28 settembre 2011

Maroni, il leghista (di) Romano

Come potrà, d'ora in poi, il Ministro dell'Interno ( leghista ) Maroni relazionarsi con le forze dell'ordine che costituzionalmente dirige dopo aver contribuito a coprire il suo collega dell'Agricoltura accusato di Associazione Mafiosa in base ad indagini condotte dalle forze dell'ordine che  il Ministro dell'Interno ( leghista ) Maroni, costituzionalmente, dirige, è più di uno scioglilingua.
La parola "leghista", sinonimo di contraddizione ontologica, logica e morale, non basta a spiegarlo.
Dinnanzi ai nostri stessi occhi, guardie e ladri si spartiscono le nostre spoglie.
L'Odio è spreco per costoro, spreco di forza, spreco di Vita.
Andiamo, la tenebra è impaziente.



Noi saremo occhi di dolore 
con due lacrime divise 
Aridi e induriti come spine 
percorrendo strade di cartone 

Vittime di una follia precisa 
di una macchina corrosa 
preda di qualsiasi cacciatore 
con un passaporto senza nome 

Lacrime amare e poca vita 
restano nella stanza vuota 
Lacrime amare e poca vita 
restano nella stanza vuota 

Apriremo scuole di perdono 
per succhiarci via il veleno 
raccontando storie ripugnanti 
così sentiranno tutti quanti 

Porto l'iniziale del tuo nome 
e ti bacio sulla bocca 
fa che non ti riescano a trovare 
fa che la mia notte sia dormire 

Lacrime amare e poca vita 
restano nella stanza vuota 
Lacrime amare e poca vita 
restano nella stanza vuota 

Quando avranno smesso di gridare 
ci potremo rivedere 
inservibili le nostre ali 
seguiremo lenti i girasoli

27 settembre 2011

Continuità

Il vecchio parlava al ragazzo:
" Io, l'8 Settembre, stavo in Abruzzo, ad Arezzo.
Avevo 25 anni e non ci dicevano niente.
Niente.
Ce ne stavamo in caserma e non sapevamo niente di quello che succedeva.
Poi quel mattino passò un camion, scese un ufficiale ed entrò a parlare col colonnello.
Dal camion vedevamo che erano scesi anche degli altri soldati, ma un paio erano senza divisa, salutarono i  compagni e se ne andarono per un viottolo.
Chiedemmo notizie agli altri e ci dissero che la guerra era finita, tutti a casa.
La gioia più grande non era per la guerra finita, ma per il tutti a casa, sarei tornato a casa.
E come? Chi ? Quando?
Domande, domande, domande, ma quelli non sapevano risponderci.
 L'ufficiale uscì dal palazzetto del comando e il camion si rimise in marcia verso sud.
Il Colonnello fece suonare l'allarme, ci fece mettere in assetto di guerra e a noi questa cosa non ci piacque.
Anche perchè passammo tutta la giornata fermi, chi di sentinella, chi in cortile, zaino in spalla e fucile in mano.
Si vedeva che c'era agitazione, si muovevano come formiche, gli ufficiali.
Quella sera il colonnello ci disse che la guerra contro gli americani era finita, ma che bisognava vedere che facevano i tedeschi!
Poi la notte si diffusero le voci, e chi dormì: i tedeschi arrivavano, no erano gli americani che arrivavano, insomma non si capiva niente.
Il giorno dopo il Colonnello disse che tutti quelli del sud se ne potevano andare, che quelli del nord era meglio che restassero perchè a nord c'erano i tedeschi.
Ma non ci fu verso.
Alle 8 del mattino in caserma non c'era più nessuno.
Facemmo attempo attempo.
Treni non ce n'erano, ci mettemmo la via sotto i piedi e iniziammo a camminare.
Quanto ho camminato.
I primi giorni ci riposavamo, ma, poi, una volta, sentimmo tanti camion venire da nord e ci nascondemmo in un fosso.
Erano i tedeschi, stavano sui carriarmati ognuno col mitragliatore.
Noi tenevamo i '91, quei pochi che se li erano conservati.
Uno di loro col mitragliatore sparava come dieci di noi col '91, che potevamo fare?
Ci nascondemmo e quando passarono oltre ci buttammo per i campi, sempre verso sud, e non ci fermammo manco per dormire.
Io ho dormito in piedi, camminando!
Ci ho messo quasi un mese a tornare a Matera.
Quando sono arrivato, alla casa cantoniera sulla via di Bari, non ce la facevo più. 
Mi ero sdraiato a terra coi piedi gonfi e per fortuna passò mio suocero col traino.
Mi caricò,
mi portò a casa.
Quanti pianti.
So' stato due giorni e due notti a letto con la febbre.
E tutto per quel cornuto di Vittorio Emanuele maledettalui che se ne è scappato e ci ha lasciati là.
Maledettallui!!"
Silenzio.
Ti ho ascoltato.
E mi ricordo.

