25 settembre 2016

La mia bicicletta ideale

Non me ne vogliate se insisto con la bicicletta, ma: avete presente quando avete una canzoncina in testa e l'unico modo per togliervi il motivetto dalla corteccia cerebrale è spararvelo nelle orecchie?
Ecco.
Sto pensando alla mia bicicletta ideale e non riesco a togliermi dalla testa queste considerazioni, quindi tanto vale metterle nero su bianco e magari raccatto anche qualche suggerimento.

La spalla del pneumatico posteriore ha ceduto troppo presto

Per prima cosa: no, non sto pensando di sostituire la Turbinosa Mk.2 nonostante si sia rivelata inadatta all'uso continuato (parlo di un migliaio di km annui di solo bike to work), proprio perchè i suoi acciacchi dell'uso quotidiano si sono dimostrati molto divertenti ed istruttivi da riparare.



Ma torniamo a noi.
La mia bicicletta ideale.
Beh, dopo due anni e mezzo di bike to work ed una brevissima parentesi materana un'idea me la sono fatta.
Prima di tutto: quello che va bene per Bologna non va bene per Matera.
Quindi, iniziamo da Bologna.
La mia bici ideale ha il telaio economico, in acciaio.
Il peso in più non è un problema, non devo fare gare di velocità e poi mi fa bene fare un po' di fatica.
Fa bene alla panza.
Non ha ruote da bici di strada, nè da città. 
Mi sono trovato discretamente bene con le 700x38C da trekking.
Già, trekking, perchè molte piste ciclabili, qui a Bologna, sono sui marciapiedi con un fondo stradale che oscilla tra la grattugia e il pavè passando per il terreno erboso.
E non solo: dato che sono spesso progettate come se l'autostrada Torino Milano non avesse altre uscite oltre Milano e Torino, spesso, per entrarvi o uscirvi, si deve salire o scendere dal marciapiede in maniera piuttosto brusca.
Quindi, non va assolutamente bene una bici da strada, figuriamoci una da corsa.
Per il momento posso fare a meno degli ammortizzatori, più in là vedremo cosa dice il fondoschiena.
Al momento, quindi, abbiamo a che fare con una bici ordinaria in acciaio, ruote da 28" e pneumatici da trekking.
Per la trasmissione ritengo che a Bologna il deragliatore anteriore sia del tutto superfluo dato che, a meno di voler far gite in Collina, si avrà a che fare al massimo coi cavalcavia di ferrovia e autostrada.
E anche il numero di rapporti non è necessario che sia esagerato: forse tre va già bene, l'importante è che sia un sistema preciso e affidabile.
Freni?
Vorrei provare i freni a disco perchè i V-Brake della mia bici attuale sono efficaci, sì, ma di instabile regolazione.
Regolare i freni non è banale, ma si impara.
Ma che la regolazione sia duratura non è scontato e, nel mio caso, devo costantemente registrare il freno posteriore.
Tuttavia, la cosa più difficile da reperire sul mercato è un buon impianto luci.
Le luci sono fondamentali, non tanto per consentire di vedere, quanto per essere visti.
La mia Hoprider 300 ha un ottimo impianto basato su una dinamo a mozzo (quindi con attrito ridottissimo e con in più il vantaggio di marciare con le luci sempre accese).
Ma non basta.
Non me ne vogliano gli efficienti legislatori della Repubblica, ma il codice della strada non può essere un patto suicida, quindi, sostengo che oltre alla luce anteriore bianca e posteriore rossa, i catarifrangenti anteriore, posteriore e laterali, siano indispensabili delle luci intermittenti.
Tra l'altro, se, da un lato, pare che siano vietati dall'altro, sui siti di varie amministrazioni pubbliche ne viene incoraggiato l'uso.
Io adopero dei modelli a batteria,  con luce intermittente bianca sul manubrio, e rossa sotto la sella.
Le batterie durano più di sei mesi con uso quotidiano.
La mia visibilità aumenta moltissimo  anche quando sono fermo ai semafori o ai passaggi a livello quando le luci a dinamo smettono di funzionare.
In più, ho un'altra lucetta simile con batteria ricaricabile via usb appesa allo zaino.
Ecco, mi piacerebbe trovare una bici in cui questo tipo di lucette intermittenti fosse alimentato sempre dalla dinamo senza doverci stare a pensare tutte le volte.
Oppure, ci sono delle luci intermittenti alimentate dalle correnti indotte generate da un sistema ad induzione magnetica in cui gli elementi attivi sono un magnete fisso ed il cerchione metallico in movimento.
Purtroppo, questi kit (siano benedette le equazioni di Maxwell) costano un occhio della testa.
E di alternative su led da collegarsi direttamente all'impianto esistente proprio non riesco a trovare traccia.
Tutto qua.
Ora, almeno fino a quando il movimento centrale della Turbinosa Mk. II resterà utilizzabile dubito molto che mi azzarderò a sostituirla (e anche in quel caso si tratta di un problema di semplice soluzione).
Quello che potrebbe farmi cambiare idea prima del tempo è la posizione di guida:
le biciclette differiscono per taglia e la scienza di adattare un telaio ad un corpo è ormai ben più che sviluppata.
Venendo da una bici modello molto base,  la Hoprider 300 mi è sembrata subito (in sede di prova di acquisto) una specie di limousine, ma non è così: il sellino è troppo arretrato e il manubrio troppo basso anche al massimo delle regolazioni rendendo la posizione di guida piuttosto scomoda dopo nemmeno un km di pedalate.
E a Matera?
Ritengo che per il bike to work sia indispensabile la pedalata assistita, a meno di casi particolari, quindi non avendone nessuna esperienza, non saprei come definirne i requisiti.

