29 giugno 2012

La scomoda sconvenienza della legge del tutto o del niente.

Mi sono imbattuto spesso, in questi mesi di crollo civile, in manifestazioni di aperto disprezzo verso qualsivoglia forma di collaborazione con la Politica Partitica.
Non me ne meraviglierei affatto se i soggetti del caso potessero accampare pretese di innocenza rispetto allo status quo secondo i propri stessi criteri di valutazione.
Chi sono gli innocenti in questo paese?
Forse, solo gli elettori di qualche Partito mai compromesso con scelte scellerate impegnati in attività di volontariato utile e dal cristallino comportamento pubblico e privato e lavorativamente immuni da ogni sospetto.
Gli altri, il 99,99999% della Popolazione, in pratica, no.
Non che siano colpevoli.
Semplicemente, non possono affermare nè, razionalmente, davvero convincere gli altri di essere le innocenti verginelle che ritengono di essere.
Perchè non possono provare di essere diversi, non secondo il buon senso comune, ma secondo i propri stessi criteri di valutazione che tanto si dilettano ad esporre in pubblico.
Quello che non è chiaro, che so, ad un Docente Universitario o a un Dipendente della Pubblica Amministrazione o ad un qualunque altro privilegiato rispetto alla norma corrente, è quanto appaiano ridicoli ed ipocriti nel manifestare disgusto per la Politica Partitica in generale, per due motivi concomitanti: l’impossibilità banale nel prendere le distanze dal marciume di cui sono partecipi e nel non rendersi conto della prima, silenziosa,  domanda che viene in mente all’interlocutore a  cui manifestano il proprio disprezzo è SEMPRE: “Ma tu vorresti farmi credere di non essere lì per raccomandazione di un altro politico? Di essere davvero l’unica mosca bianca priva di peccato originale?
Lo so, se uno si ritiene davvero puro ed incontaminato è difficile che gli venga in mente di essere comunque giudicato così dal prossimo suo, ma capita nelle migliori famiglie.
Se sono tutti uguali, allora siamo tutti uguali.
Se nessun altro è lì per merito perchè dovreste essere proprio voi l’eccezione?
Quindi, così sia.
Contenti voi.
E’ il vostro stesso parametro di giudizio che vi condanna.
Intendiamoci, io non solo non lo credo, ma so e ho le prove di quanto questo sia falso.
E di quanto sia anche abbastanza semplice informarsi e distinguere.
Tuttavia, abbiate pazienza. Non sono io che vi considero uguali allo Scilipoti di turno. Siete voi che lo affermate quando mi venite a raccontare “Ah, quel partito lì? Ah, quella gente là?” Dal basso della vostra posizione di privilegio, per vostra stessa tacita ammissione ottenuta da ‘quell’altro partito e da quell’altra gente lì’.
Quindi, cari voi, rassegnatevi. Non allo status quo.
Ma alla precisione suffragata dai fatti.
Perchè le generalizzazioni ci rendono cloni.
E davvero servi.

28 giugno 2012

25 Giugno 2012, Matera: Software Libero ed Open Data: come ti cambiano la vita. Un Resoconto Personale


Dopo lunga preparazione siamo riusciti a realizzare un convegno su Software Libero ed Open Data a Matera.
L’ambito?
La Politica.
Ossia, la possibilità di trasformare idee in azioni concrete.
Per chi mi conosce è superfluo, ma per gli altri lettori di queste parole è bene ricordare il mio impegno per la diffusione di Software Libero e l’adozione degli Open Data come parte fondante del mio impegno Politico e Sociale.