24 settembre 2011

Antipatici dettagli su guerre e paci

Marcia della Pace.
Mai partecipata ad una.
Cioè, mi sarebbe piaciuto tanto andarci, soprattutto col Clan.
Cinquant'anni fa si svolse la prima edizione.
Certo, è antipatico ricordare che fu un'iniziativa fortemente voluta più a Mosca, nel quartier generale del Comitato per la Sicurezza dello Stato ( alias KGB ) in funzione antiamericana che altrove, ma oggi le cose non sono certamente come allora.
E di merce della Pace ce ne vorrebbe più di una.
Perchè le 'Paci' necessarie non sono solo quelle banalmente evidenti a causa del suono del cannone delle tante Guerre a cui si contrappongono.
Prima di tutto ritengo che si debba far pace col nostro stesso intelletto.
Quando si parla di Pace, Pacifismo e Non violenza, purtroppo, in Italia si parte spesso da degli assunti pregiudizievoli che non tengono conto della realtà.
Io credo che i lettori di questo blog abbiano ben in mente che sono un uomo di Sinistra, pacifista, nonviolento credo dall'età di 12 anni. Sono favorevole alla creazione di uno stato Palestinese, ero contrario all'intervento in Iraq e ascolto De Andrè, quindi ho tutte le crocette al posto giusto nella lista del perfetto radical chic.
Tuttavia, forse per i miei studi storici, sin dall'età della ragione gli slogan pacifisti mi hanno  convinto solo in parte. 
E il disgusto per la violenza e la guerra non mi è venuto tanto dalle varie manifestazioni a cui ho partecipato, ma proprio dalla lettura delle testimonianze di guerra.
Forse, come ho scritto nelle prime righe di questo post, certe prese di posizione mi sono sempre apparse artificiose solo perchè ben conscio dell'origine cekista di gran parte del movimento pacifista nostrano.
Insomma, io sono comunista, mica sovietico: e per me l'URSS è stata la tomba del comunismo, non la sua culla: dal KGB non poteva nè può venire nulla di buono.
E tra NATO e Patto di Varsavia non ho mai avuto dubbi su dove schierarmi.
A parte il fatto che scommetto quello che volete che, se l'Italia fosse stata invasa dalle truppe  Dei vari Fronti Ucraini dello scacchiere sud ovest dell'immenso esercito meccanizzato sovietico non ho assolutamente dubbi su chi poi si sarebbe fatto carico della resistenza. Non certo i giovani democristiani. Sarebbero stati i comunisti. E non lo penso solo io: c'è un delizioso racconto di Guareschi ( dico, Guareschi ) in cui Don Camillo, avuta la notizia dell'invasione Sovietica, si asserraglia in canonica temendo Peppone per poi scoprire che proprio Peppone e i suoi si sono fatti ammazzare combattendo i T-55 russi.
E se lo anche pensava Guareschi negli anni '60 sono abbastanza sicuro di me in questo pensiero.
Quindi ho sempre trovato al limite del salto logico le posizioni del movimento pacifista dell'epoca: i Russi schieravano gli IRBM nucleari in Germania Est e Polonia? No ai Pershing USA schierati in risposta, ma neppure una sola voce a chiedere il ritiro dei missili sovietici.
Il motivo che ho ascoltato negli ultimi 20 e passa anni è sempre stato: "No alla guerra senza se e senza ma". Aggiungo io: guerra occidentale. 
E fin qui mi sta anche bene. Tuttavia, mai che io abbia potuto leggere di un'alternativa.
Le bombe non sono la risposta, d'accordo, ma un'alternativa?
Mai letta.
Mai.
Dalla prima guerra del golfo in poi.
Ma partiamo da vicino: Mig - 23 Flogger con bombe da 500 kg che imperversano su Bengasi spargendo morte e distruzione sulla popolazione civile libica inerme ed indifesa:
Soluzione NATO: F-15c ed Aim - 120 amraam per i Mig con l'aggiunta  Tornado et similia a bombardare le piste di decollo.
Fine del problema Mig 23.
Soluzione 'alternativa' dei pacifisti?
Mai sentita.
Anzi, mai neppure letto nulla, una riga che sia una, sulle stesse fonti che quotidianamente mi informano delle violenze israeliane. 
E per esteso: Problema Gheddafi: Soluzione NATO, bombardamenti, soluzione 'alternativa' dei pacifisti?
Ancora sconosciuta.
Cioè, non è che io ne abbia una: non mi è andata giù 'sta guerra fatta al regime libico in questa maniera, io mi sarei rifiutato di concedere le basi eccetera. Ma per prudenza e decenza, non perchè ritengo che starsi fermi a guardare caccia tattici spargere napalm per le vie di una metropoli sia 'pace'.
Nel frattempo cosa si sarebbe dovuto fare in quelle circostanze a detta del movimento non mi è stato dato di scoprirlo
Siria: soluzione 'alternativa' dei pacifisti?
La NATO non ha la potenza di fuoco per bissare la Libia, dato che la Siria è una nazione fortezza in cui un intervento militare è impensabile. Ma perchè le solite fonti che condannano le rappresaglie israeliane ad Hamas non spendono verbo sulla Siria? Ci sono stati forse più morti in Siria in questi mesi che in tutte le intifade!
Silenzio.
E i bombardamenti sul Kurdistan da parte degli amici turchi? 
Ma già, i turchi hanno un bel bonus freedom flottilla da scontare e hanno espulso l'ambasciatore israeliano, quindi per un pezzo sono tra i buoni.
E' questo che mi sconcerta.
Mentre si accusano gli USA di usare doppio peso e misura con Israele si fa esattamente lo stesso nello stesso istante.
Bispensiero berlusconiano anche questo?
La guerra non è mai una soluzione. Cavolo ditelo alle democrazie europee, (ri)nate solo in seguito all'intervento USA contro il Nazismo e alla sua prosecuzione de facto in funzione antisovietica fino agli anni '80.
Ma anche se fosse, quale sia l'alternativa non è dato saperlo.
Il meglio che si può ottenere è: "Bisogna eliminare le condizioni di ingiustizia e sofferenza che generano i conflitti".
Certo, ad esempio, io non ho dubbi sul fatto che se in Palestina si raggiungesse finalmente una situazione dignitosa per quel popolo i germi di altre violenze e delle motivazioni di parte del terrorismo islamico sarebbero stroncati sul nascere.
L'ingiustizia è causa prima di violenza, tra i piccoli come tra i grandi del mondo.
E su questo si deve sempre lavorare.
Ma è un discorso preventivo, su cui in ogni caso dubito che si stia facendo alcunchè a livello internazionale: si pensi all'Africa e all'Asia centrali, per non parlare della Somalia e della terribile carestia lì in corso. 
Oppure mi si cita Ghandi come esempio di nonviolenza vincente:
ma Ghandi non si contrapponeva ad Hitler, lottava contro Churchill! Se i nazisti fossero arrivati in India voglio proprio vedere la non violenza dove li avrebbe portati, i poveri indiani, a contrapporsi non alle Irish Guards ma magari alla Divisione SS Leibstandarte.
E di esempi di Pace senza se senza ma applicati ne abbiamo un bel po': Il Trattato di Monaco, che consegnò la Cecoslovacchia ad una debole Germania a causa delle pavide opinioni pubbliche occidentali stremate dalle conseguenze della Grande Guerra, per non parlare del bell'esempio di Srebrenica nelle guerre Yugoslave per restare nel vicinato.
O del genocidio in Ruanda.
In un mio precedente post ho analizzato cosa fa un paese Serio, Pacifico e Neutrale come la Svezia per difendersi raffrontando la sua aviazione a quella del bel Paese.
In tempi di crisi, i 27 miliardi di € che spendiamo per la difesa non sono noccioline. 
Ma siamo sicuri che il problema sia quello? Eliminiamo le armi ( occidentali ) ed avremo la Pace, ossia la sicurezza la dignità e la prosperità per tutti?
Qualunque sia l'obiettivo dubito che possa essere raggiunto mettendo in campo salti logici.
No alla guerra in Libia, ok, daccordo: ma voglio il piano.
Voglio la vostra procedura dettagliata.
Esigo di sapere come si deve operare.
Altrimenti "No alla guerra" è un'affermazione sterile un po' come sentir dire a Marchionne "no alla disoccupazione" mentre chiude Termini Imerese.
Serve molto di più per questa e le prossime marce della Pace.
Serve qualità e precisione.
Concretezza su obiettivi e soprattutto sugli strumenti.
In questo paese gli obiettivi si leggono chiari e limpidi, ideali e perfetti.
Ma i mezzi e gli strumenti sono le cenerentole della dialettica.
Solo che gli strumenti della Nato sono chiari e noti. Quelli della marcia della Pace ancora sconosciuti. Questo deve cambiare.
Non per altro: perchè senza strumenti di Pace prevale la Guerra.



