30 settembre 2007

Mal di denti

Eh si, mal di denti.
Una vera disdetta. L'anno scorso ho deciso di rimettermi a posto la boccuccia: con la proverbiale capacità di spazzare via intere popolazioni d iagnelli maialini polli congihli cagnelli eccetera sarebbe stata un vero e proprio atto di incoscienza non curare a dovere la manutenzione delle mascelle, manutenzione un po' trascurata nei duri tempi dell'università e dello sfruttamento lavorativo. Quindi mi sono sottoposto all'estrazione dei denti del giudizio e a tutte le operazioni accessorie. Un anno dopo restava un'ultima cosuccia: Cura della carie provocata da un dente del giudizio ad un molare. Una sciocchezzuola rispetto al tour de force precedente. Ma le cose non sono andate liscissime e, dopo varie sedute di devitalizzazione, mi ritrovo con un debilitante mal di denti da quasi una settimana. La situazione è sgradevole, la settimana scorsa di assentarsi dal lavoro non se ne parlava e la prossima è anche peggio con la posta elettronica aziendale malfunzionante ( grazie Telecom ) e un viaggio di lavoro (dis)organizzato da tempo...
Il problema principale è che al lavoro non posso prendere antidolorifici e dalle 15 in poi inizio a non connettere più. Ho dovuto controllarmi parecchio per non mandar a cagare gli utonti che alle 17:00, mentre tu stai andando via ( la settimana scorsa 2 volte su 5 ), insistono perché ti trattenga ad installare il flash player se no non riescono a vedere le veline... O altre cose di questo genere...
E qui mi sorge spontanea la domanda: cosa accadrebbe al mondo se me ne restassi a casa a curarmi il mal di denti anteponendo costui a tutti i miei presunti doveri sociali? E se domani mattina al lavoro non si presentasse nessuno degli sfruttati, malpagati, ammalati e lasciassimo l'Italia in balia dei fannulloni o degli imprenditori che imprendono non pagando i dipendenti?
Insomma, per dirla alla Grucho Marx:"

E se dichiarassero guerra e nessuno ci andasse?"

27 settembre 2007

Birmania, anno zero

Io me ne sto qui a raccogliere i cocci di un firewall sbriciolato da una scarica elettrica. Mi preoccupo che quando andrò a casa tutto continui a funzionare. Che gli eventi seguano la linea di condotta da me decisa.
E mentre i miei pensieri pratici si limitano a cose di questo genere la Paura, la Morte e il Coraggio duellano agli antipodi.





Un pensiero per una Birmania libera.

Vagabondi e Vedette

Vi voglio raccontare una favoletta.Nel reparto Sagittario, tanto tempo fa, c'erano due esploratori che si detestavano cordialmente. Uno era alto e robusto, l'altro basso e magro, avete presente Bud Spencer e Terence Hill? Solo che loro non erano così belli. A volte, nonostante fossero entrambi dei bravi Esploratori, si riducevano, addirittura, a farsi i dispetti come bambini. Decisamente, se uno era tondo, l'altro era quadrato e tra loro non si incastravano. Ma vivevano e giocavano nello stesso reparto e, in fin dei conti, ognuno pensava dell'altro qulacosa del tipo: “ E' un bravo ragazzo ma, non so perché, proprio non lo sopporto”.
Poi, come per tutti, il reparto finì.
Nel Clan le cose peggiorarono: invece che 2 su 40 erano in 2 su 15 e le occasioni di attrito si moltiplicarono a dismisura e la competizione, tra di loro, rimase a lungo a livelli assai elevati.
Poi, venne la Route.
Una lunga strada di montagna sotto il sole di Agosto.
In quel clan c'era una ragazza che non reggeva il passo e che arrancava sulla strada sorretta a stento dal suo ragazzo, un solido Rover amico di entrambi gli sciagurati e che proprio in certe circostanze non li capiva affatto. La coppia era sempre ultima e, a volte, raggiungeva il Clan solo alla fine della sosta. A metà Route la situazione esplose. Uno dei nostri due famosi Scout voleva camminare col suo Granpasso mentre l'altro, ovviamente, voleva seguire il passo dell'ultimo: si erano divisi anche su questo.
Quel giorno, il Sole di montagna era forte da impazzire. La Strada era una salita senza fine che si arrampicava su una montagna aspra e senz'alberi. La ragazza era solo un puntino azzurro parecchi tornanti più in basso. La stessa immagine generò, nei nostri eroi, una stupida e rabbiosa , ma opposta, reazione. Così, mentre i puntini azzurri a valle si muovevano a stento, in cima al monte iniziò una furiosa lite in cui si scaricò la tensione accumulata in anni ed anni di incomprensione reciproca. Dopo una lunga sequenza di irripetibili epiteti il rover che voleva camminare con il passo dell'ultimo urlò all'altro: “ Visto che vuoi fare una gara gareggia con me!!!” E, ripresi gli zaini si lanciarono in una forsennata arrampicata sotto lo sguardo a metà tra il divertito e lo sconvolto dei Capi e degli altri R/S...
Per un'intera ora, in silenzio, corsero sotto il Sole con 25 Kg di zaino.
Nessuno dei due voleva cedere all'altro.
Entrarono, finalmente, nel bosco. Lì, sopra i 1500m, lontano dal calore del sole, faceva freddo e lo shock termico iniziò a fare il suo effetto sui due accaldati e poco furbi Rover.
La gara, nel bosco, finì.
Uno dei due cadde e l'altro proseguì.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette passi.
Un Rover a terra, uno che cammina.
Un Rover a terra, uno che si ferma.
Un Rover a terra, uno che torna indietro, che torna sui suoi passi.
Due Rover a terra.
Cosa gli restava se non la Strada e il reciproco sostegno?
Un'unica risata liberatoria.
Pane e cipolla in quantità per cena.
Quella sera iniziò un'Amicizia testarda, spigolosa e rotonda.
Non è sulla Terra che si deciderà della sua fine.

Firewall, accesso negato!!!