Ai ragazzi degli scout ho sempre detto che “usare linux è il modo scout di usare il computer”
Durante la campagna elettorale e durante il mio impegno nella Segreteria del Partito Democratico Materano ho portato il vessillo della Causa dell’Open Source & C. sempre con me, fino ad arrivare al convegno del 25 Giugno.
E poi ci sono i 5 Linux Day.
Esperienze preziose, insostituibili e basilari.
Senza i Linux Day non avrei conosciuto le Persone che si stanno dimostrando capaci di portare avanti in solido iniziative che abbiano effetti concreti, oltre la simpatia e l’entusiasmo degli episodi una tantum.
Sono le Persone il dono più prezioso della mia avventura nel Software Libero.
Ed è stato grazie a tante persone se siamo riusciti ad organizzare questo evento che reputo fondamentale per le speranze di miglioramento della Vita di Basilicata.
Perchè una Legge su Software Libero ed Open Data, se ben fatta, approvata rapidamente ed applicata in spirito al più presto avrebbe un devastante impatto sulle inefficienze amministrative, sui costi di gestione, sulle lungaggini burocratiche e sulla spesa improduttiva.
E consentirebbe di aumentare il tasso di occupazione sia in maniera diretta che attraverso la liberazione per le imprese dalle catene del Software Proprietario.
Inizio da qui.
Dalla testimonianza di una migrazione già completa.
Inizio dai fatti.
Andrea Bonani, il gentilissimo coordinatore del progetto FUSS per conto dell’Intendenza Scolastica della Provincia di Bolzano, è stato chiaro nella sua preziosa testimonianza.
La migrazione al Software Libero è possibile, dato che è già successa.
Non è un evento mitico, un mantra mistico.
E’ accaduto, anni fa, in Italia, che una amministrazione pubblica abbia deciso di smettere di spendere € 270.000,00 all’anno in licenze proprietarie ed abbia reinvestito quella somma in migrazione ed occupazione di 7 tecnici.
E’ successo davvero. Ed Andrea Bonani ne è la prova vivente. 
Non solo.
Nel suo intervento ha anche dato la disponibilità a divulgare le metodologie e le soluzioni ai problemi incontrati durante la migrazione, perchè la conoscenza del Pubblico può e deve restare del Pubblico.
A Bolzano sanno come si fa perchè l’hanno fatto. 
E ci dicono: se volete farlo anche voi fate un fischio.
E’ da questo punto che dobbiamo partire.
E’ una questione di volontà che una Legge deve poter tutelare.
Noi chiediamo una Legge che tuteli la volontà di migliorare le cose.
Torniamo, quindi, all’evento.
Non ringrazierò mai abbastanza Margherita Di Leo (Consigliere Ass.ne GFOSS.it, Associazione Italiana per l’Informazione Geografica Libera) per aver accettato di assistermi anche in questa iniziativa. 
Ogni volta che viene a Matera, per lei sono 4 ore di strada tra andata e ritorno.
Ed il suo contributo non si è limitato a fare quello che le avevo chiesto, ossia una introduzione per un pubblico non tecnico, degli argomenti in questione.
Margherita ha fatto propria l’iniziativa fino a riuscire a trascinare a Matera da Trento Maurizio Napolitano, presidente dell’Italian Linux Society e Tecnologo della Fondazione Bruno Kessler, Open Knowledge Foundation Italia. 
Ha tolto ogni dubbio agli astanti su cosa sia il Software Libero affrontando di petto anche la celeberrima domanda scomoda: “Ma se il Software Libero è così buono e bello come mai non usiamo tutti solo quello?” 
Margherita ha smontato la falsità del teorema snocciolando con eleganza i fatti: politiche monopoliste, politiche commerciali scorrette e semplice disinformazione, tutti fattori importanti ma aggirabili anche grazie ad una Legge ad hoc.
Ecco QUI le slides del suo intervento.
Maurizio Napolitano, dopo,  ha incantato la platea con la sua esposizione chiarendo un paio di concetti fondamentali:

  1. Tutto si può fare, basta la volontà. Ma una volontà che non nasce dal nulla e che necessita di una strategia comunicativa efficace.
  2. Il XXI secolo è il secolo del software, come il XIX quello dell’acciaio. L’apertura dei dati può portare a risvolti positivi impensati. 


Ecco QUI  e QUI le slides del suo intervento.
Questo genere di contributo specialistico è fondamentale per una corretta impostazione della Legge e della progettazione di come migrare al Software Libero e di come adottare politiche di Open Data.
Io credo che una legge ben fatta sul Software Libero e gli Open Data per la Basilicata sarebbe una concreta rivoluzione.
Una specie di “Reinvenzione” della Stampa dei nostri tempi.
Mi è stato detto, in fase di preparazione del convegno:
“Ma il software libero mica mi paga il mutuo”
Ad una obiezione di questo tipo  dovrebbe essere sufficiente rispondere banalmente: “E invece sì: il risparmio ed i maggiori introiti da nuova occupazione permettono di abbassare le tasse e se per esempio non paghi più l’IMU, beh, questo ti aiuta a pagare il mutuo”
Invece, ritengo che la risposta a questo genere di obiezioni debba essere culturale.
E Politica.



Perchè è compito della Politica trasformare le migilori idee in migliore realtà.
Ecco la vera novità del Convegno: l’aver visto un Consigliere Regionale scendere dal palco dei relatori per sedersi tra il pubblico ad ascoltare e a prendere appunti delle relazioni di Napolitano e Di Leo.
Ed esprimersi riguardo il Software Libero e gli Open Data come un bene comune.
Ed un Senatore che esprime in pochi minuti un progetto coerente di innovazione culturale incardinato sull’approccio tecnologico da noi proposto non è roba di ordinaria amministrazione.
Sono certo che sia il Consigliere Regionale Enzo Santochirico che il Senatore Vincenzo Vita siano intimamente convinti dell’importanza di questa opportunità e che faranno di tutto, nei rispettivi ambiti, per concretizzarne il buon esito.
Ora si apre il tempo della discussione pubblica.
Ma nei tempi e nei luoghi del Web.
Esiste già un sito provvisorio (http://softwliberoedopendataperlabasilicata.blogspot.it/) per raccogliere proposte e discussioni.
Ora è tempo di pensare a quale legge, quali meccanismi attuativi, quali incentivi proporre.
Di scontrarsi e dialogare per arrivare entro Settembre a delle bozze di DDL che possono e devono essere tra le più avanzate mai prodotte in Italia.
Non è assolutamente tempo di cantar vittoria.
Ma posso tranquillamente permettermi di essere soddisfatto per la dimostrazione di concretezza che il mio pluriennale sforzo politico nel campo sta producendo.