Invece, per le passeggiate, mi sa che il deragliatore anteriore è indispensabile.
Venendo completamente a mancare la necessità di andare su piste ciclabili su marciapiedi e/o dissestate, mi sa che andrebbe benissimo una bici da strada fatte salve le stesse considerazioni su freni, luci e dimensioni.
In tutti i casi: non dimentichiamo il campanello, serve fin troppo spesso un bel drin drin a spostare l'attenzione dal cellulare al volante, quindi, che sia ben squillante.
Insomma, dopo un po' di esperienza ci si accorge che una bici non è solo una bici, che una non vale l'altra, soprattutto se la usi tutti i giorni.
Ecco, ora che i miei pensieri sulla mia bici ideale sono nero su bianco, posso passare oltre e cercare un altro pensiero molesto da ridimensionare con le parole.

19 settembre 2016

Voi: gli altri.

"Dinnanzi a voi m'impegno, sul mio Onor"
Ecco il primo verso del Canto della Promessa.
E' stata scritta da Padre Jacques Sevin, fondatore degli Scouts de France nel 1920.
Certo, la Promessa AGESCI inizia invocando l'Aiuto di Dio.
Ma in ogni Cerimonia della Promessa cantiamo questo verso centrale:
Dinnanzi a voi m'impegno.
Oggi scriverò qualcosina su questo "Voi".
Ma Voi mi direte: "Cosa ce ne frega a Noi?"
E avete ragione.
Secondo il sentire comune, ci siamo già impegnati tutti molto se riusciamo a  ricordarci di un buon "Noi due".
E gli altri?
Chi sono questi altri?
E perchè il nostro privato dovrebbe essere messo a confronto con gli altri?
Nella Storia Umana la Collettività ha calpestato diritti ed aspirazioni dei singoli, finalmente l'individuo ha una tutela decente e tu ci parli degli altri?
Effettivamente, le Comunità umane non hanno mai brillato, nè in passato nè oggi, per tolleranza e accoglienza.
C'è poco da sperare che le cose migliorino.
Non sono molto interessato al pensiero degli altri rispetto alle mie azioni, sono, invece, molto interessato alle azioni degli altri nei confronti di terzi.
Io ritengo che, dato che ci viviamo in mezzo agli altri, sia controproducente ignorarli e non importa quanto buzzurri, ignoranti, criminali o stronzi siano.
Il controllo sociale può essere una cosa devastante, l'indifferenza verso la propria stessa Comunità va allo stesso passo.
Ignorare il Prossimo non fa bene a noi stessi per motivi squisitamente materiali.
Le persone ignorate, derise, disprezzate, magari perchè si vedono Sanremo, votano Berlusalvini (o il Sottosegretario Faraone), condividono su Facebook le meglio bufale e non leggono nemmeno la data di scadenza del cibo, tendono a capirlo, a sentirlo dentro e a non fare la raccolta differenziata, a non seguire il codice della strada e a spostare il proprio voto verso gente ancora peggiore.
Non è che in passato le cose andassero poi tanto meglio quando si doveva andare tutti in Chiesa, alla Festa dell'Unità o equivalente.
Solo che, quando le Comunità erano più forti, sono stati fatti maggiori progressi sociali ed economici.
Nonostante oppressione sociale eccetera eccetera
Non pensate che lo stato attuale di Crisi generale non possa anche essere ricondotto a questo nuovo modo di vivere da monade in cui nulla è sacro, stabile, vincolato ma tutto può essere cambiato precarizzando tutto eccetto la connessione ai social network?