E giunse la punizione per i nostri peccati: lampi e nembi, pioggia a volontà e....continue interruzioni di corrente..
Un gaudio per il sistema ICT: Gran stridere di gruppi di continuità incazzosi, moria di alimentatori di PC e una specie di gara di velocità per spegnere i server prima che le batterie dei gruppi di continuità saltino.... Si va avanti così per l'intera giornata, poi, quando stavo già intravedendo la luce ( dell'uscita ), dopo l'ennesimo black out, ecco il momento fatidico:
"La stampante non funziona più". Poco male, penso io, basterà riavviarla. E invece no. Nel giro di 2 minuti di orologio tutti i sistemi sono fuori uso. Mi precipito in sala server e sembra tutto ok, il controller di dominio è saldo ma... La rete è saltata. Iniziamo l'obbligatoria sequenza di riavvio server e client, finchè isoliamo il problema in tre aree diverse: 1 la scheda di rete della stampante è fritta, la scheda di rete del firewall è fritta, almeno uno switch deve essere fritto e io ero più fritto di loro...
Inizia il panico generale e vi risparmio l'esasperante schiera di laureati che si lamentavano di non poter navigare in internet mentre la sala macchine sembrava appena stata colpita da una bomba.... Così, gli impiegati, non potendo far altro, iniziano a gironzolare dappertutto toccando ogni apparecchio di rete nella speranza di ridar vita al sistema grazie alla pranoterapia...
La manutenzione della stampante non è roba mia e me ne dimentico all'istante. Ma il firewall è uno dei miei pupi: cambio scheda di rete, il firewall si riprende per magia ma non trova le configurazioni: invalid +**§°ç mavaff.....
Tira e molla, tira e molla, si fa buio e agli switch si pensa il giorno dopo.
The day after l'ufficio è deserto alle 0810...
Proviamo a vedere un po' gli switch. Dopo una lunga e laboriosa serie di test raggiungiamo un risultato sconcertante: collegando i server ad un solo switch è tutto ok, il firewall per magia ritrova il lume della ragione e il sistema funziona ( salvo che il 75% dei client è out ). Appena proviamo a ripristinare le dorsali tra gli switch va tutto a p*****e... Armati di prolunghe testiamo ogni singolo switch: separati funzionano, assieme no!!
E poi la soluzione: qualche ignoto buontempone il giorno dopo doveva aver avuto la ferrea volontà di dare una mano. Tra i due piani dell'azienda corre una dorsale di cui esiste un duplicato che è scollegato in condizioni normali: è stato posato per consentire la manutenzione del cavo principale. Beh, questo volenteroso collega, sempre armato delle migliori intenzioni, ha collegato il cavo di riserva della dorsale allo switch mandando completamente in stallo la rete. Non appena ho staccato il cavo in più, tutto si è rimesso a funzionare.
Risultato:
  • 1 giornata di lavoro persa ( e questo è colpa dell'ENEL )
  • una dozzina di gruppi di continuità bruciati ( e questo è colpa dell'ENEL )
  • la scheda madre del firewall azzoppata ( e questo è colpa dell'ENEL )
  • la scheda di rete della stampante detonata ( e questo è colpa dell'ENEL )
  • cinque ore di forsennato ed angoscioso lavoro distribuite tra ieri ed oggi più stanchezza extra più mal di testa più stress aggiuntivo per l'ufficio ICT. E questo non è colpa dell'ENEL, ma di uno che non ha ancora imparato a farsi i Cazzi suoi!!! Gli venisse il mal di denti almeno per un giorno!!!!!

26 settembre 2007

Le Storie dell'ufficio ICT - Media Player, che passione

Me ne sto tranquillo a impostare delle operazioni pianificate quando un disegnatore entra in ufficio. Premessa: sulle macchine aziendali nessuno, salvo il Sysadmin (cioè IO ) può installare o rimuovere alcunché, l'accesso ad Internet è limitato e sulle workstation non è ovviamente consentito accumulare mp3, divx o quant'altro. Così, quando il poveretto esordisce in tal guisa:
" Ciao, ho notato che Windows Media Player non funziona, potresti venire a dare un'occhiata?"
Manca poco che mi strozzi. Ma sono di quarto buono. "Eh perchè vorresti usare Windows Media Player" E mi risponde:" Ah, è vero, tu sei un convintone di linux e dell'Open Source, installami pure qualcosa di gratuito". "Ehm, forse non mi sono spiegato: perché vorresti usare il Media Player? A cosa ti serve?" "Ma ad ascoltarmi la musica e vedermi qualche filmato, no? Una parte di me vorrebbe prendere l'Hard Disk rotto che uso come fermacarte e lanciarlo contro il malcapitato, tuttavia decido di dargli un'altra chance. Ed esordisco:
" Guarda, questo è il mio PC, il PC del SYSADMIN, come puoi vedere non ho installato né Windows Media Player, né Winamp né alcun altro software multimediale. Ho Openoffice, il software di controllo remoto e poco altro."
"Si, ma io come faccio a sentire la musica?" Vabbé, quando è troppo è troppo:
"Ma tu non devi sentire la musica e windows media player non è installato perché non ti serve." "Si, ma che male c'è..." Lo stoppo, proprio non ci arriva:" Hai ragione, niente di male, ecco, vai nell'ufficio del direttore e vagli a chiedere il permesso di vedere filmati e ascoltare mp3 dalla tua workstation, vedrai che sarà lietissimo di accontentarti, basta che mi porti il suo permesso."
"Ah, vabbé, ora vado.." E si volta per andarci davvero ma a tre passi dalla porta del boss si ferma, ci ripensa e torna su...
Laurea in Ingegneria....
Andiamo bene...

Tirando le somme

Mi sono guardato indietro e penso di meritarmi davvero una canzone.
Gli anni tristi dell'Università e la casta dei docenti,
gli anni degli esordi nel mondo del lavoro, degli stipendi arretrati e dei contributi assenti,
gli anno del ritorno, le lacrime dall'Agesci,
il cuore ferito e duro,
tutto ora è stato assimilato, da tutto ho preso il meglio per il meglio del mio futuro.
E ora mi dedico una canzone, la dedico a me e al mio pianto.



Grazie Gente, Modà.

Riesco a rovinare sempre
quel che di buono faccio in polvere... in polvere...
e non son mai costante con me stesso e con la gente
sfido le note anche se è inutile... inutile
e non mi importa niente di che dice la gente
che vivo nelle favole, le favole

e mi serve solo un auto e sogni e carta e penna con cui
scrivere... scrivere

di forza ne ho abbastanza per respingere chi non mi pensa
e ferirlo con la mia distanza che... che poi però
mi porta a camminare a star solo come un cane
a bere e a far esplodere... esplodere
la voglia di scappare via e vedere se io mancherò...
mancherò alla gente a cui parlo e non mi sente
capirò capirò per sempre chi mi ama e chi mi mente
ma non sarò distante da chi mi ha amato sempre
anche quando ero inutile... inutile e fragile... e fragile
e porterò per sempre dentro
quello che mamma e papà dicevano... dicevano
di star vicino sempre a chi a bisogno e a chi non ha niente
e di capire quelli che ti invidiano... ti odiano
e di farmi anche male se è il caso di menare
di darle pur di prenderle... di prenderle
ma di combatter sempre per orgoglio e dignità,
combatterò per dimostrare sempre
che io non sono un perdente
con umiltà... umiltà e mordente vincerò battaglie e guerre
e mi sentirò grande solo quando la gente che amo potrà vivere... dividere
il premio per aver scommesso su di me
ricorderò le facce di chi sempre ha dato calci alla mia mente
non scorderò mai niente
chi mi ha amato sempre
chi mi dava perdente
che l'umiltà è importante
grazie ancora gente...