Si può fare,
facciamolo.

27 giugno 2012

Parole Semplici






Oggi ho voglia di raccontarvi una storia.
Quella di un terrazzo con vista sui Sassi di Matera, di voci, violini e di ali di rondine.
Tutto è cominciato qualche tempo fa.
Quando, tra i lettori di questo blog scopro un certo Andrea Semplici.
Ricambio la cortesia ed inizio a seguire anche io le sue parole sul web.
I titoli parlano di viaggi, le parole di uomini e anime.
Finchè, qualche settimana fa, mi viene presentato in carne ed ossa a Matera da Francesco.
E proprio a casa di Francesco ci siamo trovati seduti ad ascoltare.
La diffcoltà di questo post è nel definire in parole quello che è davvero successo.
Ascoltare è oggettivamente un termine corretto.
Una terrazza sul tramonto dei Sassi.
Musica dal vivo suonata da le "Teste Semplici".
E parole.
Le parole, banalmente, si ascoltano.
Eccezionalmente, ti portano lontano.
Stasera mi è successo questo.
Quando Andrea Semplici ha iniziato a parlare di Ernesto Che Guevara il cielo era, ormai, del più perfetto azzurro ramato che Matera possa offrire.
Ed è stato come scivolare in un sogno ad occhi aperti.
Ascoltavo la storia del Che bambino mentre guardavo la danza di falchi grillai e rondini nel tramonto.
E non ascoltavo più, soltanto.
Mi sembrava di vedere.
Di vedere l'asado in un giardino assolato.
Le colline delle sierre argentine.
Di assaggiare il mate per le vie di Buenos Aires.
E la motocicletta Norton imbarcata sul traghetto del lago Nahuel Huapi tra Argentina e Cile.
Andrea, parlando dell'asado, mi ha fatto venir fame e voglia di leggere qualcosa di più sul mondo che ha descritto in parole e musica.
Fame fisica e fame di altre parole, di altre immagini sulle ali di rondini e gheppi, sempre più radi nel cielo del tramonto.
Dopo, una festa con cena squisitamente vegetariana, con cialledda e cuscus capaci di cancellare in un amen l'acquolina in bocca per gli arrosti descritti poco prima.
E ancora parole di terre lontane come l'Etiopia e risa e calore diverso dalla calura dell'Estate.
E' stata una splendida serata, grazie a Mariella e a Francesco per l'ospitalità e ad Andrea (e le Teste Semplici) per i sogni.
Chissà in Argentina, nel cielo dell'Estate Australe, che uccelli sfrecciano al tramonto?




