'oggetto del contendere, ossia l'accordo tra Agesci e Marina Militare posso solo ricordare che non ci sono molti Italiani sulla faccia della terra che abbiano salvato più vite e difeso più innocenti dei marinai italiani.
E che quando si cambierà la Promessa da "Verso il Mio Paese" a "Verso quello che mi piace" ne riparleremo.
Nel frattempo, se non mi pare il caso prendere motu proprio certe decisioni senza consultare gli organi collegiali elettivi, mi da terribilemnte fastidio la spocchia pacifinta di certe posizioni al di fuori della realtà dei fatti della vita.


20 marzo 2015

Io e la Turbinosa: andare in bici al lavoro (a Bologna) parte 2

Primavera!
Oggi è il primo giorno di Primavera.
Questo implica che...
...Sono andato al lavoro in bicicletta per tutto l'Inverno.
Sì.
Nè pioggia nè temperature polari hanno interrotto il mio pedalare.
Quando ha nevicato ... sono andato a piedi.
Ci sono stati problemi?
A parte un paio di forature 'sul più bello' (di notte sotto la pioggia, di lunedì mattina) credo proprio di no.
Generalmente, gli automobilisti sono stati piuttosto corretti nei miei confronti (come io nei loro). 
Categoria migliore? I Camionisti. 
Categoria peggiore? I corrieri.
Costante universale dell'automobilista imbruttito (inclusi autisti dei bus TPER) ? 
Il sorpasso con stretta a... 10 m dalla coda di auto.
Perchè accelerare per sorpassarmi e tagliarmi la strada con di fronte a te una lunga coda di auto su cui rischi anche di andarti a schiantare?
Ecco, questo comportamento è una specie di costante universale quotidiana.
Io mi faccio sorpassare, poi sorpasso a mia volta le auto incolonnate e, statisticamente, arrivo prima io a casa che il sorpassatore a superare il semaforo.
Resta il problema del parcheggio e dei furti, altrimenti la macchina la useremmo veramente con frequenze mensili...
E siccome l'appetito vien mangiando, vi presento la "Turbinosa Mk.II", una Hoprider 300 che sto usando da qualche giorno.
Rispetto alla Weg 28" Olanda 'modello base' è tutta un'altra storia.
E' più leggera, grazie al cambio mooolto più veloce (tempi di percorrenza ridotti del 25% minimo) ed assai più maneggevole: nelle incertezze in sella alla vecchia bici vedevo segni di precoce vecchiaia, in sella alla nuova mi sono ritrovato agile e scattante da bravo Babbo Scoiattolo che si rispetti.
Ha la dinamo integrata nel mozzo, quindi giro con le luci sempre accese senza sforzo (ma acquisterò quanto prima due lucette a led a batteria per le dovute intermittenze anteriori e posteriori).
Solo il campanello fa cagare, con la levetta che si sposta in continuzione e il livello di rumore emesso assolutamente insufficiente a 'notificare' la mia presenza ai signori automobilisti.
Lo sostituirò quanto prima.


Nota di disappunto: la bici mi è stata consegnata con il deragliatore anteriore NON regolato,  le gomme praticamente sgonfie e con il parafango anteriore staccato dai raggi di supporto. Non me la prendo assolutamente con chi ha malfatto il lavoro perchè ho visto coi miei occhi le condizioni in cui ha dovuto lavorare. 
Tirata d'orecchie a Decathlon ed alla grande distribuzione in generale.
Quindi, ho fatto da me: documentarsi sul web è facile e con cacciavite e olio di gomito ho messo tutto a posto.