CFA Fagnano Castello: the soundtrack

Appiccia la cucina e dopo scordatilla
vattinn dentr'u letto e aspetta 'na scintilla
sadamori itt sang e mori sadamori itt sang e mori
accussi na na na na accussi na na na na
comprati 'na pistola, 'na bella P38
infilatela in bocca non senti manco il botto
sadamori itt sang e mori sadamori itt sang e mori
accussi na na na na accussi na na na na
piglia 'no cavo elettrico e facci un nodo bello
infilaci la testa e poi salta da 'o sgabello
sadamori itt sang e mori sadamori itt sang e mori
accussi na na na na accussi na na na na
comprati 'n 'accetta, bella ed affilata,
incastrala 'nda seggia e poi dacci una capata
sadamori itt sang e mori sadamori itt sang e mori
accussi na na na na accussi na na na na
vai alla stazione e studiati l'orario
appena passa il treno, buttati sul binario,
sadamori itt sang e mori sadamori itt sang e mori
accussi na na na na accussi na na na na

Io con voi

Io con Voi mi trovo bene perché siete sinceri come me
Io con Voi sono felice perché amate la pace come me
Come alberi piantati lungo il fiume aspetteremo la nostra primavera
Come alberi piantati lungo il fiume daremo i nostri frutti
Io con
Voi mi sento forte perché odiate la violenza come me
Io per
Voi darei la vita perché amate la vita come me
Come alberi piantati lungo il fiume aspetteremo la nostra primavera
Come alberi piantati lungo il fiume daremo i nostri frutti.



Fagnano Castello.
25 Agosto, 1 Settembre 2007,
Grazie.

CFA Fagnano Castello, terza parte

Arrivati al campo fisso l'atmosfera è completamente cambiata. L'Hike ha segnato la separazione tra un gruppo di adulti desiderosi di dare il meglio di se e una grande famiglia collaborativa e produttiva.
Vale senz'altro la pena di presentare quella che è stata la nostra casa per l'ultimo pezzo del campo.
E' una magnifica costruzione in pietra e legno al centro del bosco di Fagnano Castello. Su tre piani, ha 42 posti letto, una grande cucina e tante stanze. La tavernetta è particolarmente accogliente, spero di poterci tornare mentre fuori c'è la neve e il camino riscalda le stanze ricoperte di legno.
Ma è l'origine di questa casa a valere da testimonianza di cosa può fare un gruppo scout unito e motivato. Infatti, la Casa è stata costruita proprio su iniziativa del Gruppo Fagnano 1 ed è un concreto esempio di progettualità e impegno. Ma ci pensate, cari amici vicini e lontani, una Comunità Capi che costruisce una base scout e la gestisce? Una Comunità capace di accollarsi un mutuo è 'di fatto' ben più di una mera comunità di Servizio.
A me sembra fantascienza ma ho potuto toccare con mano e non posso che credere ancora di più nelle possibilità dello Scoutismo, nella sua forza e nei suoi Valori.
Si può davvero fare. Quindi, cari lettori capiunità ecc, se avete bisogno di una casa per le vacanze di branco, o per un'attività d'alta squadriglia o per un campo di reparto o per tutto quello che le vostre menti penseranno per i vostri ragazzi, contattatemi e vi girerò l'indirizzo di chi gestisce questa bellissima base, concreto esempio della nostra vera forza di scout. Gli ultimi giorni sono stati caratterizzati da un paio di laboratori davvero tosti. Ma
sono stati fondamentali. Quello sull'Educazione della Fede si è concluso con un'affermazione da parte del Don che ricordo perfettamente a memoria:
"Se applicati correttamente ogni strumento del metodo, che sia l'uscita di squadriglia, la Route o la Caccia, contiene il trentatrevirgolatrentatrepercentoperiodico di educazione all'Amore, il trentatrevirgolatrentatrepercentoperiodico di educazione alla Cittadinanza e il trentatrevirgolatrentatrepercentoperiodico di educazione alla Fede."
La Chatechesi è inclusa in ogni attività progettata secondo metodo...Altrettanto fondamentali sono stati i randevouz di branca curati dallo Zar in persona.Devo essere sembrato tremendamente sospettoso in quelle occasioni dato che mi sono guadagnato l'appellativo di 'spirito critico'. Eppure ero semplicemente incredulo della robusta costruzione logica che si concretizzava davanti ai miei occhi. La consequenzialità della Proposta Educativa, l'Intenzionalità dell'azione educativa sono un meccanismo complesso ma non complicato, in cui i tre momenti del sentiero scout sono sempre riproposti in chiave unitaria.
Pensiamo, ad esempio, all'Anno liturgico: Avvento, Quaresima, Pasqua. Non sono forse relazionabili con 'scoperta, competenza e responsabilità'? E anche le tre branche non sono forse associabili anch'esse a quest'ordine? I lupetti alla scoperta, gli esploratori alla competenza e i rover alla responsabilità?
Esattamente come in branca E/G per prima, seconda e terza tappa.
Insomma, finalmente i conti tornano. Finalmente, il senso delle cose appare palese.
Il tempo, poi, è volato. L'atmosfera di letizia si è conservata fino all'ultimo, fino al pianto finale, fino allo scambio di indirizzi e promesse. Alla Fiesta mi hanno fatto fare l'imitazione di Ramazzotti, ma per fortuna hanno avuto pietà e non hanno infierito troppo.
La gioia di quei momenti non può essere ridotta a bytes e qui riportata.
Intanto ieri abbiamo iniziato le attività: un'uscita alla Madonna delle Croci coi ragazzi che passeranno in noviziato.
E' stato bello ricominciare con uno spirito rinnovato nella competenza.
Non so ancora in che branca finirò quest'anno, credo si deciderà a breve. Ma il poco tempo disponibile potrò investirlo con maggior qualità questa volta.
Il colore della striscia sul petto lo deciderà il Servizio.
Io, al Servizio mi sono già deciso.

Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile e splendido questo CFA.