16 giugno 2012

He Was My Brother


Il Tenente Roberts  sbucò dal portellone come un nuotatore dal fondo del mare. Diede una rapida occhiata attorno per avere conferma visiva di quello che sapeva già, ossia che tutti i suoi fossero sani e salvi e si accese un sigaretta, mettendoci un sacco di tempo: gli tremavano le mani nel sole accecante del novembre africano.
Tentava di darsi un contegno, in cima alla torretta del Crusader Mk II.
Ispirò la prima boccata di fumo e non fece neppure in tempo ad espirare che iniziò a vomitare sui fianchi della torretta del carro armato.
Al primo conato ne seguirono molti altri.
Roberts aveva ventiquattro anni ed era appena sopravvissuto al suo primo combattimento tra carri armati.
Il Sergente Petersen, un reduce di Dunkerque coetaneo dell’ufficiale, lo sollevò di peso dalla torretta e lo aiutò a scendere dal carro armato.
“Tenente, venga giù, si metta all’ombra e beva un po’ d’acqua.”
Roberts si lasciò accompagnare e si sedette nella sabbia sul lato in ombra.
I 4 tank del suo plotone erano fermi e distanziati tra loro in ordine sparso, esattamente dov’erano quando la rapida battaglia coi carri armati italiani era finita pochi minuti prima.
Peteresen era contento del suo Tenente. Vomitare dopo aver appena scansato una morte atroce è perfettamente normale, che sia la prima come la centesima volta.
Roberts gli era stato subito simpatico.
Da novellino, aveva ascoltato con umilità, non era stato arrognate con gli ‘uomini’, dei ragazzini di vent’anni terrorizzati dal frastuono dei propri stessi carri armati e prima di andare al circolo ufficiali aveva sempre cura che tutti i suoi soldati fossero ben sistemati.
Cosa ancor più notevole, era riuscito a non far ammazzare nessuno dei suoi nell’assalto frontale alle posizioni dell’Asse, poco prima, nel corso del suo primo vero combattimento.
Quindi, il Sergente fu ben lieto di aiutare il suo superiore a rimettersi in piedi.
“Signore”
Il Tenente tremava come una foglia
“Signore, si faccia forza, tra cinque minuti dobbiamo essere di nuovo in moto.”
“Gli altri?”
“Non lo so, noi ci siamo tutti ma …”
“Ma?”
“Il Capitano non risponde e sulla destra ci sono troppi carri in fiamme per essere solo dei dago! 
Il Tenente Mitchell grida nella radio dall’inizio di questo casino e...”
“Va bene, grazie, ora va meglio”.
Roberts si alzò, si appoggiò al carro, come per ricevere energia dal motore da 340 HP.
Gli avevano detto che gli italiani sarebbero scappati al primo colpo, invece il reggimento si era schiantato contro una resistenza durissima.
Dall’ M14 italiano in fiamme arrivò assieme, col vento del deserto, una zaffata nauseabonda di carne bruciata e grida animalesche.
Roberts vomitò di nuovo e Petersen fece fatica a non imitarlo.
Ma, questa volta, Roberts non si sedette, si pulì la faccia con i guanti e si avviò a passo svelto verso le urla seguito da Petersen.
L’M14 bruciava con una figura umana indistinta che ardeva mezzo fuori dal portellone anteriore.
La torretta, che l’esplosione delle munizioni aveva scagliato lontano non bruciava quasi più.
A pochi metri di distanza la scena che bloccò per un istante il correre dell’ufficiale.
Un uomo, coperto di sangue agonizzava nella polvere mentre un altro, si agitava urlando al suo fianco. Tentava, in ginocchio, di farsi ridare da un fante inglese una borraccia, mentre un altro fante  si divertiva a prenderlo a calci.
Roberts non conosceva i soldati di fanteria lì attorno, ma si precipitò, di corsa, urlando: “Fermi, Cristo, fermi, cosa cazzo state facendo, fermii!”
Petersen di rimando, cominciò anche lui ad urlare.
Va bene strapazzare un po’ i mangiaspaghetti, ma così no, e poi il Tenente aveva parlato.
“Brutti figli di puttanta, fermi lì”.
Ma i due uomini arrivarono praticamente prima delle proprie urla.
Roberts praticamente scippò la borraccia al primo soldato mentre Petersen dovette trattenersi dal placcare il secondo.
L’italiano disteso per terra era un ufficiale con le gambe bruciate ed il dorso coperto di ferite.
Petersen ne aveva visti tanti ridotti così: le corazze dei carri armati italiani non erano saldate, ma imbullonate. Quindi, spesso capitava che i proiettili inglesi non ne perforassero la corazza ma che l’urto del colpo comunque spezzsse i bulloni che si trasformavano in una grandine mortale per l’equipaggio all’interno.
Ma non perse neppure dieci secondi a guardare il moribondo, perchè già urlava contro i due fanti: “Pezzi di merda che non siete altro, vi faccio arrivare a Tripoli a calci in culo! Io vi..”
E voltò le spalle al suo Tenente.
Roberts, con la borraccia in mano, si chinò verso l’italiano che piangeva.
Era scuro, sporco di fuliggine e, ad un’occhiata più attenta, abbastanza bruciacchiato pure lui. Gli porse la borraccia. Ma non aveva nessuna intenzione di mettersi a guardare l’altro, che si dissanguava sulla sabbia, non aveva nessuna intenzione di guardare in faccia l’uomo che aveva ammazzato. 
L’italiano, invece di bere, si gettò subito di fianco al commilitone morente cercando versargli l’acqua tra le labbra bruciate.
Roberts non capiva una parola della lingua di Dante, ma comprese che erano parole di vero affetto e disperazione. 
Gli cadde l’occhio sul corpo del ferito ed un conanto di vomito lo soffocò.
Il puzzo di bruciato, gomma e carne, del resto, erano lì lì per farlo vomitare comunque e pensò che fosse arrivato il momento di risalire sul proprio tank.
Fu un piccolo scintillio a cambiare tutto.
Su quel corpo straziato, bruciato, rosso solo di sangue, un luccicare dorato a forma di giglio.
“Non può essere” Pensò Roberts.
Si costrinse a guardare.
Si inginocchiò di fianco all’uomo agonizzante.
La nausea era scomparsa, sostituita da un’angoscia violenta.
Sulla divisa bruciata e sporca di sangue brillava, inconfondibile, il giglio scout.
ASCI, c’era scritto sotto.
Roberts iniziò a frugarsi freneticamente nella giubba, finchè trovò quel che cercava.
L’altro italiano pareva non essersi accorto di nulla, come il ferito.
Il Sergente Petersen, invece, non riusciva proprio a capire cosa stesse facendo il suo capo.
Va bene impedire di maltrattare i prigionieri, ma mettersi a curare moribondi non è proprio il caso.
Nelle mani del Tenente comparve una specie di spilla dorata.
Petersen si avvicinò, per capire meglio cosa stesse succedendo.
Roberts sapeva che l’uomo morente non poteva capirlo, ma almeno sperava che potesse ancora sentirlo.
Gli agitò davanti al viso il giglio scout e l’ufficiale italiano se ne accorse.
Per un breve attimo cambiò espressione e disse qualcosa, qualcosa che Petersen non capì.
Poi, con un gorgoglio soffocato, spirò.
E restò solo il pianto dell’altro uomo.
Roberts deglutì e prese con se il giglio italiano dal corpo immobile.
Petersen gli era alle spalle.
Sconcertato, decise di non intervenire e di attendere.
Roberts pensava, ma pensava anche che non c’era nulla da pensare.
Doveva alzarsi, badare ai suoi uomini e nient’altro.
Anni dopo avrebbe ricostruito meglio i pensieri di quei pochi secondi, ma una cosa gli rimase per sempre nel cervello.
L’espressione del viso del suo Sergente quando gli fornì in quattro parole l’unica spiegazione di cui disponeva:
“He was my brother”