23 settembre 2011

Materadio, la festa di Radio Tre e di Matera

Ci siamo,
l'avventura ha avuto inizio!
Commozione per aver assistito a Farhenheit, commozione per Pesce e per Passannante, commozione per questa nuova esperienza di cultura e speranza.





Radio Tre, la radio dell'Italia normale

Ascolto Radio Tre da molti anni.
Inizio la giornata con la rassegna stampa internazionale a cui segue un breve notiziario.
Poi, l'importantissima rassegna stampa nazionale, letta e commentata da un giornalista che cambia ogni settimana a cui segue l'intervento dei radioascoltatori che dialogano telefonicamente col giornalista di turno.
Una mezz'ora in cui si incontra l'italica ottusità ma anche il coraggio nella disperazione, la precisa lucidità del cittadino esemplare e il buon senso della buona educazione applicata alla convivenza civile.
Dal dibattito tra il giornalista e i radioascoltatori , ogni giorno, nasce una trasmissione: "Tutta la città ne parla" in cui, prendendo spunto dalla domande più interessante, si realizza un dibattito di approfondimento. 
Ma, prima di ciò, un Radiogiornale in cui lo sport è messo al posto suo, ossia in coda ed in breve ed una terza rassegna stampa dedicata alle pagine culturali.
E poi le trasmissioni storiche: Radio Tre Mondo, dedicata ai fatti di politica estera approfonditi come su Limes, Radio Tre Scienza in cui si spazia dall'Astronomia alla Genetica, dall'Energia alla conservazione dei libri.
Poi, è tempo di musica.
E poi, di musica lirica ed ironia coi due terribili discoli de "La Barcaccia".
Nel pomeriggio, finalmente, arriva Farhenheit, la magnifica, impareggiabile ed immancabile trasmissione dedicata ai libri guidata da Marino Sinibaldi.
Ancora musica con "Sei Gradi" e poi cinema, teatro e musica in molte altre trasmissioni più o meno variabili.
Non posso dimenticare tra le citazioni "Uomini e Profeti", di Gabriella Caramore, nel week end, dedicata a temi religiosi. Lì ho conosciuto Enzo Bianchi e la Speranza di una Chiesa diversa da quella basata sul Potere Temporale e raccontata da Minzolini & complici.
Una Chiesa viva, lontana dal Potere e dedicata al Servizio, alla meditazione e alla preghiera.
Se qualcuna delle mie catechesi, nel Reparto e poi nel Clan, è stata un po' meno pallosa delle solite, beh, credo che sia merito di Enzo Bianchi e Gabriella Caramore.
Radio Tre è un contenitore plurale in cui non ha trovato posto la mignottocrazia e la volgarità, non quella delle ballerine con le tette al vento, quella del pensiero atroce vomitato nei vari portaporta da gente vestitissima e con cravatte impeccabili, un contenitore immenso in cui non c'è spazio per il bispensiero berlusconiano. L'incauto ospite che osi comportarsi e fare affermazioni degne del miglior Fede viene puntualmente, senza urla, smentito dall'evidenza. Nelle trasmissioni di Radio Tre le domande scomode non sono taciute. Se Maroni fosse ospite di "Tutta la città ne parla", ad esempio, non ho dubbi che, alle sue  grottesche affermazioni sulla volontà di uccidere dei manifestanti in Val di Susa, gli verrebbero contestati all'istante i video dei poliziotti che gettano massi dai cavalcavia sui manifestanti.
Radio Tre non è l'ultimo bastione, ma è l'embrione.
L'Embrione di un'Italia rinascente.
Che rinascerà dalle ceneri di questa, ormai in fiamme.
Radio Tre, questo week end, è a Matera.
Ascolterò e parteciperò a quel che potrò, ovviamente.
Spero che questo evento porti qualche frutto ai miei concittadini.
Non solo la notorietà tra il militante pubblico della radio.
Ma che in molti si incuriosiscano e si appassionino a questa Emittente e si uniscano alle sue schiere di combattenti e resistenti per un'Italia Normale.