CFA Fagnano Castello, seconda parte

Il primo tratto è stato ripidissimo. Ne ho approfittato per fermarmi, togliermi la camicia dell'uniforme e procurarmi un bastone. Poi, bussola e cartina alla mano (Azimout 132°) , ho iniziato la scalta che, per fortuna, è stata tanto ripida ( mani e piedi ) quanto rapida... Infatti, dopo una mezz'ora scarsa ero sulla Strada.
Da qui in poi è stato facile.
Mi sono goduto il silenzio.
La prima sosta è stata alla fontana dove mi sono seduto a riposare. Ho letto la mia lettera dell'Hike e ci ho pensato su a lungo mentre bevevo una borraccia intera d'acqua fresca. Attorno a me la vita del bosco si abituava alla mia presenza. Una lucertola a caccia, un passero alla fontana, uno scoiattolo sull'albero.
Mi alzo e rimetto lo zaino in spalla: la mia destinazione non è lontana.
Così, una mezz'ora dopo mi trovo a montare la tenda e a prepararmi. Purtroppo sono stato strappato dalla pace interiore del bosco da un discreto dolore alla gamba destra. Mi sono guardato il polpaccio è ho visto un grosso calabrone intento a pungermi, fortunatamente attraverso il calzettone. Mi ha fatto davvero male...
Per fortuna uso la borraccia di alluminio: era piena di acqua gelida e ha sostitutio egregiamente il ghiaccio. Sono stato una mezz'ora immobile e la puntura mi ha fatto male fino a sera, ma devo riconoscere di essere stato fortunatissimo: se il calabrone mi avesse punto al di sopra del calzettone sarebbero stati guai seri perché il pungiglione sarebbe penetrato completamente e avrebbe avuto modo di iniettare molto più veleno. Inoltre, non c'era assolutamente campo per telefonare neanche ai numeri di emergenza. Comunque, questa non è stata l'unica sfiga del campo: il primo giorno si è scassato il cellulare Motorola e la notte dell'Hike mi ha pure abbandonato il mio fido orologio da Trekking Casio dopo 13 anni di onorato servizio...
Ma torniamo all'Hike.
Mi sono seduto su un albero segato al centro di una radura. Ho letto e scritto molto alla luce del sole, interrompendomi a guardare in alto, oltre gli alberi.
Poche ore di solitudine esposto alla fragilità della condizione umana non possono rivoluzionare una vita. Ma possono contribuire a correggere la Rotta.
Avevo portato con me il Vecchio Progetto del Capo. Ma lì mi sembrava un pretenzioso pezzo di archeologia scritto da un altra persona in un altro mondo. Così, ho deciso di ripartire dalla mia lettera della Partenza, scritta da una persona sicuramente più simile a me dell'autore di quel pezzo di carta con su scritto in grassetto "Progetto del Capo".
Forse bisogna semplicemente ricominciare a giocare a Palla Scout e ai grandi giochi allo scalpo, ma con la mutata consapevolezza che ogni attività deve essere misurata rispetto al Progetto Educativo di Gruppo e ai valori che si intende trasmettere.
Appena calata la notte sono rientrato in tenda e mi sono addormentato praticamente all'istante.
Ho dormito a lungo e mi sono svegliato all'alba. Ancora un po' di scarabocchi sul quaderno di caccia e poi di nuovo via sulla Strada dopo aver smontato la tenda e rifatto lo zaino.
Ci siamo ritrovati tutti assieme all'ingresso della base scout ed è stata Festa.
L'accoglienza dei Capi tenera.
E' il momento di sollevare la testa dalla polvere della Strada, perché quando si cammina si sente il vicino, ma si ha la forza di guardare solo i propri piedi.
E, una volta attraversato il Deserto, arriva il tempo di levare il Capo e guardare l'Orizzonte che i nostri piedi e i nostri cuori hanno realizzato.
Ogni giorno.