EDIT: Immagine proveniente da QUI, dove ho rintracciato anche il testo originale del racconto scout che ha ispirato la mia rivisitazione. Me lo aveva fatto leggere il mio Capo Reparto quasi 30 anni fa e ho potuto ritrovare il testo originale grazie ad un commento qui sotto.

Una Promessa ed una Nomina a Capo

Non credevo che sarebbe stato così emozionante.
Pensavo ad altro, probabilmente.
Come non avrebbe potuto essere emozionante la Promessa di una ragazza di vent'anni che entra in una nuova casa solida per la vita?
Per non parlare della Nomina a Capo, il cui valore in sacrificio e fatica non può essere quantificato a sufficienza per farne capire il peso a chi non ha dovuto portarlo.
Il significato di questa Promessa, di questa Nomina, si riassume con una sola parola:
Speranza.
Speranza per la mia bella Comunità Capi, così meravigliosa nella Fiesta post cerimonia, Speranza per il cammino della nostra nuova Sorella, Speranza per il completamento dell'Iter di formazione di un'altra.
Speranza per l'Agesci che si dimostra viva e vitale nonostante le difficoltà.
Speranza per tutti i ragazzi che ci sono e ci saranno affidati.
Ad Angela, che ha promesso di fare del suo meglio e a Mary, che entra a far parte del Clan Gilwell, va il mio semplice augurio di Buona Strada.


Quale legge Regionale per Software Libero ed Open Data?

Lunedì 25 Giugno si terrà qui a Matera questo convegno:



Arrivare ad organizzarlo ci è costato parecchio.
In tempo, energia e pazienza.
Non ne sono sicurissimo, ma credo che questo sia il primo convegno del genere in Basilicata.
Un consigliere regionale ed un senatore che sono decisi ad abbracciare la causa del software libero e degli open data non sono propriamente merce comune nell'Italia del 2012.
Ed è di persone così che abbiamo bisogno.
Perchè una buona legge può essere scritta ed ispirata dalla Comunità che si è formata organizzando i 5 Linux Day materani, ma deve essere approvata da una maggioranza politica.
Certo, prendo atto che, secondo taluni, una legge regionale - nazionale su software libero ed open data si dovrebbe materializzare nei codici per Grazia di Dio senza dover passare per le assemblee legislative, pazienza, un ostacolo in più sulla via dell'abbandono delle licenze commerciali e del relativo sperpero di denaro e competenze di giovani lucani.
Supereremo anche questo.
Ora, il mio invito a partecipare al convegno è ovvio, meno ovvio è l'invito a considerare questo evento solo come la fine di una fase (quella dei Linux Day, per intenderci) e l'inizio di un'altra: quella dell'applicazione pratica.
Il Linux Day è solo un giocattolo, una festa per nerd e geek se non porta a risultati pratici rilevanti:
Abbiamo bisogno di una legge.
Abbiamo bisogno di una legge completa, innovativa, con un duplice ambito e con un duplice obiettivo:
Software Libero ed Open Data assieme per un obiettivo di Libertà Civile e Ricaduta Economica.
Abbiamo disperatamente bisogno di reinvestire le nostre risorse economiche e di lavoro nel territorio.
E abbiamo disperatamente bisogno di difendere la Libertà Politica gravemente minacciata da monopoli di potere economico.

Aiutateci a cambiare il Paese 
per non dover cambiare Paese


Per non venir meno alla mia tradizionale logorrea, qui di seguito allego una specie di "appendice" contenente un riassunto sommario delle mie conoscenze e della mia posizione politica con cui entro nel convegno scritto per lettori completamente digiuni della materia. Spero bene di uscire dal convegno con conoscenze ed opinioni differenti.
Buona Lettura:

Per Software Libero si intende, tecnicamente, un programma di cui è pubblicamente disponibile il codice sorgente, ossia che ogni utente può:

  • Eseguire
  • Studiare e modificare
  • Copiare
  • Migliorare ridistribuendo pubblicamente le migliorie apportate