22 settembre 2011

vigilia della rivoluzione?

No.
Non quella che aspettiamo a giorni nel Bel Paese.
Una rivoluzione di monetine svalutate contro dittature dell'animo più che del corpo.
E neppure la rivoluzione in questa piccola Città, consumata dall'ignavia.
E non mi riferisco neppure all'attesa dichiarazione di indipendenza Palestinese.
Mi riferisco a quella che potrebbe essere la rivoluzionaria chiave delle Stelle per l'Umanità Tutta.
Tra il CERN di Ginevra ed il laboratorio sotto il Gran Sasso è stato effettuato un esperimento durante il quale una particolare classe di neutrini avrebbe, ed il condizionale è d'obbligo fino a prova scientifica incontrovertibile, superato la Velocità della Luce.
Se queste misure fossero confermate le implicazioni materiali sarebbero superiori alla scoperta del fuoco.
Implicherebbero la possibilità teorica di costruire astronavi capaci di muoversi a velocità superiori a quella della luce, cosa impossibile secondo la teoria einsteiniana della relatività. Per intenderci, astronavi come l'Enterprise di Star Trek.
Ossia, la possibilità pratica di esplorare l'Universo.
Beh, certo, l'implementazione delle tecnologie necessarie potrebbe durare secoli, ma in teoria saremmo liberi, liberi dal pozzo gravitazionale che ci costringe quaggiù, liberi di raggiungere Proxima Centauri in tempi umani e non geologici.
Liberi di salvarci.
E di esportare il berlusconismo nel cosmo.
Il Male viaggia da tempo più veloce della luce

21 settembre 2011

una Partenza


Quando una giovane donna che hai visto nascere prende la Partenza...
Quando dei giovanotti che hai avuto la consolazione di poter trattare da pari per le doti di maturità che si sono costruiti prendono la Partenza..
Quando ti ritrovi a cantare "è di nuovo Route" e la tua voce sembra danzare nel vento autunnale.
Quando guardi il cerchio e tu sai già il significato del domani per i Partenti perchè è toccato anche a te.
E' il momento di augurar loro un Sereno Servizio ovunque li porti la Vita.
E' il momento del respiro di sollievo per il percorso che chiude un ciclo e ne apre un altro, immenso.
E' il momento delle lacrime trattenute e degli abbracci regalati.
E' il momento di rivendicare con orgoglio l'elegante funzionalità dello Scoutismo nell'Italia del tempo Presente.
E' il momento di raccogliere le forze: la bellezza di questi momenti non rinasce da sola.



Non guarirò mai.

20 settembre 2011

le donne sono francesi?

Mi sono imbattuto, per caso, in un blog di una ragazza sulle relazioni uomo donna. Tal blog, di cui ho letto esattamente 3 post 3 inizia sempre con uno schema introduttivo del tipo:

Cosa dice lei
"Una Affermazione"

Cosa capisce lui
“La Stessa Affermazione”

Traduzione
"Io, Donna, intendo esprimere con una semplice affermazione un concetto complesso ed esteso".

Il contenuto dei tre post che ho letto mi ha fatto sorridere ed addirittura ridere e non ho avuto nessuna difficoltà a dar ragione, nei tre post da me letti, al punto di vista della scrittrice.
Chiaro? Ha ragione Lei.
Una cosa non mi torna.
Ed è nello schema introduttivo.
Che, inutile nasconderlo, implica la definizione di una non tanto ridotta capacità mentale, ma ridotta volontà di metter in moto gli ingranaggi da parte della controparte maschile.
Intendiamoci ancora una volta: credo sia così, come afferma l'autrice.
Ma.
Se  "Lei" è in grado di esprimersi sia in concetti letterali che in concetti estesi ed è anche consapevole che tali ultimi concetti non raggiungeranno direttamente "Lui", perchè esprimerli?
Facciamo un altro esempio.
Se un tedesco mi chiedesse informazioni turistiche per strada, dopo essermi assicurato di non correre il rischio di esser multato come guida turistica abusiva, cercherei di aiutarlo come posso, a gesti o magari verificando la comune e sufficiente conoscenza dell'inglese.
Ovviamente, non mi salterebbe neppure per l'anticamera del cervello di tentare di fornire informazioni in inglese ad un turista italiano.
Eppure pare che la premessa, non tanto del blog in questione di cui non ho letto abbastanza per farmi un'idea, ma di un certo modo di intendere i rapporti uomo donna da parte di (troppe ) donne, sia: "Io parlo la tua lingua, ma ne uso un'altra. Così, per dimostrare di essere più intelligente di te. E ti paraculo pure perchè non capisci una lingua che io so che non capisci. "
Ovviamente non è così, perchè è la pigrizia che spinge LUI a non capire una lingua 'solo' perchè non gli azzecca di capirla.
Ma quest'ultimo punto è irrilevante, dato che è nella scelta del mittente di inserire volontariamente un indirizzo sbagliato che si da inizio a tutto il divertimento.
Che, a giudicare dal blog, è davvero tanto. :)