In cui non esiste nulla, proprio nulla per cui, oltre i limiti fisiologici delle minoranze rumorose, valga la pena di combattere?
Io passo già per visionario che travia la gioventù, quindi ho ben poco da perdere se esprimo il parere che c'è un legame strettissimo tra il crollo dei matrimoni (religiosi o civili che siano e speriamo che quelli omosessuali alzino la media) e il tranquillo macello della Scuola Pubblica o i salari in voucher.
La casistica è ampia e non mi sforzerò nemmeno di riassumerla e se volete posso includerci su due piedi anche il caso burkini in cui qualcosa di sacrosanto come il diritto della singola donna è oggettivamente adoperato in maniera ostile (ma sempre legittimo) verso la Collettività ospitante.
L'Io trionfa su tutto.
Inclusa la propria sopravvivenza.
Io non ho soluzioni di ampio respiro, sia chiaro.
Agisco nel mio piccolo e non ho gli strumenti sufficienti nemmeno per inquadrare decorosamente il problema, infatti credo che la media di comprensione delle mie parole scenderà, per questo post, al di sotto del canonico 5%.
Giusto come esempio banale, certi gesti e certe tappe della vita, ritengo che debbano essere formalizzate di fronte agli altri.
Perché esistono.
Non è obbligatorio sposarsi in Chiesa, non è obbligatorio sposarsi affatto, ma una Comunità la cui trama è intessuta di legami privati e volatili potrà mai essere più efficiente di una basata su gesti pubblici e stabili?
Io non credo.
Io faccio le cose per Voi perchè voglio che ci sia un NOI.
Ci tengo a rassicurarvi: non c'è niente di altruistico in questo mio pensiero, anzi, sono profondamente egoista.
Io sono un altro per un altro.
Ma ci tengo ad essere parte un Noi.
Non noi due: noi tutti.

8 settembre 2016

Star Trek 50: anni all'avanguardia, per arrivare là ...

... Dove nessun uomo è mai giunto prima.
Oggi, Star Trek compie 50 anni dalla messa in onda della prima puntata.
Adoro da sempre Star Trek perché sempre mi ha portato dove nessun uomo è mai giunto prima.
E non mi riferisco a Stelle e Pianeti lontani.
Star Trek, sin dall'infanzia, mi ha portato in un Universo in cui non esiste il denaro, non esistono discriminazioni razziali, sessuali e di genere.
Un mondo in cui non si deve uccidere per nutrirsi, nemmeno le piante.
Un mondo assolutamente non utopico in cui il male e l'umanità convivono come ai tempi di Caino ed Abele.
Ma in cui la stupidità, l'egoismo, l'avidità e la sopraffazione sono stati parecchio limitati.
L'uomo non è mai stato dove non si uccidono gli animali per avere una bistecca, non è mai stato dove sesso e colore della pelle non sono attributi significativi dell'individuo.
Gli italiani, poi, di sicuro, non sono mai stati dove non esiste la povertà e la malattia non è una condanna sociale, dove la disoccupazione non esiste e, in più, il lavoro non serve per mantenersi a stento ma per progredire, dove l'ignoranza è il più grave peccato e dove l'odio è un crimine (che non si sconta in carcere, tra l'altro).
Noi, semplicemente, non siamo mai stati dove Autorità e Responsabilità sono perfettamente bilanciati.
Per non parlare delle facili battute su un posto dove ingegneri programmatori scienziati e medici contano più degli avvocati...
Adoro Star Trek, in due parole, perchè è il luogo della mente in cui le nostre debolezze umane ci sono tutte ma nessuno è lasciato solo a fronteggiarle.