Quelle qui sopra esposte sono definite come le 4 libertà del Software Libero.
Invece, nel sentire ‘comune’ per software libero si intende prima di tutto Linux, che descriverò dopo e poi si intende una famiglia di programmi gratuiti alternativi a quelli proprietari a pagamento.
In genere, i programmi liberi sono gratuiti e dotati di un controllo di qualità del tutto paragonabile a quelli commerciali.
Come esempio classico ci riferiamo al programma libreoffice nel raffronto con l’universalmente noto Office ma tali considerazioni sono estendibili a tutti i programmi di uso comune.
Libreoffice è una suite di produttività del tutto paragonabile a Microsoft Office, ma è gratuita e supporta sia i formati proprietari che quelli aperti. Inoltre, è multipiattaforma, ossia esiste per Windows, per Mac e anche per Linux.
Se Office può costare tra i 250 ed i 1000 € a seconda della versione, Libreoffice è gratis.
Due parole, quindi,  sull’appena nominato e famigerato Linux.
Linux non è un unico programma, bensì è una famiglia di sistemi operativi (come Microsoft Windows o Mac Os X) che rispetta le specifiche de software libero.
E’ un sistema operativo gratuito, immune ai virus di windows, leggerissimo (funziona su PC vecchi anche di 10 15 anni anche con le ultime versioni, un po’ come se Windows 8 funzionasse su un PC del 2000 ) e scalabile: funziona sui servers come sui pc e sui cellulari ma anche i router adsl che abbiamo a casa.
Linux è il sistema operativo di Internet: su Linux girano le relative infrastrutture e la stragrande maggioranza dei siti web.
I cellulari android funzionano con Linux.
Il router telecom o fastweb che abbiamo a casa funzionano con linux.
I navigatori satellitari funzionano con Linux.
I siti web funzionano con linux.
I supercomputers dell’Istat o del CERN funzionano con Linux.
Linux è diffuso ovunque ma non come potrebbe e dovrebbe sui PC delle case e degli uffici.
Un PC equipaggiato con Linux si blocca assai meno di un PC equipaggiato con Windows per ragioni tecniche che non sto qui a spiegare
Inoltre, con Linux, posso far funzionare in maniera sicura, veloce e gratuita un PC per almeno 10 - 15 anni contro i 3 -5 per cui sono ‘pensati’ per funzionare bene i PC basati su Windows, legati al ciclo di rilasci ‘obbligatori’ della Microsoft.
Il bello è che non è necessario abbandonare windows in maniera ideologica per migrare convenientemente al software libero dato che gli applicativi di Linux esistono quasi tutti anche per Windows, cosa che semplifica ed accelera la migrazione: se ho comprato un pc con windows e ho pagato tutte le licenze non devo mica buttarle via, conserverò Windows ed Office aggiungendovi Libreoffice, smetterò, però, di comprare windows e faccio la migrazione sul nuovo. Poi, quando i pc con windows saranno invecchiati un po’, invece di buttarlo e comprare un nuovo pc con windows ci metto su linux e resuscito il vecchio pc come se fosse nuovo.
Esempio pratico: Comune di Matera che ha 300 PC.
Se ne cambiasse solo 30 all’anno (mia affermazione arbitraria in quanto non sono riuscito ad ottenere alcun dato in merito nè dagli impiegati nè dal bilancio) in modo da vivere un ciclo decennale, possiamo ragionare su numeri di questa entità:

  • Soluzione “Proprietaria”: 1500€ per PC con in più canoni di abbonamento annui per servizi software vari come gli antivirus, costi nascosti per virus, blocchi di sitema ecc
  • Soluzione Linux o Windows con software open source: 500€ per PC senza antivirus se con Linux e senza i problemi di cui sopra.

Si tratta di 30mila € all’anno di risparmio... E di questi 30mila € una parte sono effettivi, un’altra va de facto reinvestita in formazione a cura di personale locale e migliori criteri dei canoni di assistenza. Nel caso “Proprietario” il comune spende un sacco di soldi (che vanno quasi tutti all’estero mentre alle imprese fornitrici materane resta meno del 10%) mentre nel caso “Software Libero” il comune non solo spenderebbe un po’ meno, ma, in termini assoluti, spenderebbe di più in risorse che restano alle imprese locali.
Ossia, conviene anche alle imprese che la Pubblica Amministrazione usi linux perchè se prima incassavano 100 di cui 90 di costi ora incasseranno, ad esempio, 70 di cui solo 30 di costi.
Quindi il Software Libero non è solo “Risparmio sui costi di licenza”
è anche:

  • Aumento dell’occupazione Locale.
  • Sviluppo di imprese che fanno in locale il lavoro che fa Microsoft dagli USA.
  • minor produzione di rottami hardware dato che i PC durano almeno il doppio.
  • Maggiore efficienza della rete e dei servizi per il cittadino dato che i PC non si bloccano e non sono soggetti ai virus.
  • Maggiore sicurezza informatica.
  • Indipendenza dalle scelte pro domo sua delle multinazionali straniere.


Per Open Data, invece, si intende una dualità di significato:

  • una tipologia di dati liberamente accessibili al pubblico.

  • un formato di dati definito e gestito da un ente di standardizzazione non  soggetto a limitazioni e restrizioni legali per il suo utilizzo.