19 settembre 2011

Tatanka

La Boxe come sport di riscatto è ormai un paradigma perfetto.
Sono tanti i film a riguardo.
Un po' meno i libri.
"Pugni di Rabbia", chi se lo ricorda?
E poi i primi Rocky, Million dollar baby, Toro Scatenato, Lassù qualcuno mi ama.
E il bellissimo, nostrano, Tatanka.
Al cinema viene facile tradurre la Boxe in forza e volontà.
Le cose sono più complesse.
Di fatto, la volontà da sola non basta.
Occorre essere preparati e conoscere le tecniche e soprattutto essere in grado di usarle.
Cerco di spiegarmi. 
Se sei giovane, allenato, robusto, sei forte e resistente.
Se hai passato molte molte ore ad apprendere le tecniche, ossia ad imparare come si tirano i pugni, come si schivano i pugni e come ci si muove mentre tiri e prendi pugni, vuol dire che hai una base.
Se sei tenace e conosci la paura ma non la resa, allora hai forza di volontà.
In quelle due tre occasioni in cui mi è capitato di poter affrontare con tutti i limiti dell'allenamento un avversario su un ring ho potuto capire subito di non avere nessuna di queste caratteristiche, forse eccetto un po' di buona volontà. 
Non sono forte e non conosco le tecniche.
Per fortuna.
Infatti, la boxe è qualcosa di complesso da gestire soprattutto per il cervelllo.
Perchè si tratta di coordinare i movimenti del corpo in condizioni di grande stress fisico e psicologico.
Un po' come risolvere un problema di analisi matematica correndo in un parco.
Da quando ho iniziato a fare boxe ho iniziato a nutrire un gran rispetto per le capacità dei ballerini di danza classica.
Il pugile deve avere notevoli capacità di elaborazione mentale.
Se non riesce a coordinare il suo corpo, attaccando e difendendosi, in condizioni in cui è normalmente fin troppo difficile concentrarsi per respirare, è meglio che non vada oltre il livello amatoriale, come nel mio caso, appunto.
Ma, ovviamente, nel caso di Tatanka si va ben oltre.
Sul ring di quel film, come sui ring veri di tante palestre nel mondo, non si alternano avversari.
Ma c'è sempre un solo contendente che ti trovi di fronte.
La vita.

18 settembre 2011

Sì al riconoscimento dello Stato Palestinese

Forse mancano solo 5 giorni al riconoscimento da parte dell'ONU dello Stato Palestinese.
E' praticamente un mistero come sia possibile che non solo gli USA ma, la stesso Israele si opponga a tale evento.
Date le circostanze.
Israele è in crisi all'interno a causa della rivolta dei giovani costretti a pagare il prezzo dell'occupazione con servizio militare, precariato e povertà.
E' in crisi all'esterno, con un'evidente riduzione delle capacità militari dell'IDF ( L'affaire flottilla ne è un tragico sintomo ) ed il crollo fino alla rottura delle relazioni con Turtchia ed Egitto.
Ed è soprattutto in crisi morale interna. Le atrocità ed i soprusi commessi contro la popolazione civile palestinese ( e non mi riferisco alle vittime civili causate dalle rappresaglie contro gli attacchi missilistici di Hamas ) stanno minando la stessa base democratica di Israele.
La deriva praticamente fascista ed integralista degli ultimi anni è arrivata al livello di guardia!
Non ci vuole molto a comprendere che la posizione è ormai indifendibile mentre una svolta coraggiosa  in tal senso riposizionerebbe Israele in una condizione di forza.
Certo, resterebbero i non trascurabili guai con colonie e confini in Cisgiordania, ma si scaricherebbe su terzi la faccenda di Gaza che, in quanto parte di uno Stato Indipendente cesserebbe di essere assediata dagli Israeliani e diventerebbe Occupata da Hamas, un'entità ribelle allo Stato in questione.
E i cui gesti di ostilità dovrebbero essere affrontati in maniera ben differente dal consueto.
E' chiaro che difficilmente tale riconoscimento di potrebbe fermare lì e che probabilmente si metterà in moto un meccanismo i cui esiti sono imprevedibili.
Ma il perdurare dello status quo è una pura utopia.
Gran parte delle colonie devono essere smantellate ed uno Stato Palestinese vitale con capitale Gerusalemme Est a questo punto inizia a diventare la miglior garanzia di sicurezza e prosperità a lungo termine per il popolo israeliano.
E non solo: per tutto l'Occidente.
La risoluzione della questione palestinese avrebbe un impatto dell'ordine di grandezza della caduta del muro di Berlino ma senz'altro assai più positivo per tutti.
Io credo che sia ora una questione di Volontà e di Coraggio, come sempre.
Ma, banalmente, di Volontà e del Coraggio di aprire gli occhi.
E guardare.