19 marzo 2015

La Materite e la Neve

La Materite è una malattia.
Non affligge tutti i materani: ne conosco almeno un paio che non ne sono affetti, uno guarito l'altro immune dalla nascita.
La Materite, io ho provato a curarla cercando di acuire i sintomi all'allergia a certi comportamenti di molti materani.
Ah, già.
Non ho finito di definire la Materite perchè non è definibile, la si capisce solo se ci si ammala un po'.
Infatti, la Materite colpisce pure i non materani.
E ne conosco di infetti provenienti da terre insospettabili ...
Eppure io ci provo a curarmi.
Ad espormi a trattamenti shock.
Ad esempio, quest'anno, durante le vacanze di Natale, ho trovato le cose un po' peggio.
Altri palazzi tirati su o in via di costruzione.
Quelli tirati su già tutti venduti.
E quasi tutti vuoti.
Poi, ha nevicato a Matera.
Pochi centimetri in un paio di giorni.
La Città, in cui nevica raramente, è rimasta completamente paralizzata.
Troppi, tra i miei concittadini, hanno assunto comportamenti che definire antisociali sarebbe ridutivo.
Nonostante l'allerta meteo, in troppi si sono messi in macchina senza valide ragioni.
In troppi si sono messi in macchina senza aver idea di come guidare in condizioni di scarsa aderenza.
In troppi si sono messi in macchina senza disporre di gomme termiche e/o catene, senza nemmeno prendersi cura di ripulire i finestrini e 'guidando' attraverso un'unica sottile feritoia stile carro armato praticata sul parabrezza con due dita.
Così, una città che dall'estrema periferia al centro si percorre a piedi in meno di mezz'ora, è rimasta paralizzata per due giorni, immobilizzata da lunghi cordoni d'auto bloccate da una precipitazione nevosa che si può misurare in millimetri più che in centimetri.
Ma anche i pedoni hanno voluto dare il loro allegro contributo. Nel corso della mia unica escursione in auto (con gomme termiche e catene a bordo) ho assistito a numerosi casi di pedoni che si buttavano sulla carreggiata senza guardare, di spalle, mettendo a serio rischio la propia ed altrui pelle e contribuendo ad ulteriori problemi per gli automobilisti già in difficoltà.
E chi aveva bisogno dell'auto per lavorare o per servizi urgenti (o per turismo) ed era perfettamente equipaggiato per affrontare la neve è rimasto ostaggio  di troppi automobilisti e pedoni il cui comportamento oscillava tra le più disparate violazioni del codice della strada ed il tentato omicidio.
Per aggiungere la beffa al danno la Città aveva radunato per tempo da Privati spargisale e spalaneve...rimasti imbottigliati tra gli automobilisti kamikaze...
Per completare il quadretto mi sono ritrovato a far visita ad una bravissima persona che abitava in un nuovo condominio con un'altra decina di famiglie e a nessuno che fosse venuto in mente di buttare dal balcone un pugno uno di sale sul cortiletto interno di accesso al portone di ingresso che è rimasto per giorni una solida e pericolosa lastra di ghiaccio su cui tutti hanno pattinato: "Non è mica solo mio il palazzo" (Sic.)
Per il ciclo: aevoglia a dare la colpa ai politici ...
Nulla da fare.
La materite non passa.
Prevale comunque l'amore per quel popolo testardo nell'ottusità ma tra cui si può lasciare la macchina aperta e non si avrà mai paura dell'altro.
Tra poco arriverà, con la Santa Pasqua, il tempo di un'altra breve incursione.
Temuta più che desiderata.
Perchè ogni partenza sommerge ogni ritorno.
A complicare le cose c'è pure di mezzo la campagna elettorale per le Comunali: #Matera2015 si avvicina a grandi balzi e ci consola pochissimo il catastrofico degrado di un inizio campagna elettorale a cui anche i più sedicenti puri tra i sedicenti  puri che mi guardavano dall'alto in basso 5 anni fa per il mio impegno nel PD  hanno, in questi mesi, partecipato con involontaria ma spassosissima vis comica.
Ci sarà sempre il problema di rispondere in maniera non violenta al violentissimo assalto elettorale che ci attende.

Noi vorremmo poter guarire da questa malattia.
Liberarci.
Ma ciò che non riuscì ad Ulisse tra le braccia di Circe riuscirà mai  a noi?