7 settembre 2016

Outing

La gestione del Concorsone scuola  e dei trasferimenti dei docenti immessi in ruolo unita al recentissimo e blasfemo fertility day sono state l'ultima goccia.
Il vaso è traboccato e, dal mio punto di vista si tratta, semplicemente, di impedire che accoppiate Tipo Giannini/Faraone/Lorenzin siano in grado di nuocere ulteriormente alla Collettività.
Nei giorni più caldi della grave crisi del M5S non posso che cogliere l'occasione di rendere pubblico il mio appoggio, squisitamente elettorale ed in funzione esclusiva di contenimento del PD proprio al M5S.
Non ci sono altre forze politiche a cui potrei mai dare il mio voto.
Con tutto il bene che voglio a Civati e l'interesse teorico che provo per il suo progetto "Possibile" non credo che potrei dare il mio voto a questa formazione che, anche se avesse successo, tipo superando il 5%, non potrebbe che essere condannata a fare da stampella al PD.
D'altro canto, M5S, con  le sue disavventure romane, sta semplicemente dimostrando le implicazioni dei propri peccati originali arrivando all'inevitabile piega degli eventi
Non ho nulla da dire a favore di M5S e, anche se avranno il mio voto, non smetterò di esprimere il mio parere in merito: dove troppi uomini del PD sono il cancro della politica italiana il M5S ne rappresenta in toto la cura omeopatica, il metodo stamina.
In questi ultimi mesi, del resto, anche nelle fila del PD è fortemente diminuito lo spirito critico verso l'operato degli amministratori del proprio partito a tutti i livelli:
il vero e proprio atto di oscenità sociale con cui il PD ha massacrato la Scuola Pubblica con un Concorso Truffa e con procedure di mobilità interna dei docenti irrazionali, ingiuste,  devastanti e penalizzanti (ancora una volta) delle speranze e dell'economia del Meridione, non ha trovato che un silenzio perfettamente grillino tra i militanti del PD sempre (giustamente) pronti alle più feroci critiche contro i passati strafalcioni del proprio Partito.
Uno Spirito Critico che, sia chiaro, in M5S è completamente assente, lasciando campo libero alle peggiori dibattistate che oscillano da affermazioni grottesche di politica estera allo sciacallaggio mediatico perfino sul terremoto.
No, questo M5S non potrà mai rappresentarmi né essere il mio partito.
E il mio voto sarà solo un atto di legittima difesa di fronte alla continua aggressione alla mia quotidianità da parte del PD.
Quindi, non mi resta che  reagire nell'unico modo che ho: tentare di fargli perdere tutte le elezioni che mi è possibile.
Che poi, scusatemi tanto, se la mia pancia mi porta a danneggiare ovunque possibile il PD invece che seminare odio verso migranti islamici o i deboli di turno, tutto sommato, non deve ragionare male, la mia pancia.
Ci sarebbe molto altro da dire argomentando numeri alla mano, eh, mica sparando opinioni. 
Ma chi ha accettato supinamente la buonascuola non può essere interessato a considerazioni razionali e me ne astengo.
E dubito che vi siano poi tanti lettori interessati alla pervicace campagna del PD a favore della mobilità automobilistica e contro quella ciclabile.
Semplicemente, questo PD va fermato e la cosa è possibile solo votando M5S nonostante la sua impresentabilità.
Ed è davvero un piacere dichiararlo nel momento più basso della parabola di M5S, ostaggio, a Roma, della propria pochezza politica e della propria intrinseca opacità.
E, poi, quando sei sulla graticola e l'alternativa è tra restare lì o saltare in pentola, salti: la pentola potrebbe anche non essere sul fuoco.