17 settembre 2011

Voyeurismo?

Non ho mai letto un testo di un'intercettazione.
Non ne ho mai ascoltato l'audio.
Mi è sufficiente dover vivere ogni giorno sulla mia pelle 
le conseguenze di quelle chiacchierate.
Non ho bisogno di leggerne.

Caro Monaciello

Caro Monaciello,
è un momento difficile.
Dato che vivi accanto a me praticamente 20 ore su 24 non potrai non essertene accorto.
Sai, il lavoro, la Politica e pure la politica con la minuscola.
Sai bene che sono molto impegnato per tentare di restare a galla, un po' come tutti.
Vivo circondato da monitors da cui il mondo vorrebbe da me soluzioni possibilmente gratis ed avantieri.
Non parliamo proprio di come vanno le cose in Città.
E di quanto mi senta desolato nel non poter tornare agli Scout.
Sto per schiattare dal caldo e l'unico motivo per cui non sono ingrassato 10 kg è perchè sopra i 30°C, invariabilmente, sublimo!
Spero di poter ricominciare la boxe quanto prima se la temperatura si decide a scendere un po' anche se ho il dubbio che il Presidente del Consiglio deciderà che, se lui fa il premier a tempo perso, noi italioti ( di cui un buon 36% dichiara tutt'ora che gli va bene così ) dovremmo lavorare aggratiss anche di notte.
E, poi, ammettilo.
Ti faccio divertire un mondo!
In una stanza di due metri per tre con 4 di numero ripiani ti do spesso occasione di sbizarrirti come credi.
Per esempio, è stato molto bello lo scherzetto di quest'Estate.
Hai nascosto il fermaporta ( che impedisce inopportune chiusure ad elevato numero di decibel ) a fine maggio e non potrai negare che sarà stato uno spasso vedermi svuotare tutti gli armadi alla sua ricerca. Scommetto che ti sei anche preso la briga di venire fino ai vari bricocenter mentre cercavo, disperato, un sostituto.
E sai che ridere quando ho usato una batteria di UPS esausta ( dato che qui in Città non si sa bene cosa farne ) come fermaporta e mi hai visto darci involontari calci la notte mentre andavo a far la pipì, calci in cui di certo non è stata la batteria a farsi male.
Ho molto apprezzato l'averlo ritrovato, il mio bel fermaporta in plastica, ieri mattina, proprio in bella vista tra un case usb ed il rotolo di nastro adesivo, ti ringrazio di avermelo restituito alla fine della stagione di più largo uso.
Sei stato gentile.
Ora, però, come avrai potuto comprendere da queste poche righe, mi trovo in difficoltà.
Come dici?
Che non sai leggere? Ma come: vorresti farmi credere che non sei su Facebook?
Ah, ci sei ma ti bloccano tutti? 
Non importa, io la letterina te la lascio sul blog, così te la fai leggere con calma e, magari, ti metti una manina sulla coscienza che so senz'altro immacolata.
Vedi, caro Monaciello, apprezzo moltissimo anche il tuo ultimo scherzo. 
Il mio adattatore display port - HDMI si è giust'appunto volatilizzato.
Ha un certo valore economico, per non parlare di quella particolare affezione che mi lega agli oggetti di complessa reperibilità.
Sono sicuro che quando ti sarai divertito abbastanza me lo restituirai.
Io, però, non voglio privarti del tuo sano divertimento, sai che non sono cattivo ed insensibile, magari un po' pigro, goloso,  arrivista, snob e affamato di prebende politiche ( vox populi,  vox dei fai tu ) e dico pure le parolacce mentre guido a chi tenta di ammazzarmi, ma tutto sommato non sono così malvagio da privare un Monaciello D.O.C. come te del tuo diletto.
Ecco, volevo chiederti questa cortesia: Se tu ti facessi acchiappare 'sto cappello, poi ti giuro che mi potrai far sparire tutti gli oggettini che vuoi: io continuerò a dannarmi per cercarli e tu potrai tenerteli più a lungo. Che ne dici? Ci veniamo incontro l'un l'altro?

Un Premier a Tempo Perso

Figuriamoci i danni che avrebbe fatto a tempo pieno.
Ma non è atroce lui.
Sono quelli che ci vanno ancora appresso

14 settembre 2011

III Classe, 1° Fascia

E' incredibile di come la burocrazia di questo paese ti costringa a sperimentare i sentimenti più contraddittori.
Quando ho trovato nella cassetta delle lettere un attestato della mia partecipazione prestata a titolo di Servizio Gratuito ad un evento per cui terzi hanno, invece, ricevuto fior di quattrini, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata la canzone di De Andrè "Il Testamento": 'voglio lasciare a Biancamaria che se ne frega della decenza un attestato di benemerenza che al matrimonio le spiani la via...'
Non s(apev)o di preciso perchè.
Intuivo.
Poi, ho letto nel foglio complementare che 
"Qualora la S.V. volesse fregiarsi delle insegne relative alla classe conseguita potrà procedere all'acquisto, con oneri a proprio carico, esclusivamente presso la società tal dei tali individuata all'esito di apposita procedura di gara, quale produttore e distributore unico."
Giuro che ancora adesso, solo a rileggerle 'ste parole, mi viene contemporaneamente da ridere e da piangere.
Ridere per il ridicolo, ridicolo, ridicolo, dell'atto stampato. 
Pure su questo si vuol far danaro.
Piangere per il dolore mai sanato da cui, in ultima analisi, tutto questo discende.
Anche questo pezzo di carta finirà archiviato in un armadio.