12 marzo 2015

Versetti Pericolosi di Alberto Maggi

Ho conosciuto Alberto Maggi con questo breve commento al Vangelo di Luca.
Versetti Pericolosi.
La prima supposizione, il pregiudizio, per farla breve, su un commento al Vangelo con questo titolo, è che il pericolo deve essere per qualcuno o qualcosa di cattivo.
Che il Vangelo sia pericoloso è noto, lo dice Gesù in prima persona: Vengo per Dividere.
Il Pericolo.
Torniamo al Pericolo.
Il Pericolo è qualcosa da cui siamo abituati a fuggire.
Il Pericolo è morte, dolore, sofferenza, paura.
Di primo acchito, il Pericolo dei Versi del Vangelo di Luca è per chi se lo merita: i cattivi, la Morte, Satana, chissà.
Ecco, ho iniziato a leggere con questo pregiudizio nel cuore.
I Versetti sono Pericolosi per me.
Prima sono stato colpito dalla dettagliata spiegazione della situazione sociale di Israele.
Il contesto storico dei Vangeli mi era noto superficialmente.
Certo, sapevo dei Romani, della divisione tra Giuda e Samaria, delle legioni della Provincia di Siria, del regno cliente di Erode.
Ma non avevo idea della complessa trama di rapporti tra classi sociali, perfettamente descritta nei Vangeli ma invisibile, praticamente, ai nostri occhi moderni.
Drammatica, ad esempio, è la decifrazione dell'episodio dell'Adultera, hollywoodianamente affidato a fomose attrici mentre "quella che trascinano davanti a Gesù è una ragazzina, tra i dodici e i tredici anni"
Alberto Maggi legge il Vangelo.
Tutto qui.
A pensarci bene tutto il testo non è altro che una nota a piè pagina della Buona Novella.
Maggi legge il Vangelo pericolosamente.
Devo confessare di essere stato molto a disagio nella lettura.
Alberto Maggi descrive un Cristo che intuivo, per fortuna, sin da bambino.
Ma lui si spinge fin quasi alla dimostrazione matematica della sua rivoluzionaria azione per l'Uomo.
Man mano che le pagine scorrevano veloci il mio disagio è aumentato.
Non è il caso di girarci attorno: il Cristo inviso al Potere, al Clero, alla Religione Formale che innalza supposti dogmi morali sopra il bene dell'Uomo, oggi, non si troverebbe esattamente nella stessa situazione di duemila anni fa?
"Quando il bene della persona non è trattato come unico valore assoluto, ma al suo posto si sostituiscono la dottrina, l’onore e il prestigio dell’istituzione religiosa e della casta sacerdotale, ogni sorta di male è possibile, dalle menzogne ai tradimenti, dalla persecuzione all’omicidio".
"Gesù sta dichiarando che non è il peccatore che va in cerca di Dio, ma è il Signore che lo va a cercare, e, quando lo incontra, non lo umilia e castiga per i suoi peccati, ma gli fa sperimentare il suo abbraccio affettuoso"
La Gioia di vedere ancor più aumentata la carica d'Amore che la Buona Novella ci porta in Dono è strettamente legata al Pericolo e al Coraggio che questa Lettura porta in dote.
Sentivo da sempre in cuor mio che è così.
Scopro quanto sia ancora maggiore il Coraggio necessario ad andare fino in fondo.
Per fortuna, non da solo.
E assieme ai miei vecchi e nuovi fratelli di Strada, Scribi e farisei, abbondantissimi ancor oggi, ci faranno compagnia lungo la strada fino al perdono finale.
E magari essere al loro fianco, alla fine, nel ruolo del buon ladrone.


11 marzo 2015

Costruire per distruggere


C'è sempre un ottimo motivo, sicuramente legale, per tagliare un albero che si ritiene pericoloso.
Non si trovano mai motivi per demolire il cemento illegale, inutile, speculativo, pericolosissimo non solo per l'ambiente ma per le vite degli altri.
Quegli altri strozzati dalla speculazione che arricchisce pochissimi, dà da campare a pochi e fà emigrare.
Gli altri.
Le vite degli altri: non valgono forse più degli alberi?


9 marzo 2015

#isisminaccia: sì, vabbè, ma siete dilettanti...




PS: Bravi a Twitter: chiudono l'account satirico di @isisminaccia ma non sono capaci di chiudere quelli atroci delle belve. 
O gli fa comodo?