CFA Fagnano Castello, prima parte

Sono qui a scrivere del meraviglioso CFA che ho vissuto la settimana scorsa.
Per prima cosa penso sia doveroso ringraziare immediatamente la mia Comunità Capi che ha avuto fiducia in me e mi ha permesso di partecipare a questo evento unico.
E poi una piccola avvertenza. Non proverò neppure ad esprimere le emozioni di questi giorni, un po' per pudore un po' per la difficoltà di gran lunga superiore alle mia capacità letterarie.
Ma i contenuti si, per quelli le mie forza sono sufficienti....
Il campo è iniziaro a Cetraro Marittima, a duecentoventi chilometri da Matera. Ho preparato lo zaino con cura, non si scherza coi campi mobili e il CFA è stato per la maggior parte del tempo una vera e propria Route.
Così, all'alba del 25 Agosto mi sono ritrovato in viaggio.
A Cetraro faceva caldo. Oltre 30°C. Ho avuto un po' di problemi a trovare la stazione, luogo dell'appuntamento. Infatti c'era il mercato e la via segnalata dai cartelli era chiusa al traffico. Ma alle 1045 ero arrivato. Ero abbastanza emozionato ma l'ambiente è stato accogliente sin dall'inizio. Abbiamo aspettato i ritardatari per un bel pezzo. Evidentemente, Trenitalia non era al massimo della sua forma...
Sono stato accolto da Fedele e Pierangelo, i logisti che avremmo imparato a conoscere bene nel tempo.
A un certo punto le cose hanno cominciato a muoversi velocemente. Zaino in spalle, si parte. Il primo pezzetto di strada dura pochi minuti e giungiamo alla nostra tappa: una colonia estiva sulle rive del mare dove ci aspettano i Capicampo. Un cromatismo di personalità:
il Capo Campo Austero, la Capocampo materna, l'aiuto timidone, una aiuto un po' hippy e un'altra con la Vita negli occhi.
Si inizia subito con un bel gioco allo scalpo per formare le pattuglie. Io finisco nell'ormai più mitologica che mitica Pattuglia Maestrale, un vento di Nord Ovest freddo che, però, ci avrebbe spinto nel calore e nella gioia.
I mangifici cinque: Grazia, la Polena della nostra nave, Daniele, Davide e Francesco oltre al sottoscritto. E poi eccoci a pranzo col fazzolettone Amaranto della Formazione Capi..
Il Caldo era soffocante, il Sole dappertutto e i Canadair del servizio antincendio volavano rasoterra sulle nostre teste caricando continuamente acqua marina per scaricarla sul gigantesco incendio il cui fumo era visibile oltre la collina. Così, con la sinistra ombra di cenere che incombeva su di noi, è iniziato il nostro CFA.
Ma subito un bagno ristoratore nello splendido mare di Cetraro ci ha rinfrescato e ristorato.
I Capi campo hanno messo subito le cose in chiaro: qui non si fa accademia dello scoutismo, non sperate di trovare soluzioni ai vostri problemi di Comunità Capi, ai vostri problemi di interpretazione, ai vostri problemi personali. Anche il Don è stato molto chiaro e schietto sin dall'inizio: non ci occuperemo di spiritualità o problemi morali, bensì di educazione alla Fede ed educazione della Fede. Questo non è un luogo di istruzione, in cui verrete riempiti di verità, bensì di educazione, in cui è dentro di voi che imparerete a trovare le risposte.
La prima serata si è conclusa in una calura soffocante, con la cenere che si depositava sulle tende come fallout...
E io già riflettevo se fosse quello l'approccio giusto, ossia ignorare i problemi associativi e andare avanti ugualmente tentando di impostare un metodo rigoroso ed unitario.
Il giorno dopo il Sole era minacciosamente splendente. L'umidità ci rendeva fradici ma abbiamo smontato il campo e siamo partiti verso il santuario a picco sulla piana. Nove chilometri a quasi 40° con Zaino completo di tenda. Ma già la Strada portava i suoi frutti. La pattuglia Maestrale può dirsi orgogliosa di non aver abbandonato nessuno, di aver marciato col passo degli ultimi e anche di essere arrivata in cima..Grazie alla tempra di Davide, nostro unico superstite in quella marcia da mozzare il fiato. I capicampo erano stati chiari: non è importante arrivare in cima, ma dare tutto quel che si ha e ancora un po' di più senza mollare alle prime difficoltà. Io sono stato fermato da un colpo di Calore, ma anche chi marciava senza zaino ha dovuto cedere al sole. Un pugno di noi è arrivato in cima, ma nessuno è rimasto indietro.
La Strada ha fatto immediatamente da collante e la serata è stata assai più allegra della prima. E anche i contenuti del CFA hanno iniziato a prendere forma.
Si parla di Intenzionalità Educativa, Progetto Educativo di Gruppo come cuore del sistema Agesci. La logica dell'uscita di squadriglia viene spiegata, ad esempio, a partire dai valori che si intende utilizzare per favorire l'autoeducazione dei ragazzi. Il meccanismo è complesso, ma non complicato e ha confermato molte mie supposizioni sbugiardandone altrettante.
Il giorno dopo la temperatura era molto calata, inoltre eravamo ad un'altitudine superiore. La Strada è stata altrettanto aspra ma questa volta sono riuscito ad arrivare in fondo parlando e confrontandomi con tutti i compagni di strada al mio fianco. La mattinata è stata davvero piacevole, nonostante lo zaino al 100% del carico... La nota negativissima è stato un pezzo di sentiero tra le lande desolate che avevano subìto lo stupro dell'incendio. A perdita d'occhio solo resti carbonizzati di piante, animali ed alberi. Terra bruciata, il deserto di questo Paese malato...
Ma all'arrivo c'era un lago fresco e acqua di montagna in abbondanza per ristorarsi. Ricordo un pomeriggio denso di cose da fare di pensieri e idee e anche di una prima decisione. Il giorno dopo ci sarebbe stato l'Hike e ci veniva richiesto di decidere se farlo da soli o in coppia. No nci ho pensato su molto e ho scelto di fare l'Hike in solitario. Ne avevo bisogno. Un ultimo confronto tra me e la mia Vocazione di Capo.
La sera del Lunedì la ricorderò per sempre, con le tende montate alla luce della Luna piena e i rumori del lago a far da contorno ai nostri canti e alle nostre preghiere.
Soprattutto, ricorderò una conversazione sulle Tenerbre che arrivano ma che non potranno mai sopraffare la nostra Luce.
Il giorno dopo tutto si è svolto con calma anche se qualche capo di provenienza extrassociativa dimostrava qualche titubanza del tutto comprensibile. Ma come si può usare lo strumento dell'Hike, della missione o del Raid se non lo si conosce in prima persona?
Ci siamo messi in uniforme, abbiamo preparato di nuovo gli zaini e ci siamo fatti una foto tutti assieme. Io ho scherzato:" Per contare gli assenti domattina?" Giustamente, in molti mi hanno mandato affanculo..
Eravamo in cerchio e mi hanno chiamato per primo, in ordine alfabetico....
Ci siamo salutati con la sinistra mentre cantavamo 'Insieme' e ho ricevuto le stesse raccomandazioni che mi è capitato di fare ai ragazzi...
"Com'è strano il mondo" Ricordo di aver pensato.
Ho messo in tasca la lettera dei Capi, avevo già studiato la cartina: il primo pezzo di strada era una navigazione all'Azimout fuori dal sentiero.
Emozionato ma sicuro dalla mia Strada, mi sono voltato cantando e sono entrato nel bosco.....
....segue

24 settembre 2007

Sondaggio

Ho un'idea: se i gentili lettori vogliono collaborare sono pregati di visitare il vecchio blog e riportare nei commenti a questo post il link e/o il titolo del post del vecchio blog che vale la pena recuperare...
Io provvederò ad importarli.
Grazie e a presto