 




Spero che la canzone di De Andrè vi sia piaciuta, lascerei più o meno lo stesso a gran parte dei miei concittadini.

13 settembre 2011

Si pregano i fatti di non ironizzare sulle opinioni

Il recente incidente 'nucleare' ( che tecnicamente nucleare non è stato ) in Francia non ha mancato di avere le sue ricadute nel Bel Paese.
Leggo con la consueta costernazione del mattino di pronuclearisti pronti ad ironizzare sul pericolo che staremmo correndo per l'incidente francese.
"Ve l'avevamo detto che le centrali le dovevamo fare anche noi perchè tanto se succede un incidente in Francia siamo fottuti uguale! Visto? In Francia c'è stato l'incidente, marameo! " O giù di lì.
Non sono in grado di comprendere queste masochistiche affermazioni.
Prima di tutto, l'incidente è la prova provata che la tanto vantata ( dai pronuclearisti ) filiera nucleare francese ( che avremmo importato in Italia se fosse stato bocciato il referendum nucleare ) è tutt'altro che perfetta. 
A Matera credo ci sia una pregnante espressione idiomatica per definire chi si vanta pubblicamente di aver commesso un madornale errore di valutazione.
Poi, ancora una volta, si ricorre al falso mito della uguale pericolosità per gli italiani di un incidente in quel di Lione rispetto ad uno in quel di Brianza. Cosa che, numeri alla mano, è facilmente smentibile dalla banale osservazione di quello che è accaduto a Chernobil e a Fukushima: il fallout si disperde per superfici immense portando cancro e mutazioni ma è solo nelle immediate vicinanze che le concentrazioni di radionuclidi sono immediatamente mortali e tali da rendere la zona contaminata inabitabile a lungo.
Qui c'è, poi, un link ad una simulazione in perfetta corrispondenza con quanto, purtroppo, accaduto nella realtà ( altrove ).
Basta spostare l'epicentro nella valle del Rodano per avere anche una prova grafica, non bastassero quelle matematiche, del fatto che un incidente nucleare in Francia sarebbe dannoso per le italiche genti ma nemmeno paragonabile al cataclisma che si avrebbe se lo stesso incidente avvenisse sul suolo Patrio.
Ma non è di questo che volevo parlare.
Quello che mi sconcerta è l'incapacità di raccordare cuori e menti con la realtà.
Voglio dire, ad uno può piacere il cioccolato e ad un altro i panzerotti. 
E' questione di gusti.
Si possono avere infinite opinioni su molte, molte cose.
L'arte, la letteratura, pure la politica o la bellezza di una donna.
Ma come si fa ad avere 'opinioni' sui dati di fatto matematici, tecnologici e fisici?
Il Problema Nucleare viene affrontato in troppe teste come se fosse una questione di gusti.
L'Italia è ricca di uranio? No. 
L'uranio è un materiale fossile fissile di cui ci è facile ed economico procurarci le scorte necessarie? No.
Una centrale nucleare, ergo, diminuisce o mantiene invariata la nostra dipendenza energetica dall'estero? Incredibilmente si arriva a dire che la diminuisce.
E lo stesso per questioni banali, come il tempo di decadimento, il raggio di ricaduta, i venti prevalenti, l'effetto scudo delle Alpi, per non parlare dei tempi di costruzione e smaltimento, dei costi e di un'infinità di altri parametri misurabili scientificamente senza neppure troppa difficoltà con estrema e sovrabbondante precisione.
Al Politecnico il piano di studi, ai miei tempi, non consentiva grandi variazioni. Per l'unico esame che potevo inserire a mio piacimento mi venne il ghiribizzo di scegliere "Sociologia del Lavoro". 
Del lavoro non si parlò quasi per nulla, il corso, infatti, fu sugli incidenti tecnologici e sul comportamento non lineare degli impianti tecnologici complessi.
In pratica, passai un semestre a studiare Chernobyl e Bhopal.
Un zinzino di competenza spero mi sia rimasta, ma non si sa mai.
Il Prof paragonò i due incidenti in maniera matematica.
"Ci sono due parametri da contrapporre ai possibili vantaggi nella costruzione di impianti industriali complessi. Per Chernobyl il vantaggio  era energia a basso costo, per l'India industrializzazione e benessere. Considerate, quindi, i parametri che sono Rischio e Probabilità di Incidente. Rischio alto e discreta probabilità di incidente per Bophal. Rischio infinito e bassissima probabilità di incidente per Chernobyl.
Infinito per 0,00000000000000001 quanto fa?"
E noi tutti, bravi ingegneri del 5° Anno, rispondemmo in coro: "Infinito"
Danno Infinito.
Sistema inaccettabile.
Ma come si fa?
Come si fa a costruire qualsivoglia cosa nella compiacente e continua violazione del banale sillogismo aristotelico?
A = B, B = C ma per noi no: A è diverso da C. 
E guai a far notare il piccolo salto logico.
Ti ritrovi in mano il cartellino del censore.
E, forse avremmo bisogno dei censori, ma quelli dell'Antica Roma, non dell'Italietta del tempo presente. Anche, perchè, siamo fin troppo vicini ad un'epoca in cui il Potere si compiacerà di obbligarci ad affermare che 2 + 2 fa Cinque.
Queste sono solo le prove generali

12 settembre 2011

zero su zero

Ho partecipato alla prima riunione di Comunità Capi.
Ormai, sono sempre più restio a farlo, per motivi esclusivamente irrazionali.
Mi secco.
Mi secca la partecipazione passiva a cui sono costretto.
Anche perchè, come credo sia ormai noto, sono abbastanza allergico a suggerire linee d'azione di cui non mi posso prendere la responsabilità pratica.
D'altronde, io lì ci sto bene perchè ne sono parte.
Ma sono parte di un qualcosa a cui non do più contributo.
Mi dispiacerebbe compiere l'ultimo passo fuori dal cerchio anche se sono sempre più convinto che se tutti i capi che non possono più ragionevolmente sperare di poter tornare in Servizio facessero questo passo, forse, qualcuno ai piani alti si accorgerebbe di aver perso una bella fetta delle fondamenta associative.
Si tratta di una formalità, di cui sento tutta la futile importanza.
Non mi decido.