8 marzo 2015

#iostoconerri: La Parola Contraria

Ho comprato e letto nel giro di qualche ora il pamphlet di Erri De Luca scitto sul suo processo per 'istigazione a delinquere'.
In seguito ad una intervista pubblicata da De Luca sull'Huffington Post del 1 Settembre 2013, il legale rappresentante della LTF sas, la ditta francese che sta costruendo la TAV in Val Susa, denuncia direttamente "all'attenzione" dei P.M. che si 'occupano' dei movimenti anti TAV (un po' come entrare al pronto soccorso con un ginocchio sbucciato per farsi visitare direttamente dal Primario di Neurologia) il fatto come istigazione a delinquere
Il pamphlet non è un'autodifesa.
Quella avverrà in sede processuale.
Perchè De Luca (di cui non ho letto nessuna opera) è stato rinviato a giudizio.
Qui potete trovare l'articolo incriminante.
Fatevi una opinione.
Trovo poco senso nel riassumere quello che De Luca ha scritto nel suo libricino di 62 pagine ed € 4 di prezzo.
Mi ha colpito la sua schiettezza morale, il suo coraggio.
Mi hanno colpito le sue parole.
Non sono, in linea di principio, contrario alla TAV ma ho sempre avuto i miei dubbi.
Erri De Luca non mi convince, in merito.
Mi convince completamente sul campo della lotta giusta contro la denuncia per istigazione a delinquere.
De Luca fa comparire nella mia mente, con le sue parole contrarie, una contiguità perfetta, con buona pace di ogni Travaglio di turno, tra la criminalità economica, i picchiatori ed i torturatori in divisa del G8 di Genova ed i giudici che, impunemente, possono sentenziare di vaccini ed autismo senza assumersi nessuna responsabilità delle atroci conseguenze del caso.
De Luca mi ricorda una cosa semplice: la Magistratura è la Magistratura Italiana: solo un altro ingranaggio della stessa automobile di quello Stato che divora i suoi figli.
Al processo, a porte chiuse, secondo tradizione ottocentesca, Erri De Luca sarà da solo.
Le sue Parole, contrarie a tutto questo, no.