I racconti della Fontana: la sicurezza prima di tutto

Tom era arrivato al campo avvolto dalla consueta nube di distrazione perniciosa. Dopo aver estasiato il pubblico con un delizioso capitombolo dalla scaletta dell'autobus da cui si era salvato solo perché era stato agguantato dal suo caposquadriglia, si era accinto con grande determinazione al montaggio del campo. Mark, il suo caposquadriglia, era uno scout fanatico. Già: fanatico.
In perfetta uniforme anche dopo la riunione di reparto, pranzava anche a casa in gavetta e si diceva che dormisse sul pavimento.
Siccome desiderava ardentemente il brevetto di pioniere aveva proposto alla sua squadriglia di accollarsi l'onere ( e l'onore ) di provvedere da soli a tutte le costruzioni da campo. Il che significava completare tutte le costruzioni di squadriglia entro il primo giorno. Mark portò la proposta in consiglio capi. L'anziano Capo Reparto conosceva Mark dai tempi del branco. Sapeva che il ragazzo apparentemente 'tuttodunpezzo' nascondeva le sue fragilità e che tendeva a far da se le cose che i suoi squadriglieri non avevano voglia di fare, ma aveva piena fiducia in lui. Bruna, La nuova Capo Reparto, inesperta, pensava che Mark fosse il perfetto frutto delle sue brevi fatiche e la proposta del ragazzo le piacque subito. Patti chiari: la squadriglia linci avrebbe provveduto a costruire altare, portale e Issa Bandiera dopo aver costruito un essenziale ma funzionale angolo di squadriglia. Nonostante alcuni atteggiamenti antipatici da primo della classe, Mark era tutto sommato ben voluto dai suoi coetanei, disincantati e disillusi già a 15 anni. Che non gli risparmiavano, tuttavia, frecciate caustiche sul suo voler primeggiare a tutti i costi Invece, i piccoli lo idolatravano eccetto, ovviamente, i suoi squadriglieri. La sua era una squadriglia numerosa, ben nove elementi. Il personaggio più singolare, a parte Tom, era però il Vicecaposquadriglia: Robert. Sfilazzo fino ai limiti dell'accidia, insubordinato ed indisciplinato, dell'uniforme possedeva solo il fazzolettone ed una camicia in comproprietà con il fratellino del branco. Leggendari erano i suoi litigi con la Capo reparto. Robert fumava e beveva volentieri, saltava la messa e come sport abituale praticava il furto nella casse delle altre squadriglie. Mark, però, non gli rimproverava i suoi vizietti e avevano costruito una strana amicizia in cui il senso del dovere e quello dell'indisciplina si mescolavano uniformemente ed efficientemente. Sotto una guida eterogenea le Linci prosperavano...
Le costruzioni vennero pianificate minuziosamente. E giunse il campo.
Così, dopo aver afferrato per la collottola Tom mentre cadeva dalle scale dell'autobus e con ancora il ragazzino appeso al braccio destro, Mark iniziò la sua gara contro il tempo.
Senza urlare ma con un tono di voce almeno irritante portò le sue linci a costruire il campo.
Le Linci montarono la loro tenda nel tempo record di minuti nove. Canalette escluse. Alle canalette fu assegnato il buon Tom che non prese parte alla costruzione della cucina.
La cucina è il cuore di un campo di squadriglia: se è vero che un esercito marcia sul suo stomaco è anche vero che un esploratore sul suo stomaco fa tutto il resto. Esistono molti tipi possibili di cucina scout. Quello utilizzato dal Reparto, in quegli anni, era costituito da una coppia di bidoni metallici che facevano da focolare sopraelevati rispetto al suolo da una struttura di paletti di legno. La parte difficile era far si che tale struttura fosse stabile. Più che difficile era faticosa: i paletti andavano conficcati nel terreno ad una discreta profindità. E questo portava via tempo. Mark decise di risparmiare i ltempo ricorrendo ad un sistema di tiranti.
La cucina fu rapidamente costruita infilando con pochi colpi di mazzuola 4 paletti nel terreno e ancorandoli con altrettanti tiranti. Effettivamente, per mezzogiorno salvo il tavolo era tutto pronto. La cucina si erigeva spartana ma solida trattenuta dai tiranti la cui presenza era segnalata dal nastro multicolore utilizzato nei cantieri edili, nastro che Robert aveva rub...emh procurato qualche giorno prima. Nel primo pomeriggio, quando molte squadriglie stavano ancora scavando le sedi dei paletti della cucina, le linci avevano quasi completato il loro campo. recinzione, lavabo, portale, scarpiera davanti alla tenda, tutto finito, mancava il tavolo.
Anche in questo caso Mark aveva avuto un'idea: il tavolo scout 'tradizionale' è fatto o con due treppiedi a cui aggiungere sedili e assi del piano, a sua volta costituito da paletti corti legati, o come una cucina 'ingrandita'. Mark optò per i treppiedi, che hanno il vantaggio di non avere necessità di lavori di scavo per mantenersi. E poi il colpo di genio lo fornì Robert: per fare i ripiani aveva avuto l'idea di utilizzare due vecchie imposte in legno da finestra, fissate agli assi del piano rigorosamente col cordino. In questo modo avevano rispettato il primo comandamento delle costruzioni scout: userai solo legno e cordino...
Così, poco prima delle 18, il campo delle linci era pronto. I ragazzi erano tutti stanchi, ma pienamente soddisfatti. Tom si sedette nella tenda e assistette ad una curiosa scena: Miriam, la vicecaposquadriglia delle volpi, si avvicinò all'angolo. Mark aveva iniziato a strimpellare la chitarra. Appena vide la ragazza si alzò, le corse incontro e le disse: " Vieni....Ti faccio vedere l'angolo "... A Miriam del fantascientifico tavolo o dell'innovativa cucina non importava un fico secco: ascoltò paziente il bla bla bla di Mark e riuscì a portarlo alla fontana per una passeggiatina semisolitaria dopo molte insistenze... Era vicino il tramonto, ma, all'ombra del bosco, la luce era ormai rada. Tom uscì dalla tenda guardando in alto, verso il cielo rosso che si intravedeva tra gli alberi. Così, non si accorse dei tiranti della cucina ed inciampò malamente tra le risate dei suoi squadriglieri. Non potendo rivalersi sugli squadriglieri, decise di farlo sulla cucina. Ma chi poteva lasciare un cavo teso in mezzo alla via? Tornò, paziente, in tenda, prese il piccolo Opinel spuntato che Mark gli aveva fatto comprare e si avvicinò alla cucina: quei fili erano pericolosi e andavano tolti, forse Mark e Robert si erano dimenticati di farlo. Così, tagliò il primo tirante provocando un rumore secco e metallico che fece voltare nella sua direzione le altre Linci. Nel frattempo Mark era di ritorno dalla sua passeggiata imprevista, chiedendosi cosa mai volesse Miriam e cosa trovasse tanto da ridere in ogni cosa che lui diceva. Troppo tardi le Linci si avventarono sul povero Tom, troppo a lungo era durata la passeggiata!! Mark non riusciva a credere ai suoi occhi: la sua meravigliosa cucina era azzoppata e sbilenca e Tom, col coltello in mano sinistramente levato sul terzo tirante, stava per infliggere il colpo mortale... Risparmiamo ai lettori la descrizione delle emissioni di suoni decisamente non umani provenienti dall'angolo delle Linci. I capi stavano per accorrere quando tutto tornò calmo. Infatti, a sottrarre il povero Tom dalle grinfie di Mark aveva provveduto Robert. Tom continuava a difendersi dicendo che i tiranti erano pericolosi e avrebbero dovuto ringraziarlo per averli salvati. Il resto degli squadriglieri oscillavano tra il desiderio di trasformare Tom in tirante a quello di prenderlo a pedate. Robert era seccato, ma più per la necessità di rimediare al danno e per il cattivo umore del suo amico che per il gesto del povero Tom. Eppure qualcosa si doveva fare, un simile atto non poteva restare senza punizione... Mark perse di vista subito Tom e si occupò della riparazione della cucina ( che restò sbilenca per il resto del campo costringendo uno squadrigliere a fare da 'tirante' durante le ispezioni per nascondere la pendenza...)
Robert ebbe l'Idea: Condusse con se il recalcitrante Tom alla fontana, dove erano ammollo al fresco le angurie che erano state ditribuite per la cena. Scelse la più grossa e obbligò Tom a prenderla in braccio. Dopodiché iniziò una curiosa processione:
il Vice delle Linci passeggiava per il campo fermandosi ad ogni tenda a chiacchierare. Dietro di lui seguiva il povero Tom con la pesante anguria tra le braccia. Rassicuriamo i lettori: non è una pratica normale punire i ragazzi con giri di campo.
Dopo un po', i capi si accorsero del ragazzino che girava per il campo con l'anguria tra le braccia. Perplessa, la caporeparto si avvicinò a Tom e gli chiese:" Ma cosa stai facendo?" Per lui rispose Robert che con calma serafica disse:" Niente, Bru', Tom sta facendo prendere un po' d'aria al melllone"...