11 settembre 2011

Guerra è sempre.

Dieci anni fa stavo studiando Analisi Matematica II.
Avrei superato l'esame, in effetti, la settimana successiva.
Ma quel Martedì si svolse secondo una routine piuttosto classica:
sveglia presto, caffè, radio tre in sottofondo e studio fin da prima delle otto. Lì mi sa che stavano parlando di un altro 11 Settembre, quello del 1973: il colpo di stato di Pinochet in Cile.
Panino per pranzo ( mi piace cucinare la sera con calma ) e poi di nuovo in pista tra sistemi di equazioni differenziali.
Piccola pausa TV, quasi sicuramente per vedere Ally McBeal e...
Impressa con lo stesso fuoco dell'incendio, l'immagine del TG3 con la prima torre in fiamme.
Poi, l'impatto del secondo aereo che si fonde, nella mia memoria, col caos delle ore successive, i deliri della premiata ditta Ferrara, Calderoli & Formigoni e i successivi schianti delle guerre in Afghanistan ed Iraq.
Senza poter nominare tutte le violenze di cui non si scrive sui giornali, in Asia Centrale, Africa e persino Europa.
L'Occidente ha sparso lacrime e sangue in mezzo mondo, dibattendosi in una spirale di violenza che ha anche causato il tracollo economico di questi mesi.
Tra i vinti, la povera gente faceva la fame.
Tra i vincitori, la povera gente faceva la fame egualmente...
Noi siamo andati oltre, abbiamo abolito l'idea di vincitori e vinti, abbracciando quella della guerra eterna.
L'11 Settembre ha portato ad una compressione delle libertà individuali una specie di suicidio mistico per una civiltà che ha proprio in questo il fulcro del suo benessere.
Ha portato gli USA a fare debiti e a commettere crimini.
Ha bloccato la nascita delle Stato Palestinese.
Ci ha infilato in una stagnazione economica che è diventato un dramma sociale generazionale.
Ha salutato l'alba della Cina.
E, la cosa più grave di tutto, ci ha reso completamente indifferenti ed apatici.
Tutto può succedere al di la del mare, senza che ce ne fotta davvero nulla.
Purtroppo, questo cambierà.
Bisogna solo avere pazienza.
Dopotutto, non ci resta che attendere l'inizio della nostra guerra.
Non ve ne eravate accorti?
Non è ancora cominciata.

6 settembre 2011

Linux Day 2011? Sì, Grazie

Già:
dopo qualche iniziale titubanza il Linux Day 2011 si farà anche a Matera, per la quinta volta.
Sul sito: http://materalinux.mixxt.com/ e sull'immancabile gruppo Facebook potete leggere il verbale della prima riunione. E ricordo sempre di dare uno sguardo al forum di Baslug:

In questa sede credo sia il caso di riportare uno stralcio del messaggio che ho inviato al nostro piccolo consesso, giusto per darvi un'idea del mio stato d'animo:


Carissimi,
il 22 Ottobre 2011 si terrà il Linux Day credo per la decima volta in Italia.
Sarebbe la quinta a Matera.
Uso il condizionale perchè la decisione di partecipare e programmare l'evento non è scontata.
Il Linux Day è stata un'occasione di crescita personale e professionale a cui non rinuncierei a cuor leggero.
Ma non è neppure un evento a cui intendo partecipare per abitudine.
Guardiamo in faccia alla realtà.
Non ci è riuscito, in 4 edizioni, di costruire una comunità vitale.
Non ci è riuscito di coinvolgere imprese, scuole e pubblica amministrazione.
Ci siamo divertiti molto.
Abbiamo fatto conoscere il mondo di GNU Linux ad un po' più di un pugno di persone che se ne sono innamorate e a cui abbiamo cambiato in meglio la vita (almeno quella informatica ).
Aggiungete pure voi il resto.
Programmare il linux day è un compito impegnativo in cui c'è posto per tutti:
un pugno di muli ma anche per tante api operaie.
E' un lavoro di Comunità: la cosa che mi piace di più.
Vedete, in questi giorni mi è stato nuovamente risposto con non troppo entusiasmo ad una mia nuova sollecitazione ad iniziare finalmente la programmata migrazione al Software Libre nel Comune di Matera.
Idem per le scuole.
La situazione del nostro Paese è quella che è.
Vien voglia di dedicare quel tempo ad altro.
Ma, forse, è in questi momenti di crisi, di bilico, che si deve senza alcuna enfasi rassegnarsi ad uno sforzo ulteriore.



Abbiamo gettato, quindi, il cuore oltre l'ostacolo.
Ma senza nasconderci le criticità insite nel progetto.
E nell'ambiente circostante.
Più che un atto di Fede non posso definirlo.
Alla prossima!