I Dati in possesso della Pubblica Amministrazione sono dei tipi più disparati:
Documenti di testo e fogli elettronici, dati geografici e geologici, dati sanitari, tutti ricavati col denaro del contribuente.
Pertanto, tali dati non possono essere negati ai cittadini per le proprie attività.
Inoltre, se i dati sono stati immagazzinati in un formato proprietario, non sono più di esclusiva proprietà, nei fatti, della Pubblica Amministrazione, cioè dei Cittadini, bensì sono soggetti ai diktat commerciali delle case di produzione del software proprietario che possono costringere le Pubbliche Amministrazioni ad onerose spese di stampo neocolonialista, in quanto è la ditta straniera produttrice del software ad imporre i cicli di migrazione dello stesso.
Ci sarà spesso capitato, inoltre, di non riuscire ad aprire un file creato con una versione precedente o successiva del software proprietario che stiamo usando.
Esempio pratico: con office 2003 non è possibile aprire i file di office 2007.
Quindi, va distinto l’uso del formato dati proprietario da quello di dato della Pubblica Amministrazione da mantenere segreto (dati sanitari dei pazienti per esempio) o da pubblicare.
Per esempio, un modello di domanda per un servizio pubblico è un dato aperto, ma può essere scritta in .doc, notoriamente il formato proprietario di Microsoft dei documenti di testo.
Noi, invece, ad esempio, intendiamo per Open Data che:

  1. il modello di domanda sia disponibile in tempo reale sul web
  2. sia scritto non in .doc, formato proprietario, ma in odt, formato aperto

Lo stesso ragionamento va applicato a tutti (o quasi) i dati della Pubblica Amministrazione. Devono essere disponibili online ed in formati aperti. In altre parole, io non devo costringere il cittadino ad acquistare Office o  a piratarlo, commettendo un reato penale, per compilare una domanda.
Nè posso acquistare da una società, ad esempio, un servizio di ortofotogrammetria di un territorio regionale senza rendere disponibile quelle ortofoto ai contribuenti che le hanno pagate nè renderle disponibili in formati proprietari o mediante procedure macchinose.
Perchè Office posso acquistarlo, costa qualche centinaio di €. Invece, per leggere i dati geografici i costi salgono di un paio di ordini di grandezza usando software proprietario.
Dal punto di vista della trasparenza, del rispoetto dei diritti del cittadino, del concetto di “Bene Pubblico”, gli Open Data sono anche più rilevanti del Software Libero.
Anche gli Open Data generano lavoro e sviluppo.
Esempio a caso: mettiamo che io voglia creare una applicazione turistica su Matera per cellulari. Se i dati geografici di Matera fossero aperti nel senso qui descritto io potrei usarli per creare lavoro. Se invece il comune coi soldi pubblici acquistasse tali dati geografici e se li tenesse nel cassetto e/o con formati proprietari tale opportunità non sarebbe possibile.
Ecco perchè è cruciale che la Normativa Regionale in progetto non lasci le cose a metà occupandosi dell’uno o dell’altro elemento ma integrandoli in un’unica ottica di progresso sociale, economico e tecnologico.


Gli obiettivi della Legge che vogliamo realizzare (ovviamente non incisi nella pietra):

La norma deve consentirci di conseguire i seguenti obiettivi pratici:

  1. Forte ridimensionamento della spesa per licenze software proprietarie e relativo ciclo dell’Hardware (risparmio)
  2. Presa di coscienza delle implicazioni dell’uso di software proprietario (informazione e conoscenza)
  3. Reinvestimento dei risparmi in lavoro. (occupazione)
  4. Aumento dell’efficienza dei Sistemi IT Regionali e di tutte le infrastrutture collegtate
  5. Aumento della Sicurezza dei Sistemi IT Regionali e di tutte le infrastrutture collegtate
  6. Creazione di un portale opendata.basilicatanet.it contenente in maniera accessibile tutti i dati amministrativi e geografici del patrimonio regionale in formato aperto
  7. La Regione deve interagire coi cittadini e con le altre P.A. usando solo formati aperti
  8. Indipendenza delle P.A. locali dalle decisoni commerciali delle multinazionali straniere
  9. Creazione di un meccanismo virtuoso di incentivo alla migrazione di tutti gli altri enti locali
  10. Definizione di tempi, modi e risorse per l’implementazione di quanto qui scritto



13 giugno 2012

Installare lo Scanner della Brother MFC-7360N (64 bit)


Incredibilmente, sono riuscito a vincere la mortale accidia per installare questo scanner.
Brother è un'azienda simpatica: sul suo sito ci sono i drivers per Linux ma spesso e volentieri tra il download e la soddisfazione di vedere l'hardware funzionante ci sono un po' di tribolazioni di mezzo.
Le istruzioni di installazione non sono decisamente del tipo doppio click.
Siccome ho ricevuto più volte richiesta di assistenza per queste macchine pubblico la piccola guida che segue.
Ha funzionato per Ubuntu 12.04 64 bit con connessione di rete, anche usando lo scanner via Alimentatore Automatico.
Enjoy.