I racconti della Fontana: Pioggia e Sole, seconda parte

Superato il primo momento di smarrimento Mark si rese conto che non doveva essere successo nulla di irreparabile perchè le grida si limitavano a degli 'ehi ragazzi, dateci una mano!'. Uscirono in fretta dalle tende sull'erba bagnata. Un capo del reparto barese correve ansimante risalendo il sentiero che proveniva dal suo campo impacciato da un poncho fradicio. Il Clan gli si raccolse attorno: non si fermò a prendere fiato. " Siamo stati sorpresi dal temporale nel bosco, ci siamo completamente bagnati, dateci una mano per favore, il campo è pure tutto allagato, ho trenta ragazzi da strizzare nella foresta!" E lo disse tutto d'un fiato. La confusione si scatenò più abbondante della pioggia appena cessata. Il Clan si precipitò fuori dalle tende ma fu il Capoclan a rimettere ordine in maniera assai poco conforme al concetto di coeducazione: " Ragazzi, mettetevi in macchina e andate a recuperare i bambini, ragazze, andate al campo del Bari e iniziate ad accendere dei fuochi." Così, Mark corse in tenda a prendere le chiavi della Renault e si trascinò dietro Robert dicendo agli altri:" E' inutile che veniate anche voi, se no dove li mettiamo i ragazzi? E poi è Robert che mi serve!" Daniela sbottò:" E che noi siamo inutili?" " Daniè, prima di tutto tu non pesi 100kg, GrazieSignoreGrazie, invece mo mi servono i muscoli, poi sei utile se accendi il fuoco ed utilissima se mi rammendi anche i calzini, cia'!" " Mavaffanculo !" fu l'amabile risposta....
Così, schizzando fango dappertutto, la R5 si allontanò sulla mulattiera.
Daniela radunò le altre scolte e i rover rimasti e si avviarono tutti assieme verso il campo del Bari.
Effettivamente, non c'era da stare allegri. Il largo spiazzo destinato al fuoco di bivacco era una grande pozzanghera. La Cambusa era visibilmente inclinata mentre le tende dei ragazzi sembravano ancora solide, forse non si erano bagnate del tutto almeno all'interno. Il Clan si divise i compiti: accendere i fuochi e recuperare quanti più indumenti asciutti per rivestire gli esploratori. Sopraggiunsero un paio di capi del Bari e iniziò l'opera di soccorso. Per quanto possa sembrare strano, non è impossibile accendere un fuoco con la legna bagnata. Occorre, però, un bel po' di carta asciutta e davvero tanta tanta pazienza. Per prima cosa occorre selezionare la legna meno umida disponibile. Poi bisogna mettere da parte un bel po' di legnetti sottili, anche se bagnati. Infine, armati di carta e di pazienza si inizia ad accendere un fuoco per riscaldare i legnetti sottili che, magari, non prenderanno fuoco, ma si carbonizzeranno in modo da riscaldare i successivi legnetti. Fino a deumidificarli abbastanza da fargli prendere fuoco. Pazienza, pazienza, calma, dopo meno di dieci minuti Daniela aveva davanti a se una fiamma tenue che alimentava con estrema cautela, pian piano. Dopo venti minuti l'aria era satura del fumo e dei sibilii della legna bagnata che si asciugava sulle fiamme. Pian piano il campo riprendeva vita mentre i fuochi si moltiplicavano nelle cucine di squadriglia. I Sacchi a pelo venivano strizzati e stesi ad asciugare vicino ai fuochi su cui i pentoloni d'acqua calda iniziavano a riscaldarsi. E poi arrivò la R5 carica di gente fino all'inverosimile.
Infatti, Mark si era addentrato nel bosco lungo il sentiero fangoso. Aveva raggiunto dopo una decina di minuti il reparto accampato lungo i bordi della pista. I ragazzi erano fradici e sconvolti, qualcuno piangeva, qualcuno si sentiva male. Appena arrivati, Mark e Robert furono avvicinati dalla Capo Reparto, la stessa che aveva guardato storto il nostro eroe quella mattina, completamente fradicia. "Quanti te ne puoi portare?" " Quanti ne entrano".
Ribaltarono i sedili posteriori della Renault in modo da ottenere una specie di furgoncino. Scomodo, ma ben più capiente del solo divano. Mark si voltò, pronto ad accogliere il primo passeggero e si trovò di fronte di nuovo la capo reparto che accompagnava una Caposquadriglia pallidissima e fradicia. Dai capelli castani gocciolava ancora acqua, le labbra erano livide ed era evidente che stesse per svenire. Si appoggiò a Mark che sentì le sue braccia bagnate cingergli il collo. Poi, la ragazza svenne. Mark la strinse forte per non farla cadere
"Sdraiamola a terra" E, per fortuna, si riprese subito. Mark le sorrise e le scostò i capelli dal viso:" Piacere, sono Mark, scusa ti posso conoscere?" E rivolgendosi alla Capo Reparto disse: " E il poncho?" _ "L'ha dato alle piccole della sua squadriglia e si è beccata il peggio del temporale prima che me ne accorgessi." Dal basso, dal fango, venne la risposta alla domanda:" Elena". Mark fu sul punto di chiedere a Robert ,dotato di un adeguato phisic du role, di sollevare Elena da terra, ma decise di provarci lui stesso e la sollevò prendendola in braccio, apparentemente senza sforzo, mentre in realtà gli era immediatamente venuto il fiatone. Sistemò Elena sul sedile del passeggero E le allacciò la cintura. Nel frattempo, Robert aveva stipato nel retro della macchina una mezza dozzina di esploratori intirizziti e, indicando il sedile del passeggero già occupato disse a Mark:" E io? Dove mi metto?" _ " Eh, caro mio, " rispose Mark soggignando, " Ora è il momento di mettere a frutto tutto questo ben di Dio" ...Palpandogli il pancione che debordava sopra la cintura....
Infatti, cinque minuti dopo la spedizione di soccorso era in viaggio col primo carico di naufraghi. Mark guidava, al sui fianco Elena e dietro gli esploratori ammassati nel bagagliaio.... Mentre... Robert era seduto sul cofano, perché, col suo quintale scarso di peso, garantiva che sulle ruote motrici ci fosse sufficiente carico da permettere la trazione, dato che con tutti quei ragazzini nel retro della macchina, il baricentro si era praticamente spostato sulle ruote posteriori...
Robert, ovviamente, bestemmiava allegramente a ogni buca, a ogni schizzo di fango che lo raggiungeva, aggrappandosi al cofano dell'utilitaria tra le risate generali dei passeggeri.
Una volta giunti al campo Mark ripetè la rischiosa impresa di prendere in braccio Elena, nonostante si fosse abbastanza ripresa da camminare. La portò solo per una decina di passi, sia chiaro, facendola sedere davanti ad una tazza di The bollente preparata da Daniela che commentò acida:" E' tornato Don Chisciotte".
Ma sorrise allo stile del gesto.
Mark e Robert fecero altri tre viaggi per riportare i ragazzi al campo e poi si unirono alle squadre di asciugatori che tenevano sacchi a pelo coperte e indumenti sul fuoco per asciugarli in fretta. Nel frattempo gli esploratori si riscaldavano con latte e the e si davano da fare per rimettere in sesto il loro campo. Verso le Sette di sera l'opera era compiuta. Nessuno avrebbe dormito nel bagnato anche se nelle tende ci sarebbe stata un'umidità sufficiente per una coltivazione di funghi. Dopo i saluti e i ringraziamenti di rito il Clan tornò al campo dove i Capi avevano avuto il buon senso di mettere l'acqua a bollire sui fornelletti.
La Cena fu completamente diversa dal pranzo. Invece di silenziosi mugugni era un continuo scoppiettare di allegria, di racconti di grandi e piccole semieroiche imprese, di gioia per aver trovato un senso alla loro presenza lì, in quella valle. L'essere stati capaci di prestare Servizio aveva dissolto la tristezza, l'essersi infangati assieme aveva rinsaldato i loro legami, l'aver asciugato i ragazzini li aveva resi Grandi.
Dopotutto, la loro Route era servita a qualcosa. Dopo la cena seguì il bivacco che si figurò come una piccola fiesta. Il fuoco scaldò i corpi, ma i cuori erano già vivi e caldi.
Mark sentiva che tutti i sui sbagli gli sarebbero stati perdonati per l'entusiasmo del suo Servizio. Sarebbe troppo pretendere che avesse compreso quanto fosse poco scout il suo comportamento, ma dentro il suo cuore aveva già distinto il giusto dallo sbagliato. Era felice e si sentiva fortunato menter danzavano attorno al fuoco tutti assieme.
Mentre il bivacco raggiungeva il culmine comparvero, all'improvviso, la Caporeparto del Bari che, alla luce di un lamparo a gas, accompagnava Elena. Era completamente imbacuccata in un plaid dai colori caldi.
"La signorina vi voleva ringraziare personalmente e voleva anche lasciarvi un ricordo personale... Beh, su, vai Elena..."
Elena si avvicinò a Mark e gli diede un orsacchiotto di pelouche con una dedica che arrossiremmo a riprodurre qui.
Poi scappò via, precedendo la sua capo reparto sulla via di casa.
Evitiamo di riprodurre i salaci commenti di tutti i presenti, sono facilmente intuibili.
In Autunno Daniela andò a Nord e non fece più ritorno.
Mark, quella notte, dormì con l'orsacchiotto.