Babbo Scoiattolo alla ricerca dei sette punti neri

Nella mia vita la Pianura è eccezione, non regola.
Il crepaccio della Gravina di Matera, il Pollino: ecco i miei orizzonti naturali.
L'abitudine a salire, ad arrampicarmi, mi ha accompagnato sin da piccolo e forse è anche per questo che soffro di vertigini: il precipizio ti entra dentro.
Il problema è quando ti trovi, inaspettatamente, in pianura.
Fisica e lavorativa.
Quando la tua vita cambia e non riesci ad abituarti che quelle salite, quelle rocce, non ci sono più.
Dovrebbe essere tutto più semplice ma più semplice non è.
Così, pur con la miglior situazione lavorativa in tasca da dieci anni a questa parte, stabilità affettiva ed un tetto sulla testa, mi è diventato subito evidente che non stavo facendo Servizio lievemente.
Che uscire di casa per ogni attività legata allo Scoutismo mi stava costando molto, troppo.
Perchè lo Scoutismo è un servizio impegnativo ma non pesante.
E se lo senti pesante ...
Il mio cuore voleva abbandonare tutto.
La mia mente ha perseverato.
Bisognava solo aspettare che il ghiaccio del primo anno bolognese si sciogliesse.
Per un Capo, pur esperto, formato, brevettato, laureato stile zaino e scarponi, che alle uscite di gruppo si portava due scolte tipo bodyguard per tenere lontani i facinoros ehm, i lupetti, l'impatto con un Cerchio è completamente spiazzante.
Chi non ha nessuna esperienza di branca L/C come me si ritrova a cominciare letteralmente da zero.
Ed è bellissimo.
Ricominciare da zero.
No, non parlerò dell'impatto emotivo del rapporto tra Babbo Scoiattolo e le Coccinelle.
Sarebbe vanità.
Parliamo, piuttosto, della meraviglia che ancora ti viene quando scopri un mondo nuovo, anzi:
il mondo nuovo.
Il Mondo Nuovo che queste bambine faranno partendo da questi primi passi nello scoutismo fino a diventare Guide Scolte e Donne della Partenza.
Ma, forse, questo è ancora più banale dell'emozione di allacciare per la prima volta le scarpe da trekking a chi ti chiede da un metro più in basso:
"Bill, mi allacci le scarpe per favore?" *
Il fatto è che la banalità inizia a diventare qualcosa di prezioso mentre tutti si affannano a cercare un'eccezionalità propria, peculiare, eterna.
Fino a raggiungere quell'altezza che più mi da le vertigini.
Costruirsi una carriera, una vita fatta di apparente prevaricazione anche solo di idee nella Politca, nell'universo parallelo del web, in ufficio, per poi ritrovarsi il Sabato Pomeriggio a non avere nessuna, nessuna possibilità di fingere.
Cocci, la piccola coccinella, cerca prima nel Prato, poi nel Bosco ed infine sulla Montagna i sette punti neri che il suo antenato ha perso nel trambusto e nella fretta di raggiungere l'Arca di Noè durante il Diluvio Universale.
Un mesetto buono ce l'ho messo a rendermi conto che avrei fatto meglio a mettermi in cerca pure io dei miei sette punti neri.
E che allacciare quel primo paio di scarpe è stato uno dei miei più significativi gesti di servizio.
Non me ne vogliano i miei E/G ed R/S, ora diventati giovani adulti, di questa mia confessione: sono loro che mi hanno insegnato ad essere Capo.
Sono loro che hanno dovuto pagare i miei errori ed a loro vanno le mie scuse per tutte le mie mancanze dell'epoca.
Arriva il momento in cui ci si mette alla prova, si desidera il successo e quando lo si raggiunge si prova compiacimento ed orgoglio.
Che passa, quando il successo si manifesta effimero, quando diventa eccezione in una quotidianità che oscilla tra fallimenti e pareggi.
E allora?
Cosa fa un capo E/G - R/S al suo primo mese di L/C?
Si mette a cercare anche lui i suoi punti neri smarriti.
Non si limita a 'mettersi in ascolto' come buona prassi.
Si mette a cercare le competenze che gli mancano.
Dopo tanti anni torna, per lui, il tempo della 'Scoperta'.
Ogni scoperta è un traguardo sì eccezionale, unico, irripetibile.
L'ambiente del Bosco, la Jungla, il magnifico Staff che ti ha accolto, le preziose confidenze delle bambine e il gioco sfrenato nei pomeriggi d'inverno nei prati dietro la Chiesa:
scoprire nuove vie, nuove persone, adulte e bambine, scoprire un e stesso felicissimo di balzare oltre il fosso e scivolare nel fango nel tentativo (fallito) di far meta.
Scoprire un Metodo di crescita che si salda con quelli già noti delle altre branche, scoprire un modo diverso di relazionarsi, scoprire, scoprire, scoprire.
Scoprire di avere ancora tanta voglia di scoprire.
E il fardello del cuore evapora, non certo in un'ora ma evapora.
Il peso nel cuore si trasforma. E allora il Servizio ti interroga, a tu per tu, sulle tue motivazioni.
E ti tocca scrostare, con olio di gomito, tutte le emozioni effimere, come quando riempi lo zaino per la Route.
Fai il Capo perchè ti ricordi di quando eri ragazzino. Via.
Fai il Capo perchè ti piace vivere all'aria aperta. Via.
Fai il Capo perchè così puoi continuare a fare le famigerate buone azioni di BP.
Via.
Via un'altra mezza dozzina di motivi.
Nessuno dei quali, magari, negativo.
Solo superfluo.
Hai i tuoi guai, sei dovuto andar via dalla tua Città in 'età matura', eppure ti ritrovi a dormire in sacco a pelo una sera di gennaio.
Ci deve essere qualcosa di solido, sostanzioso, immateriale a far da scheletro alle tue fragili intenzioni.
Allacciare una scarpa a una bambina è una buona traccia di quello che intendo...
Riconoscere in un gesto banale, semplice, indispensabile l'unicità del Servizio Gratuito ai più piccoli non come momento 'elevato' di scelta elitaria, ma come quotidianetà, banalità anche ripetitiva, magari, di ricerca della persona più importante per tutti noi:
il Nostro Prossimo, da amare come noi stessi.





* Nota: il mio nome nell'universo fantastico del Cerchio è Bill, alias di Babbo Scoiattolo: nome breve e facile. Avrei preferito Ken, in omaggio all'indimenticato Guerriero di Hokuto: ha pure i sette punti neri addosso ma verrebbe scambiato dalle bambine per il trombamico di Barbie: meglio evitare.