30 agosto 2016

riparando bici

Una Sedici a tre marce, una Venti da Cross sempre a tre marce, poi la bianchi 28 di mio Padre.
Ecco la mia carriera ciclistica, per tacere di triciclo ed inevitabile minibici con le rotelle di cui ho perso la memoria.
Ma l'istante in cui ho pedalato senza rotelle lo ricordo bene: il mio vicino di casa più grande che mi reggeva da dietro e mi diceva: "Angelo pedala che tanto ti tengo, ti tengo, ti tengo" e invece stavo andando da solo..."
Bei tempi, quando "Stai Sereno" non era un preavviso di accoltellamento alla schiena.
Ma a sedici anni mi hanno regalato un motorino ed ho smesso di andare in bicicletta.
Matera non è una città facilmente ciclabile anche nella sua parte moderna perchè i tratti pianeggianti sono rarissimi: è tutto un saliscendi.
E, secondo me, a differenza di Bologna, il bike to work è fattibile solo con la pedalata assistita (o se fai l'istruttore in palestra o equivalente).
Tuttavia, mi si stringeva il cuore, ora che sono un ciclista felice, a guardare il rottame che era diventato la mia bici dell'epoca.
Dopotutto, è pur sempre una Bianchi Spluga 5V.
Complice una settimana di ferie, mi sono sentito in crisi d'astinenza da bicicletta e mi sono detto: perchè non tentare un recupero del vecchi ferro?
Mi hanno spiegato che rimettere in pista una vecchia bianchi di più di 25 anni non è riparazione, ma restauro.
Dato che il lavoro non è sicuramente stato effettuato a regola d'arte credo di poter insistere sul concetto di riparazione.
La bici era davvero in pessime condizioni: impolverata, copertoni e camere d'aria polverizzate, freni Caliper con tacchetti vulcanizzati, cambio con filo spezzato. 
Cavalletto spezzato, catena ormai diventata un blocco unico e contatti dinamo  ossidati.
Mi sono informato via facebook su dove poter reperire i ricambi ed un minimo di attrezzatura.
Sono riuscito a rifornirmi di tutto l'occorrente da Bici Sport dove il Sig. Caldone mi ha ottimamente assistito nella scelta di componenti ed attrezzi.
Così, con una busta piena di copertoni, camere d'aria, pompa, tacchetti dei freni eccetera mi sono rifugiato in giardino e mi sono messo all'opera.
Una spolverata con una scopa in saggina, una lavata con la pompa e poi sotto a smontare le ruote.
Quella anteriore fissata con dadi da 13, quella posteriore con dadi da 14.
Il cambio di camere d'aria e pneumatici non è stato difficile, francamente neppure cavalletto e luci.
Le vere difficoltà ci sono state nel cambiare la catena (ho dovuto imparare ad usare lo smagliacatena) e sistemare il cambio.
Già, perchè da furbo, mentre sfilavo via il cavo spezzato, non ho fatto delle foto al comando e quando ho svitato il pomello è saltato tutto via ed ho dovuto ricostruire la sequenza di viti e rondelle per tentativi.
Tutto sommato un pomeriggio e mezza mattinata sono stati sufficienti a restituirmi un mezzo funzionante.
Ho verificato il funzionamento delle luci via dinamo e, per sicurezza, aggiunto una coppia di intermittenze bianche e rosse a led. Per completare la messa a norma ho aggiunto i 4 catarifrangenti laterali.
Il Campanello ha sempre funzionato.
In questi giorni ho percorso una ventina di Km sulle strade urbane della Capitale Europea della Cultura 2019.
Qualche scricchiolio di troppo, certo.
Vanno cambiati anche i cavi dei freni (ma devo capire come smontare le leve, mi sembrano sigillate).
Il cambio va ma non è tarato alla perfezione (ma la catena non mi è mai caduta).
La ruota anteriore deve avere il cerchione non proprio in gran forma dato che oscilla visibilmente (ma è ben salda) e non ho la competenza per sistemare questo difetto.
Inoltre, la bici dovrebbe essere pulita con cura e si dovrebbe fare qualche intervento sulle poche parti sverniciate e arrugginite
Tra parentesi: il movimento centrale della vecchia bianchi non batte ciglio mentre quello della mia turbinosa Mk2 fa clang dopo poco più di 2 anni di uso quotidiano.
Comodissimo il sellino ammortizzato, il telaio è un po' piccolo per la mia statura ma niente di grave.
Insomma, è stato molto divertente dilettarsi con la ciclomeccanica.
Ancor di più riscoprire il silenzio e vecchie e nuove visuali nel girare per Matera.
Una volta tanto la peculiare abitudine di parte degli automobilisti materani di piazzarsi a centro strada a 15 km/h mi è di vantaggio, dato che una volta individuati i soggetti basta sorpassarli e poi precederli di qualche metro: praticamente un'auto di scorta personale che ti permette di pedalare tranquillamente senza subire troppi sorpassi azzardati.
Lo stato delle strade non è il massimo ma questo vale per tutti.
Certo, in ferie è delizioso fare una bella sudata salendo in Centro da MT nord, se dovessi lavorare percorrendo lo stesso percorso in bici sarebbe indispensabile la pedalata assistita, non c'è dubbio.
Però, tutto sommato, già al terzo giorno, le principali salite non sono più così terribili.
Matera non è Bologna ma la bici può farti anche volare sui Sassi.