Migrazioni

Dunque, eccomi qui.
Non c'è niente di meglio di una riunione noiosa in cui sono stato invitato per errore per pensare ai fatti miei...
Questo blog ha tre problemi, anzi, due problemi e una seccatura. La seccatura è che il vecchio blog era facilmente rintracciabile su google, mentre questo è invisibile.... Ci vuole pazienza...

  • Problema numero Uno: devo tentare di importare il contenuto del vecchio blog? Mi piacerebbe ma sarebbe sicuramente complicatissimo fare un copia incolla generale... E poi non so se sia il caso di portarmi appresso anche il peso degli errori del passato. Oppure potrei limitarmi a importare i racconti scout, che ne dite?
  • Problema numero Due: come c%##§ si inserisce il contatore delle visite? Ma perché non ho mai voluto imparare l'html? Vabbè, mo vediamo...

23 settembre 2007

Tirando le somme

Mi sono guardato indietro e penso di meritarmi davvero una canzone.
Gli anni tristi dell'Università e la casta dei docenti,
gli anni degli esordi nel mondo del lavoro, degli stipendi arretrati e dei contributi assenti,
gli anno del ritorno, le lacrime dall'Agesci,
il cuore ferito e duro,
tutto ora è stato assimilato, da tutto ho preso il meglio per il meglio del mio futuro.
E ora mi dedico una canzone, la dedico a me e al mio pianto.


Grazie Gente, Modà.

Riesco a rovinare sempre
quel che di buono faccio in polvere... in polvere...
e non son mai costante con me stesso e con la gente
sfido le note anche se è inutile... inutile
e non mi importa niente di che dice la gente che vivo nelle favole, le favole
e mi serve solo un auto e sogni e carta e penna con cui
scrivere... scrivere

di forza ne ho abbastanza per respingere chi non mi pensa
e ferirlo con la mia distanza che... che poi però
mi porta a camminare a star solo come un cane
a bere e a far esplodere... esplodere
la voglia di scappare via e vedere se io mancherò...
mancherò alla gente a cui parlo e non mi sente
capirò capirò per sempre chi mi ama e chi mi mente
ma non sarò distante da chi mi ha amato sempre
anche quando ero inutile... inutile e fragile... e fragile
e porterò per sempre dentro
quello che mamma e papà dicevano... dicevano
di star vicino sempre a chi a bisogno e a chi non ha niente
e di capire quelli che ti invidiano... ti odiano
e di farmi anche male se è il caso di menare
di darle pur di prenderle... di prenderle
ma di combatter sempre per orgoglio e dignità,
combatterò per dimostrare sempre
che io non sono un perdente
con umiltà... umiltà e mordente vincerò battaglie e guerre
e mi sentirò grande solo quando la gente che amo potrà vivere... dividere
il premio per aver scommesso su di me
ricorderò le facce di chi sempre ha dato calci alla mia mente
non scorderò mai niente
chi mi ha amato sempre
chi mi dava perdente
che l'umiltà è importante
grazie ancora gente...