Per prima cosa scaricare ed installare dal sito Brother il driver giusto (brscan4) (http://welcome.solutions.brother.com/bsc/public_s/id/linux/en/download_scn.html)


installarlo come segue:

sudo dpkg -i --force-all brscan4-0.4.1-1.amd64.deb

verificare che il driver sia installato:

dpkg  -l  |  grep  Brother


quindi, se compare

ii  brscan4      0.4.1-1            Brother Scanner Driver

è tutto ok.

settare lo scanner:

sudo brsaneconfig4 -a name=SCANNER model=MFC-7360N ip=192.168.1.100

ovviamente l’IP dipende dalla rete locale

e confermare:

sudo brsaneconfig4 -q | grep SCANNER

E il gioco è fatto. Ho provato con simple scan utility e con xsane.

PS: per la nipotina Brother MFC L2700 DW

potete vedere qua

http://invernoerosa.blogspot.it/2015/09/how-to-install-brother-mfc-l2700dw.html

11 giugno 2012

Lacrime di Coccodrillo per il Compagno Berlinguer

Oggi, collegandomi alla rete, sono stato travolto da articoli, post ed interventi commemorativi di Enrico Berlinguer. 
Quando l’ultimo vero segretario del PCI ci ha lasciato, 28 anni fa io ero un ragazzino di 10 anni che non si spiegava la tristezza della mamma e la scomparsa dei cartoni animati dai palinsesti TV. 
Non ho niente contro Berlinguer, intendiamoci. 
E non ho nulla neppure contro la conservazione della memoria di un uomo di tal fatta. 
Eppure, stamattina mi sono trovato a leggere post, articoli ed interventi con fastidio. 
Già. 
Fastidio. 
Non ho saputo identificare la causa fino a poco fa. 
Mi dicevo: “ Ma Berlinguer ti può essere diventato antipatico tutta in una volta? Non è che hai letto / mangiato qualcosa che ti è andato storto ?” 
Insomma, ho passato una mattinata agitata. Anche per questo motivo. Mi è diventato antipatico Berlinguer? L’enigma si è sciolto leggendo il bel pezzo commemorativo di Civati. Ho iniziato la lettura facendo come al solito sì sì col naso. Poi, verso la fine, l’illuminazione. Leggendo questa frase: “Quel volto, quella cultura, quella dimensione, non sono più tornate.” Eureka: ecco il concetto, il leitmotiv dell’invasione mediatica mattiniera, l’elemento perturbatore della mia mattinata. 
Non mi è antipatico Berlinguer. 
Mi sono antipatici ‘sti piagnistei. 
‘sto schiaffare il naso dentro l’ombelico. 
Un ombelico pure del passato. 
“Non torenerà mai più.” 
E giù tutti a piangere. 
Lacrime di coccodrillo. 
Perchè scommetto che c’è un sacco di gente che dopo aver pronunciato ogni 11 Giugno per 28 anni il “Non tornerà mai più” Ha aggiunto in cuor suo con le parole e purtroppo per noi anche coi fatti: “Per fortuna”. 
E non è vero che quella dimensione culturale umana e politica non sono più tornate: sono rimaste, sono rimaste, eccome se sono rimaste: marginalizzate, disprezzate, umiliate e misconosciute. 
Ma ci sono ancora. 
Troppo comodo, belli miei, piangere sul leader maximo che-se-fosse-qui ci salverebbe da Berlusconi, Monti, Tremonti, Grillo, Equitalia e le verruche. 
Tanto, poi, business as usual. 
Credete voi che Berlinguer fosse un altro da se rispetto al suo tempo? 
Credete che fosse un gigante tra nani? 
Enrico Berlinguer era Enrico Berlinguer perchè nelle sezioni del PCI ci si comportava decorosamente. 
Poteva dire le cose che diceva e fare le cose che faceva perchè era il rappresentante di un Popolo Degno. 
Voi non vi volete manco fare la tessera di un partito figuriamoci a smazzare per costruirlo, come pretendete che venga fuori il nuovo Berlinguer se non da un film di Zombie? Berlinguer, l’idolo, non è un uomo che nasce dal nulla. 
E’ un qualcosa che si costruisce in tanti. 
Che per molti, troppi anni, sono stati troppo pochi. 
Quindi, prima di jastimiare ragionevolmente la classe dirigente del PD, un esamino di coscienza per capire un po’ il mistero di tutti questi militanti e dirigenti di base bravi puri e questi capi scadenti e ammanicati è d’uopo. 
Non vengono dal nulla. 
Sono il frutto di un aventino morale e civile che non si cancella linkando gli aforismi di un grande Dirigente del PCI passato a miglior vita 28 anni fa. 
Fatevi la tessera di un Partito o aderite ad un movimento. 
Spegnete i social network e consumatevi il sedere sulle sedie discutendo e litigando faccia a faccia. 
E aspettate pazienti. 
Che quel seme germogli.