PRIMA


DOPO



22 agosto 2016

La Luna Rossa

Sono passati almeno 20 anni da quando sono diventato cliente ed estimatore di Federico Valicenti e della sua cucina.
La Luna Rossa è solo un ristorante, certo, di un minuscolo comune del Parco Nazionale del Pollino: Terranova del Pollino, appunto.
Si mangia bene?
Sì, si mangia  bene.
Si spende poco?
Certo, il rapporto qualità prezzo è elevatissimo.
Ma l'Italia è piena di ristoranti in cui si mangia bene e si spende poco.
Quelli che sono rari sono i Federico Valicenti.
Capiamoci.
Il ristoratore Valicenti è un professionista eccellente sotto tutti i punti di vista.
Ma l'uomo di Cultura Valicenti è qualcosa di raro.
Federico porta a tavola la Storia e la tradizione, farine di grani rari, patate particolari, andando oltre lo slow food.
È il Patrimonio culturale, agricolo e sociale della Basilicata in generale e del Pollino in particolare a finire in tavola.
E sono sapori che non passano solo dalla bocca.
Federico ti racconta gli ingredienti, non te li elenca.
Fiabe e storie i cui protagonisti sono i peperoni cruschi, l'aglianico del Vulture, gli aromi di questa Montagna selvaggia e le fatiche dei suoi pochi abitanti.
Ti entrano nel cervello e ti ricordano radici e futuro.
Già, perché la Cultura di quest'uomo non solo si mangia letteralmente, ma è una vera e propria filiera economica di ampio respiro.
È scomodo arrivare a Terranova, ma è ancora più difficile allontanarsi da un vero e proprio esempio per chi sogna di restare in Basilicata salvandosi dell'emigrazione forzata. Talento e sacrificio, lavoro e professionalità finalmente premiati.
Se c'è l'ha fatta lui vuol dire che può farcela anche un altro.
Quindi, se vi tocca di passare ad est del Pollino, prendetevi qualche ora di sosta e salite dalla Jonica via Sinnica a Terranova del Pollino, fatevi questo regalo.
Perchè il sapore del Cosciotto dello Sposo è ineguagliabile, ma la storia del nome di questo arrosto di Agnello può narrarvela solo Federico Valicenti e non può essere trascritta qua.
Buon Appetito

20 luglio 2016

Dalla Diaz ad Istanbul, 15 anni di Made in Italy

Sono passati quindici lunghi anni dai fatti di Genova.
E pochi giorni da quelli di Istanbul.
Ci si indigna per le epurazioni, per le violenze, per gli arresti arbitrari, i corpi nudi e legati.
Ma della "Più grave sospensione dei diritti umani in Europa Occidentale dai tempi della Seconda Guerra Mondiale" non si parla più.
In Italia il reato di tortura non esiste e non esisterà ancora per chissà quanto tempo.
Il mio problema, però, resta un altro.
I carnefici di Diaz e Bolzaneto sono ancora tutti lì.
A darci i passaporti.
A controllare se abbiamo le cinture.
E anche a soccorrerci quando ci scippano o peggio.
Ascoltano le vittime di stupri.
Combattono la Mafia.
Quindici anni fa erano lì, oggi pure.
A Istanbul ed Ankara il modello italiano è di casa.
Tortura e Fascismo: Made in Italy


28 giugno 2016

#vedovero: la nuova app per ciclisti e pedoni

Cari ciclisti (e anche pedoni), siete stanchi di rischiare la vita sulla strada e vorreste fare qualcosa per migliorare la sicurezza stradale?
Usate la nuova app #vedovero.

Associata alla rivoluzionaria webcam con copertura a 360° winterhawk che va montata sul casco, #vedovero vi consentirà di registrare le infrazioni stradali commesse dagli automobilisti.

Grazie a sofisticati sensori basati su  telemetri, giroscopi e gps installati sulla webcam, l'app è in grado di calcolare con l'approssimazione massima di 1km/h la velocità degli automobilisti in avvicinamento ed in sorpasso, determinando i violatori dei limiti di velocità ed i colpevoli di sorpasso azzardato, fotografandone la targa ed i connotati ed inviando tali dati in maniera assolutamente sicura e cifrata direttamente ad una banca dati apposita della Polizia Stradale.
Ma c'è di più: #vedovero è convenzionata con il Ministero dell'Interno: l'1% delle sanzioni erogate saranno accreditate direttamente all'utente di  #vedovero mentre la notifica di decurtazione punti patente, sospensione o ritiro della medesima ed eventuale sequestro o blocco amministrativo del mezzo saranno notificati immediatamente all'automobilista indisciplinato via sms/email.
Certo, per usare #vedovero anche tu dovrai rispettare alla lettera il codice della strada, ma è un piccolo prezzo rispetto ai 100 - 150 € (lordi) di royalties che una passeggiata in bicicletta di una mezz'ora può portare nelle tue tasche.
E se ti investono sappi che la webcam è in grado di resistere e trasmettere le tue ultime immagini: avrai giustizia!

Fai anche tu la tua parte, compra winterhawk e installa #vedovero!

Nota: causa estrema congestione dei server al momento #vedovero trasmetterà solo doppiaggi del limite di velocità e sorpassi a distanze < di 5 cm.


#vedovero, © me and Brindavid winterhawk srl

24 giugno 2016

#brexit ossia il ritorno alla Belle Époque

Ci tengo a lasciare una traccia nella memoria per questo giorno le cui conseguenze, seppur non necessariamente del tutto negative, porteranno comunque sofferenza e dolore a molti.
Non voglio articolare nulla, adesso.
Solo un nodo al fazzolettone.
Diciassette milioni di inglesi vorrebbero tornare ai tempi dell'impero.
Ma ci hanno riportato solo agli ultimi giorni della Belle Époque
Che finì nel sangue.

3 maggio 2016

La Preghiera del Capo

Metti una sera di Veglia con la tua Comunità Capi.

Metti che il testo che ti viene in mente è la Preghiera del Capo.

"Fa', o Signore, che io ti conosca"

Come posso conoscere Dio? Non sarebbe questo il dono più grande?
E' scritto: beati i puri di cuore, perchè vedranno Dio.
Sono puro di cuore?
No, decisamente No.
Non mi resta che invocare la sua Grazia: da solo, non ce la faccio.
Ma non è che possiamo passare la vita ad attenderla.
 Come facciamo, quindi, a darci noi una mossa per conoscere Dio?
Dove incontrarlo?
Conoscerò, quindi, Dio?

"E la conoscenza mi porti ad amarti e l'Amore mi porti a servirti ogni giorno più generosamente"

Una catena di eventi, un Climax che è quasi un Teorema.
Ogni causa diventa conseguenza.
Forse che la generosità nel Servizio sia la chiave della Conoscenza?
E allora  tutte le difficoltà di questo mio Servizio così striminzito mi rendono, invece, avaro e lontano?

"Ch'io ami veda e serva te in tutti i miei fratelli ma particolarmente in coloro che mi hai affidati"

I ragazzi, le bimbe.
Vedere nei più piccoli e nei più indifesi il Cristo.
Perchè, altrimenti, osare chinarsi ad allacciare le scarpe di una bambina?
Ma questa è la parte facile.
La parte difficile è essere costante, saper vedere quel Servizio anche quando si è incastrati in una quotidianità impietosa.
E restarci aggrappato contro tutte le manifestazioni di buon senso.

"Te li raccomando, perciò, o Signore, come quanto ho di più caro perchè sei tu che me li hai dati e a te devono ritornare"

Il passo più difficile, oscuro.
Tutti dobbiamo tornare al Padre e il Signore ha davvero bisogno delle nostre raccomandazioni?
Non saremo un po' troppo presuntuosi?
E che parte abbiamo noi, difettosi, in questo circolo perfetto?

"Con la tua Grazia, Signore, fa ch'io sia sempre loro di esempio e mai di inciampo"

Si entra nel vivo.
Ed ecco in campo la Grazia.
Esempio, quello buono, sì.
Inciampo, no, quasi banale. Ci penso.
Non sono antitetici.
Capo, dai il buon esempio.
Dall'uniforme al codice della strada.
Capo, togliti dalle palle, non fare sgambetti, non ti mettere in mezzo.
Non sei più un ragazzo ma resti scout.
Togli le tue idee da adulto dal groppone dei ragazzi.
Non è sempre facile.

"Che essi in me vedano te e in loro te solo cerchi. Così l'Amore nostro sarà perfetto"

Sempre più difficile.
Quasi non fosse possibile una dimensione umana ma solo il riconoscimento di un tentativo di perfezione.
In una vocazione al Servizio che non è solo materiale.
Non è utilitaristica, questo è certo: c'è di più.
L'ammonimento che dobbiamo darci non è un pro forma.
Noi Capi abbiamo grandi responsabilità e siamo esposti al terribile rischio di usare il Servizio come cerotti per le ferite delle nostre vite.
Può capitare, può succedere a tutti, sì. 
Ma, questi cerotti, mandano le ferite in suppurazione.
Non ci può essere secondo fine nel Servizio.

"E, al termine della mia giornata terrena, l'esser stato Capo mi sia di lode e non di condanna."

Una minaccia?
Uno sprone?
NO: un augurio!
Forse è come nella parabola dei Talenti in cui il non aver fatto il proprio meglio verso i più piccoli è assimilato a seppellire i talenti invece di metterli a frutto.
Ma può essere anche peggio: ti assumi un rischio terribile, Capo!
E poi non hai più scelta: o bere o affogare.
Non è una preghiera gioiosa, la nostra preghiera.
Perchè parliamo al Signore di una faccenda terribilmente importante: i ragazzi che ci sono stati affidati. C'è poco da scherzare. Più precisamente, ci sono molte ore e giorni in cui la gioia naturale dello Scoutismo ci riempirà i polmoni.
Ma c'è un prezzo da pagare per quella gioia.
E la Preghiera del Capo è un serio promemoria delle nostre responsabilità.
Tutte le volte che la recito mi sento obbligato a mollare.
Sì, mollare.
Sono fuori da troppi parametri.
Non sono mai pronto.
Ho 4 in quasi tutte le materie. 
Il ragazzo era intelligente ma non si applica più.
Non la voglio pure quest'altra condanna.
Ma, con la Tua Grazia...



Preghiera del Capo

Fa', Signore, ch'io ti conosca, e la conoscenza mi porti ad amarti, e l'amore mi sproni a servirti. Ogni giorno più generosamente. 
Che io veda, ami e serva te in tutti i miei fratelli ma particolarmente in coloro che mi hai affidati. 
Te li raccomando perciò, Signore, come quanto ho di più caro, perché sei tu che me li hai dati e a te devono ritornare. Con la tua grazia, Signore, fa' ch'io sia sempre loro di esempio e mai di inciampo: che essi in me vedano te, e io in loro te solo cerchi: così l'amore nostro sarà perfetto. 
E al termine della mia giornata terrena l'essere stato capo mi sia lode e non di condanna.